FOCUS: AI spinge azionario Usa, Europa trainata da oil e bancari (Ofi Invest AM)
MILANO (MF-NW)--"Negli ultimi mesi si è assistito a un generale ritorno della propensione al rischio sui mercati azionari, in particolare negli Stati Uniti, dove l'S&P 500 e il Nasdaq hanno registrato picchi rispettivamente del 10% e del 15%" commenta Geoffroy Lenoir, Head of Collective Investment Management di Ofi Invest AM. "È importante anche specificare" sottolinea l'esperto "che questo rally non è legato a una riduzione dei rischi geopolitici o inflazionistici, ma dal fatto che gli operatori sono tornati a mettere al centro i fondamentali aziendali, come la consistenza degli utili, le prospettive sui margini, la solidità dei bilanci e la capacità di finanziare la crescita nonostante il contesto di tassi d'interesse elevati. In tutto questo, l'intelligenza artificiale ha continuato a giocare un ruolo chiave, non più solamente come un possibile tema, ma come un vero e proprio motore per gli investimenti".
Anche l'Europa ha registrato performance positive nel suo mercato azionario, ma a differenza del suo omologo americano, la causa sembra imputabile a un miglioramento generico del sentiment, data la minore diffusione intersettoriale e l'esposizione elevata al prezzo dell'energia e ridotta ai grandi trend tecnologici. Ciò ha fatto sì che gli investitori si concentrassero su quelle soluzioni che possono trarre vantaggio dal contesto attuale, come i grandi nomi dell'oil & gas. Anche le banche restano attrattive grazie agli elevati margini e al controllo sulla qualità degli asset, mentre, al contrario, i settori esposti ai costi dei fattori produttivi e alla domanda del cliente finale, come l'industria manifatturiera, automobilistica e alcune aziende di beni di consumo, hanno registrato risultati meno brillanti. Con l'aumento dei rischi inflazionistici, che riduco la visibilità sulle prossime mosse delle banche centrali, gli investitori europei hanno cercato riparo tra bilanci solidi e aziende in grado di proteggere i propri margini.
Per quanto riguarda l'AI nello specifico, il mercato ha privilegiato le imprese più esposte a segmenti come le infrastrutture per generare maggiore potenza di calcolo, data center, semiconduttori e cloud, con l'enorme ammontare di investimenti da parte delle società tech che ha rafforzato l'idea di una solida domanda strutturale lungo tutta la catena del valore. Ciò ha portato le imprese a grandissima capitalizzazione attive nel settore a essere trattate come asset per una crescita di qualità, in grado di autofinanziarsi e di mantenere i propri margini. Questi guadagni sono degni di nota anche perché fattori avversi come gli alti prezzi del petrolio, le tensioni in Medio Oriente e l'impennata dei rendimenti obbligazionari avrebbero potuto penalizzare i titoli a lunga scadenza. Tuttavia, "il mercato ha privilegiato le società che non dipendono eccessivamente dal rifinanziamento esterno" sottolinea l'esperto.
Infine, in Asia la ripresa è stata trainata dai mercati più integrati nella catena del valore tecnologica globale. Taiwan e Corea del Sud hanno beneficiato del ritorno degli investimenti nei settori dei semiconduttori, delle memorie e dei fornitori di intelligenza artificiale, mentre il Giappone ha attratto capitali internazionali grazie a una migliore governance al buyback azionario e, una migliore allocazione del capitale e a un maggiore rendimento per gli azionisti.
Nei primi due mesi dell'anno, i mercati azionari europei e giapponesi avevano sovraperformato quelli statunitensi, ma dall'inizio del conflitto in Medio Oriente le azioni americane hanno registrato una forte ripresa e raggiunto nuovi record. "Alla luce dell'incertezza sul transito di commodity nello Stretto di Hormuz, il settore tecnologico rimane quello più interessante, anche se le valutazioni in Europa appaiono comunque relativamente attraenti. Nel frattempo, in uno scenario di mercato sfavorevole, le azioni statunitensi potrebbero essere soggette a liquidazioni più marcate" conclude l'analista.
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1917:00 mag 2026