FOCUS: boom mutui in Spagna sostenuto da tassi troppo bassi (Coface)

MILANO (MF-NW)--Il mercato immobiliare spagnolo continua a distinguersi rispetto alle principali economie dell'Eurozona, ma la sua crescita poggia su mutui concessi a condizioni particolarmente favorevoli, difficili da sostenere nel lungo periodo. È quanto emerge da un'analisi di Coface, società attiva nell'assicurazione del credito e nella gestione del rischio commerciale.

TASSI SUI MUTUI INFERIORI ALLA MEDIA EUROZONA

Mentre in Francia e Germania i prezzi delle abitazioni e l'attività edilizia restano sotto i livelli del 2019, la Spagna beneficia di una crescita economica sostenuta, di un mercato del lavoro dinamico, dell'aumento della popolazione alimentato dall'immigrazione e della persistente carenza di alloggi ereditata dalla crisi del 2008. "A distinguere il Paese sono soprattutto i tassi sui nuovi mutui, inferiori di circa 100 punti base rispetto a Francia, Germania e Italia, nonostante caratteristiche simili per durata e prevalenza del tasso fisso", spiegano gli esperti. Questo divario riflette la concorrenza tra gli istituti, ma segnala anche una possibile sottovalutazione del rischio di tasso.

VANTAGGI COMPETITIVI DELLE BANCHE SI STANNO ESAURENDO

"Le condizioni che hanno permesso alle banche spagnole di offrire credito così conveniente stanno però progressivamente venendo meno", puntualizzano gli analisti. Negli ultimi anni gli istituti hanno beneficiato dei finanziamenti a basso costo della Bce e della forte presenza dei risparmi delle famiglie su conti a vista poco remunerati. "Dopo il rimborso integrale delle operazioni Tltro III, le banche sono diventate più dipendenti dai depositi della clientela e dal finanziamento sui mercati, mentre il divario tra i tassi sui depositi spagnoli e quelli del resto dell'Eurozona si è notevolmente ridotto", proseguono gli esperti. "La prosecuzione di questa normalizzazione potrebbe aumentare i costi della raccolta e ridurre la redditività dei mutui concessi ai tassi attuali. Il rischio riguarda soprattutto i finanziamenti a tasso fisso di lunga durata: l'interesse pagato dal cliente rimane invariato per 20 o 30 anni, mentre gran parte della raccolta bancaria è legata ai tassi di breve periodo", osservano gli analisti. Inoltre, la minore emissione di cartolarizzazioni e obbligazioni garantite ha ridotto la capacità degli istituti di trasferire il rischio. Sta anche venendo meno il beneficio temporaneo generato dal vecchio stock di mutui a tasso variabile, che aveva sostenuto i ricavi durante i rialzi del 2022 e del 2023.

RISCHIO PRINCIPALE È GRADUALE COMPRESSIONE REDDITIVITÀ

Per Coface, il rischio principale non è una crisi finanziaria imminente, ma una graduale compressione della redditività bancaria. "Un aumento di 100 punti base del tasso Bce potrebbe, nella maggior parte dei casi, assorbire gran parte del margine netto sui mutui non coperti concessi intorno al 2,6%, prima ancora di considerare i costi operativi e di raccolta", continuano gli esperti. L'impatto complessivo sui bilanci dovrebbe restare contenuto, mentre le conseguenze più immediate riguarderebbero il mercato immobiliare. "Un rialzo di 100 punti base ridurrebbe infatti del 10-15% il potere d'acquisto dei potenziali compratori, interrompendo l'attuale dinamica del mercato e penalizzando soprattutto i promotori con progetti già in corso. La carenza strutturale di abitazioni, la crescita della popolazione, gli acquisti in contanti e la domanda estera potrebbero attenuare il rallentamento", dichiarano gli analisti. "Una minore accessibilità ai mutui peserebbe comunque sulle compravendite, sui consumi legati alla casa e, successivamente, sull'attività edilizia, già esposta all'aumento dei costi energetici e dei materiali", continuano gli esperti. "Il rallentamento del credito e delle costruzioni rappresenterebbe così un rischio al ribasso per la crescita spagnola, prevista al 2,3% nel 2026 e all'1,9% nel 2027", concludono gli economisti.

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2420:40 lug 2026