FOCUS: Brasile al voto, il debito resta sostenuto da fondamentali solidi (Payden & Rigel)

MILANO (MF-NW)--"Il secondo turno delle elezioni presidenziali brasiliane, in calendario per domenica 25 ottobre, rappresenta uno degli appuntamenti più rilevanti per i mercati emergenti", dichiara Kristin Ceva, Responsabile Strategie Paesi Emergenti di Payden & Rygel. "Al primo turno, il candidato conservatore dell'opposizione Flávio Bolsonaro, figlio dell'ex presidente, ha sorpreso le attese ottenendo il 47,03% dei voti, davanti al presidente uscente di sinistra Luiz Inácio Lula da Silva, fermo al 45,16%".

"Il risultato ha rafforzato le aspettative di un possibile cambiamento nell'indirizzo della politica economica, con prospettive di maggiore disciplina fiscale e riforme favorevoli al mercato. La reazione iniziale degli investitori è stata positiva, ma l'esito del ballottaggio resta un fattore di incertezza per gli asset brasiliani", prosegue l'esperta.

"Sul fronte obbligazionario, il debito dei mercati emergenti ha risentito del rialzo dei rendimenti dei Treasury statunitensi e di un contesto meno favorevole al rischio di credito. Le obbligazioni sovrane e societarie in valuta forte hanno registrato un ampliamento degli spread rispetto ai titoli del Tesoro americani di analoga scadenza, mentre il debito in valuta locale ha sofferto soprattutto per il deprezzamento delle divise emergenti nei confronti del dollaro", afferma l'analista.

"Nell'ambito delle emissioni in valuta forte, il comparto societario ha mostrato una maggiore tenuta rispetto a quello sovrano, anche grazie alla duration mediamente più contenuta. Il contesto dei tassi globali ha inciso anche sul mercato primario", continua Ceva. Secondo i dati di Bank of America, a settembre 2026 le emissioni lorde di debito in valuta estera da parte di emittenti sovrani e societari emergenti si sono attestate a 61 miliardi di dollari, in calo del 41% rispetto allo stesso mese del 2025. Dopo un'intensa attività nella prima metà dell'anno, i volumi potrebbero rimanere più contenuti nei prossimi mesi, a meno di un miglioramento delle condizioni sui mercati obbligazionari statunitensi, europei e giapponesi".

"Anche le politiche monetarie hanno seguito traiettorie divergenti. Colombia e Sudafrica si sono distinte per un orientamento più restrittivo: la banca centrale colombiana ha aumentato i tassi di 300 punti base nel corso del 2026 per contrastare le persistenti pressioni inflazionistiche, mentre quella sudafricana ha effettuato il secondo rialzo dell'anno, anche in risposta agli effetti dello shock energetico e alla rigidità dei prezzi dei servizi", prosegue l'esperta.

"Di segno opposto le decisioni di Kazakistan e Nigeria, che hanno ridotto i tassi di riferimento grazie al miglioramento delle dinamiche inflazionistiche interne, favorito anche dalla tenuta delle rispettive valute. A livello globale, le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran e tra Russia e Ucraina continuano a rappresentare un rischio per le forniture energetiche e a esercitare pressioni sui prezzi delle materie prime", afferma l'analista.

"Nonostante queste criticità, i fondamentali dei mercati emergenti si confermano resilienti: la crescita economica rimane discreta, l'inflazione è generalmente gestibile e i tassi reali restano positivi. Inoltre, fabbisogni di finanziamento esterno relativamente contenuti e riserve valutarie consistenti contribuiscono a rafforzare la capacità di assorbire gli shock. Un ulteriore elemento favorevole è rappresentato dal miglioramento del merito creditizio del comparto: negli ultimi tre anni, le revisioni al rialzo dei rating dei Paesi emergenti hanno superato quelle al ribasso", dichiara Ceva.

"La prudenza delle banche centrali, che hanno mantenuto i tassi di riferimento al di sopra dell'inflazione, ha contribuito a preservare margini di manovra nella gestione degli shock esterni. In prospettiva, le pressioni sui prezzi potrebbero rimanere contenute, soprattutto se la volatilità valutaria resterà sotto controllo. Tra i principali rischi figurano tuttavia l'intensità del ciclo restrittivo della Federal Reserve e le possibili ripercussioni economiche e inflazionistiche del fenomeno climatico El Niño", spiega l'esperta.

"In questo scenario, il rinnovato interesse degli investitori per la diversificazione continua a sostenere l'asset class, con flussi di investimento e attività sul mercato primario che hanno mostrato una tenuta nonostante l'incertezza geopolitica e l'aumento dei prezzi energetici", osserva l'analista.

"In un orizzonte di lungo periodo, il debito emergente beneficia di prospettive di crescita strutturalmente più favorevoli rispetto a quelle di molte economie sviluppate e di un universo d'investimento ampio e diversificato, che comprende quasi 90 Paesi e offre opportunità nei segmenti sovrano, corporate e in valuta locale. In questa prospettiva, rendimenti ancora interessanti e potenziale di generazione di reddito nel tempo confermano il ruolo del debito emergente come possibile componente strategica di portafoglio, fermo restando che la selettività nell'allocazione resta fondamentale", conclude Ceva.

dfg

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2321:09 ott 2026