FOCUS: Bitcoin, ancora presto per parlare di nuova fase espansionistica (21shares)

MILANO (MF-NW)--Bitcoin ha superato i 79.500 dollari nel mese di aprile, per poi oltrepassare quota 80.000 nei primi giorni di maggio, sostenuto dai segnali di de-escalation del conflitto in Medio Oriente e dall'ampliamento della gamma di prodotti istituzionali. É ancora presto per affermare che siamo al cospetto di una nuova fase espansionistica. Tuttavia, "se il dialogo tra Iran e Usa porterà a un reale cessate il fuoco, il posizionamento solido del Bitcoin sopra i 78mila dollari diverrebbe il punto di partenza per raggiungere gli 85mila e segnare la fine della fase ribassista", commenta Stephen Coltman, Head of Macroeconomics di 21shares.

BITCOIN SOPRA SOGLIA PSICOLOGICA DEI 78 MILA USD

Bitcoin ha segnato la migliore performance degli ultimi 12 mesi ad aprile, registrando una crescita del 12%. "Il fattore che ha maggiormente contribuito a questa spinta è ovviamente la geopolitica, che è passata da uno scenario di aperto conflitto a una timida de-escalation e che ha permesso di abbattere una soglia chiave, anche dal punto di vista psicologico, come quella dei 78mila dollari", osserva l'esperto. Tutavia, il mercato del Bitcoin e delle criptovalute in generale resta lontano dai picchi massimi e la performance "year-to-date" resta negativa.

SEGNALI DE-ESCALATION GUERRA MO DIMINUISCONO RISCHIO SHOCK ESOGENO

In ogni caso, "se non si può ancora dire che la fase di ribasso sia alle spalle, si può comunque andare in cerca di quei fattori che potrebbero sostenere una price action", dichiara l'economista. Il primo riguarda i timidi segnali di distensione tra Stati Uniti e Iran. "Invece di un'ulteriore escalation, il mese scorso ha visto i primi colloqui concreti per una possibile risoluzione, con le probabilità di un accordo di pace a metà anno, che hanno raggiunto un picco superiore all'80%, il valore più alto dall'inizio del conflitto, prima di ridimensionarsi", riporta Coltman. Tuttavia, i prezzi del petrolio continuano a salire e i danni economici già causati richiederanno tempo per essere riassorbiti. "Ma per le criptovalute in particolare, il cambiamento di tono è stato significativo: ha ridotto la probabilità di un ulteriore shock esogeno, ha generato un ritorno della propensione al rischio e ha permesso alla domanda strutturale alla base del Bitcoin di riemergere", conclude l'esperto.

AUMENTA BASE ACQUIRENTI ISTITUZIONALI CON LUNGHI ORIZZONTI TEMPORALI

Il secondo parametro da tenere in considerazione è l'andamento dei flussi, dai quali emerge come la correzione venga vista come un'opportunità di acquisto dai detentori più importanti. "Gli Etf spot statunitensi su Bitcoin hanno registrato circa 2,4 miliardi di dollari di afflussi netti ad aprile, il mese migliore dal crollo di ottobre dello scorso anno. Le partecipazioni totali degli Etf si attestano ora a circa 1,31 milioni di Btc e puntano verso nuovi massimi nonostante i prezzi rimangano oltre il 40% al di sotto del picco del 2025 e anche le holding aziendali continuano a rappresentare un potente volano", commenta Coltman. Inoltre, la gamma di prodotti istituzionali continua ad ampliarsi, comportando maggiore stabilità, minori vendite impulsive e una base più ampia di acquirenti istituzionali con orizzonti temporali pluriennali. "Questo cosiddetto capitale paziente sta costruendo le basi su cui si fonderà la conferma finale di una eventuale ripresa, ma, di nuovo, servono ulteriori dati che vanno nella stessa direzione per poter fare un'affermazione con un minimo di certezza", dichiara l'esperto.

CAPITALI VERSO ASSET RISCHIOSI

Queste due dinamiche contribuiscono a spiegare il lento e selettivo spostamento dei capitali verso asset più rischiosi. "Il rapporto tra la capitalizzazione di mercato di BTC e quella delle altcoin è salito a circa 2,17x, con Bitcoin ed Ethereum che continuano ad assorbire la maggior parte dei flussi, mentre il mercato delle altcoin nel suo complesso fatica a tenere il passo, rafforzando il principio la qualità è più importante della quantità", continua Coltman. "L'incertezza che permane riguardo alla situazione geopolitica, unita al fatto che il volano istituzionale è strutturalmente orientato verso il Bitcoin, fa sì che l'asset più grande e liquido continui a beneficiarne in modo sproporzionato rispetto a tutti gli altri", spiega l'esperto.

FINE CONFLITTO PUÒ PORTARE BITCOIN VERSO 85 MILA USD

Al momento, prosegue l'esperto, è impossibile fare previsioni solide, ma si possono delineare due scenari: uno positivo (bull) e uno negativo (bear). "Il primo si concretizzerà qualora il dialogo tra Iran e Usa porterà a un reale cessate il fuoco, o addirittura ad un accordo, con una conseguente stabilizzazione dei prezzi del petrolio e con l'eliminazione della principale fonte di preoccupazione macroeconomica. A questo punto, il posizionamento solido del Bitcoin sopra i 78mila dollari diverrebbe il punto di partenza per raggiungere gli 85mila e segnare la fine della fase ribassista. Al tempo stesso, la ripresa della domanda e gli afflussi darebbero ulteriore impulso all'immissione nel mercato degli Etf ancora in pipeline, mettendo a disposizione un'offerta ancora più ampia e aumentando la platea di potenziali investitori, soprattutto istituzionali", prosegue l'esperto. Tuttavia, se i negoziati fallissero e il prezzo del petrolio superasse i 120 usd/barile, il conseguente shock energetico aumenterebbe il rischio di recessione, frenando la propensione al rischio. "A questo punto, se la soglia dei 78mila dollari dovesse reggere, allora l'offerta di chi detiene posizioni dal valore inferiore a quello reale dovrebbe mantenere il prezzo del Bitcoin in un range contenuto attorno a questo livello. Tuttavia, una contrazione al di sotto dei 65mila dollari potrebbe essere la proverbiale rottura della diga e porterebbe rapidamente a un crollo fino a 56mila-60mila dollari", conclude l'esperto

cba

(fine)

MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)

0613:33 mag 2026