FOCUS: AI, una rivoluzione che richiede tempo per creare valore (Pictet AM)

MILANO (MF-NW)--"Che si tratti dell’avvento dell’elettricità, del motore a combustione interna o di Internet, ogni rivoluzione tecnologica della storia ha offerto agli investitori un’esperienza molto simile: sofferenza nel breve termine seguita da benefici di lungo termine. Costi e benefici seguono una J-curve" osserva Shaniel Ramjee, co-head Multi Asset London di Pictet Asset Management.

All’inizio arrivano i costi, spiega l'esperto. Ingenti investimenti nella nuova tecnologia, seguiti tipicamente da un calo temporaneo della produttività e della redditività aziendale. Subentra poi un periodo di aggiustamento sociale, durante il quale alcuni posti di lavoro vengono eliminati mentre altri vengono creati. Solo successivamente emergono i benefici legati alla diffusione della nuova tecnologia: maggiore produzione, ricavi e occupazione. È proprio in questa fase di transizione che molti settori stanno sperimentando un calo della produttività: investimenti nelle infrastrutture dati, riorganizzazione aziendale e riqualificazione della forza lavoro superano temporaneamente i ritorni misurabili.

Oggi questa dinamica riguarda sia chi sviluppa sia chi adotta l’AI, sottolinea Ramjee. Le big tech Usa hanno investito oltre 600 miliardi di dollari in data center, processi e personale, senza ancora vedere miglioramenti economici sostanziali. Allo stesso tempo, i primi benefici sono già visibili nella sanità, nella logistica, nei call center e nell’agricoltura. Ma la fase dei costi potrebbe essere più lunga e profonda, anche per la percezione di minaccia che l’AI genera tra lavoratori e società. L’IA sta già generando effetti sociali e fiscali: sostituisce occupazioni meno qualificate, soprattutto nei servizi. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, l’occupazione entry-level nei settori più esposti all’IA è già inferiore del 3,6% rispetto a quelli meno esposti.

Questo implica conseguenze macroeconomiche rilevanti: l’aumento della spesa pubblica, sommato al debito già elevato, costringerà le banche centrali a mantenere tassi bassi per garantire stabilità fiscale.

Secondo l'analista, gli investitori dovrebbero considerare l’AI come un percorso di lungo periodo, non una rivoluzione istantanea. La spesa globale in IA è prevista a 2,5 mila miliardi di dollari nel 2026, con un aumento del 44% su base annua, ma resta contenuta rispetto alle dimensioni complessive dell’economia. La spesa delle aziende tecnologiche statunitensi nel settore dell’AI ammonta a circa l’1% del PIL. I costi sociali e fiscali della transizione saranno elevati, ma i benefici a lungo termine dell’AI giustificano la fase di aggiustamento. Ciò è dovuto al paradosso di Jevons: quando la tecnologia rende una risorsa o un’attività molto più efficiente, il suo prezzo effettivo diminuisce e il consumo totale può aumentare.

Se l’AI seguirà questo modello storico, una maggiore varietà di utilizzi finirà per ampliare la gamma e il volume delle attività che svolgiamo, favorendo nuove forme di lavoro, settori e modelli di business innovativi, anziché sostituire definitivamente gli esseri umani. In altre parole, "il valore creato nel lungo periodo potrebbe superare di gran lunga i costi iniziali della sua J-curve" conclude Ramjee.

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MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)

2419:07 ago 2026