FOCUS: chi ha paura dell'AI? (Ubs WM)

MILANO (MF-NW)--Microsoft, Amazon, Alphabet e Meta prevedono investimenti complessivi nell’ordine di 720 miliardi di dollari nel 2026, contro 410 miliardi nel 2025, destinati in larga parte a data center, chip, server, reti ed energia per questa tecnologia.

"Il principale rischio finanziario", come afferma in un'analisi Matteo Ramenghi, chief investment officer di Ubs WM in Italia, "riguarda la capacità di monetizzare questi investimenti. Se la domanda finale deludesse, i data center sarebbero sottoutilizzati, con ritorni inferiori alle attese e valutazioni azionarie al ribasso. In un ecosistema così interconnesso, una frenata dei conglomerati tecnologici colpirebbe subito l’intera filiera dei semiconduttori. Nvidia supera ormai i 5.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, quanto il pil di grandi economie avanzate. Quando una società è il fulcro di una catena di investimenti da centinaia di miliardi, il rischio assume rilevanza sistemica: delusioni sulla crescita dell’intelligenza artificiale potrebbero avere effetti ad ampio raggio".

"Il nodo più delicato", prosegue l'esperto, "resta il lavoro".. Tuttavia, "la storia in parte rassicura: l’economia sa adattarsi alle rivoluzioni tecnologiche. Il progresso ha aumentato la produttività e ridotto il lavoro: nell’Ottocento le giornate duravano 10-14 ore, con ferie quasi inesistenti; nel secondo dopoguerra, la settimana lavorativa si è progressivamente ridotta verso le 40 ore settimanali. Il tempo libero ha favorito settori come il turismo, che oggi vale oltre il 9% del pil mondiale", spiega Ramenghi, sottolineando, tuttavia, che "questa rivoluzione potrebbe però essere più veloce, pervasiva e meno controllabile delle precedenti e determinare una maggiore concentrazione della ricchezza nelle società e nei Paesi che controllano l’intelligenza artificiale", ha aggiunto.

Per gli investitori, secondo Ramenghi, "la conclusione è mantenere l’esposizione all’AI, ma con maggiore diversificazione. Dopo anni di sovraperformance del settore tecnologico, gli indici americani e asiatici — e quindi molti portafogli — presentano un’elevata concentrazione nei titoli legati all’AI. Potrebbe quindi essere opportuno riequilibrare l’esposizione verso settori più tradizionali e altre aree geografiche. Il punto non è scegliere se partecipare a questa rivoluzione, ma come farlo senza pagare il prezzo dell’euforia".

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2817:15 set 2026