FOCUS: Asia Orientale è più esposta a chiusura stretto Hormuz, ma impatto reale dipende da durata conflitto (Gam)

MILANO (MF-NW)--"L’Asia Orientale è probabilmente la regione del mondo più esposta alle conseguenze della chiusura dello Stretto di Hormuz. Questo passaggio rappresenta uno dei punti più cruciali per il traffico energetico globale: circa il 20% del consumo mondiale di petrolio passa proprio da qui. La sua importanza è ancora maggiore per l’Asia: circa il 73% del flusso di petrolio e gas diretto verso l’Asia orientale transita attraverso questo stretto, che in questo momento sappiamo essere quasi completamente bloccato. Per l’Asia orientale l’impatto sarebbe particolarmente rilevante: tra il 40% e il 70% delle forniture di petrolio destinate a Paesi come India, Corea del Sud, Thailandia e Cina passa proprio attraverso lo Stretto di Hormuz"

A sottolinearlo è Ygal Sebban, investment director e responsabile del team azionario mercati emergenti di Gam Investments, intervenuto durante l’evento "Gam: Golfo e mercati emergenti, rischi e opportunità per gli investitori" dove ha analizzato l’attuale scenario geopolitico derivante dal conflitto in Medio Oriente e le conseguenze del forte aumento dei prezzi del petrolio sui mercati emergenti.

Sebban ha delineato due scenari principali. "Nello scenario di base, la chiusura sarebbe temporanea e durerebbe meno di tre settimane. In questo caso l'impatto rimarrebbe gestibile. Oltre questa soglia si entrerebbe invece in uno scenario più complesso, dove i rischi aumenterebbero in modo significativo. I fattori da monitorare sono la durata della chiusura, i danni alle infrastrutture petrolifere e agli impianti di desalinizzazione. Le scorte giocano un ruolo centrale: se la chiusura si prolungasse e la capacità di stoccaggio si esaurisse, i produttori sarebbero costretti a fermare la produzione e riavviare gli impianti richiederebbe tempo. Sono già in corso interventi di mitigazione, come il possibile rilascio di riserve petrolifere da parte del G7 o un aumento della produzione in altre aree, ma si tratta soprattutto di misure di contenimento del danno".

"Se lo scenario di base dovesse prevalere, il prezzo del petrolio potrebbe stabilizzarsi circa 20 dollari sopra i livelli precedenti a questo shock. L'impatto sulla crescita globale sarebbe contenuto, anche perché questa crisi arriva in un momento di accelerazione dell'economia mondiale. Alcuni paesi esportatori di materie prime, come Brasile e Colombia, potrebbero persino beneficiarne, mentre economie importatrici come Filippine, Turchia e Thailandia risulterebbero più penalizzate" ha spiegato l'esperto.

Un punto chiave riguarda la risposta delle banche centrali. "Oggi l'economia globale è meno dipendente dall'energia rispetto al passato, quindi un petrolio intorno agli 80 dollari non cambierebbe radicalmente la politica monetaria. In questo caso alcune banche centrali potrebbero semplicemente rinviare eventuali tagli dei tassi. Tuttavia, se il prezzo del petrolio dovesse superare stabilmente i 100 dollari, i tassi potrebbero tornare a salire, soprattutto in un contesto in cui molte banche centrali cercano di recuperare credibilità dopo il periodo post-Covid. La chiave sarà la durata dello shock: se la crisi verrà risolta rapidamente, i mercati emergenti - e in particolare l'Asia - resteranno in una posizione relativamente forte; in caso contrario, il rischio energetico potrebbe trasformarsi in uno shock macroeconomico più ampio".

L'analista ha poi evidenziato due fattori trainanti per i mercati emergenti: la Cina e l’intelligenza artificiale. "In Cina, il governo ha coordinato politiche monetarie, fiscali, immobiliari e di mercato azionario per sostenere la crescita e aumentare la quota dei consumi sul Pil. Le famiglie cinesi hanno accumulato l’equivalente di quasi due anni di consumi in depositi bancari e, con tassi all’1%, hanno due opzioni: consumare o comprare azioni. Il governo favorisce politiche pro-azionisti, con dividendi e buyback, con un ritorno totale stimato per gli azionisti tra l’8 e l’11%. La Cina guida settori come energia solare, robotica, batterie, veicoli elettrici e AI, riducendo la concorrenza e permettendo solo alle aziende più grandi di accedere ai finanziamenti, favorendo la consolidazione industriale e il ritorno per gli azionisti. L’AI rappresenta un secondo catalizzatore: i grandi provider cloud investiranno massicciamente fino al 2030 in server e chip prodotti dai mercati emergenti. Tsmc, Sk Hynix e Samsung dominano il mercato Dram, con domanda in forte aumento e prezzi in crescita, un trend destinato a protrarsi fino almeno al 2027, con impatto anche su PC e dispositivi mobili".

In sintesi, "nello scenario base i mercati emergenti sono in una posizione molto favorevole. Le opportunità principali si concentrano in Asia, Cina, Taiwan, Corea, con alcune differenze politiche ed economiche in America Latina e altri paesi emergenti, ma il quadro generale mostra prospettive interessanti per la crescita e i mercati finanziari" ha concluso Sebban.

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1118:13 mar 2026