FOCUS: chiusura prolungata Hormuz può colpire Asia (Allianz Gi)

MILANO (MF-NW)--La chiusura dello Stretto di Hormuz rappresenta uno dei principali rischi esterni per l'Asia. Nel breve termine, la chiusura dello snodo si traduce in un aumento dei prezzi di petrolio e gas naturale. Tuttavia, se il conflitto dovesse proseguire, l'Asia sarebbe colpita attraverso tre principali canali di trasmissione: rischi di approvvigionamento, peggioramento delle ragioni di scambio e pressioni inflazionistiche, commenta Christiaan Tuntono, Senior Economist, Asia Pacific di Allianz Global Investors.

INTERRUZIONE APPROVVIGIONAMENTI RESTA RISCHIO PIÙ IMMEDIATO

L'Asia dipende dal Medio Oriente per l'approvigionamento di petrolio greggio e gnl. "Filippine e India risultano particolarmente vulnerabili a causa delle scorte limitate e dell'elevata dipendenza dalle importazioni. Singapore, Thailandia e Taiwan presentano invece il rischio più alto sul fronte della produzione elettrica, poiché fanno grande affidamento sul GNL per generare energia", riporta l'esperto. Anche in presenza di una certa diversificazione delle fonti, una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz eserciterebbe una pressione significativa sul sistema energetico.

AUMENTO DEFICIT INDEBOLISCE SALDI CON L'ESTERO

Per quanto riguarda le ragioni di scambio, l'ampliarsi del deficit indebolisce i saldi con l'estero. "I Paesi più esposti sono Thailandia, Corea del Sud, India e Taiwan, tutti caratterizzati da consistenti deficit commerciali su petrolio greggio e Gnl tra il 3% e il 5,5% del Pil", prosegue Tuntono. "L'India appare particolarmente vulnerabile per via di un disavanzo delle partite correnti intorno all'1% del Pil, mentre la Thailandia risulta esposta perché il suo importante deficit commerciale su petrolio e Gnl (-5,5% del Pil) si combina con un avanzo delle partite correnti relativamente contenuto (2-3% del Pil)", spiega l'esperto. Tra i possibili beneficiari, invece, ci sono Malesia e Australia, i cui surplus netti di gnl sono in grado di compensare i deficit legati al petrolio greggio.

FILIPPINE E THAILANDIA PIÙ SENSIBILI A AUMENTO PREZZI PETROLIO

Sul fronte dei prezzi, la sensibilità ad un aumento dell'inflazione varia notevolmente in Asia. "Filippine e Thailandia sono tra i Paesi più sensibili all'aumento dei prezzi del petrolio: un incremento del 10% del prezzo del greggio potrebbe far salire gli indici dei prezzi al consumo (Cpi) rispettivamente di 0,8 e 0,5 punti percentuali", continua Tuntono. "Indonesia e Malesia sono più protette, nonostante l'elevata incidenza dell'energia nei loro panieri Cpi, poiché sussidi e prezzi amministrati rallentano il trasferimento degli aumenti dal mercato globale a quello nazionale", dichiara l'esperto.

SOLO CINA, FILIPPINE E INDONESIA TAGLIERANNO TASSI

L'esposizione dell'Asia varia significativamente tra i tre canali, come variano le implicazioni per crescita, valute e politiche monetarie. Al momento, "manteniamo una visione costruttiva ma cauta sulle azioni asiatiche, in attesa della riapertura dello Stretto di Hormuz. Restiamo inoltre costruttivi sulle valute e sul reddito fisso asiatico, anche alla luce della nostra visione strutturalmente ribassista sul dollaro statunitense", dichiara Tuntono. Un contesto caratterizzato da inflazione più sostenuta e valute sotto pressione pone le Banche centrali di fronte ad un trade-off complesso. "Prevediamo, quindi, che quest'anno solo le banche centrali di Cina, Filippine e Indonesia taglieranno i tassi, mentre le altre probabilmente li manterranno invariati o li aumenteranno", prosegue l'esperto.

SHOCK PROLUNGATO SAREBBE EVENTO MACRO DI AMPIA PORTATA

"Riteniamo che l'Asia sia in grado di assorbire una volatilità temporanea nei mercati di petrolio e gas. Ciò che davvero influisce sulle catene di approvvigionamento, sull'inflazione, sulle valute e sulle decisioni di politica monetaria è per quanto tempo lo Stretto di Hormuz resterà bloccato", continua Tuntono. "Uno shock di breve termine è gestibile, mentre uno prolungato diventa un evento macroeconomico di ampia portata", conclude l'esperto.

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2011:00 mar 2026