FOCUS: Cina e Asia riscrivono le mappe del potere tecnologico globale (Gam)
MILANO (MF-NW)--Dalla “rivoluzione silenziosa” di Deng Xiaoping, la Cina ha sorpreso il mondo, è passata in pochi decenni da economia agricola a potenza industriale e tecnologica globale, ha smentito quanti prevedevano che l’apertura economica avrebbe prodotto necessariamente libertà politiche e diritti civili: il partito ha conservato una presa ferrea sul paese senza però impedirne la straordinaria crescita.
La Cina, si legge in un'analisi firmata da Carlo Benetti, market specialist di Gam, continuerà a sorprendere e il nuovo terreno di confronto è l’intelligenza artificiale.
Il momento Sputnik di DeepSeek un anno fa, spiega l'esperto, ha mostrato che l’intelligenza artificiale non è più una questione solamente americana, è un ecosistema industriale e tecnologico globale e molti dei suoi nodi cruciali sono in Asia: produzione di chip avanzati, leadership nei segmenti della memoria, semiconduttori, componentistica critica.
Dividendo demografico e urbanizzazione costituiscono due motori della trasformazione strutturale dell’area asiatica (la struttura demografica in Cina è però diversa e avversa): la regione non è più solo una piattaforma manifatturiera a basso costo, indica l'esperto, ma è centro di innovazione hardware e, al tempo stesso, mercato finale con una domanda interna di servizi digitali in espansione.
In questo contesto di trasformazione, è destinato a cambiare profondamente anche il tradizionale “ciclo dei chip”, secondo Benedetti. La domanda si sta diffondendo trasversalmente in tutti i settori dell'economia, dall'automazione industriale basata sull'AI all'elettrificazione del settore automobilistico. Le stime sono di un fatturato complessivo nel 2026 di circa 975,5 miliardi di dollari.
Il 2026 si sta prefigurando come anno di transizione, con i grandi operatori cloud impegnati in una svolta verso gli ASIC (Application-Specific Integrated Circuit), progettati per ottimizzare i carichi di lavoro dei chip e ridurre i costi, soprattutto quelli energetici che rappresentano il principale collo di bottiglia dei data center.
Per gli investitori, l'attenzione si sposta dal “se” al “chi”: la domanda non è più se le tendenze del settore perdureranno ma chi saranno i player capaci di produrre sistemi complessi su scala globale.
Dal punto di vista delle valutazioni, prosegue l'analisi, le società quotate nei listini emergenti trattano a multipli inferiori rispetto ai peer americani, a fronte di una crescita degli utili robusta e di dinamiche demografiche positive. Anche il contesto macro presenta aspetti favorevoli alle economie emergenti: la debolezza del dollaro, la diminuzione dei tassi nelle economie avanzate, i flussi in uscita dagli Stati Uniti nel ribilanciamento delle allocazioni.
"Naturalmente, l’investitore disciplinato riconosce anche i rischi, l’entusiasmo sull’AI può gonfiare le valutazioni e le economie emergenti restano vulnerabili alle tensioni politiche globali e alle politiche commerciali. Le tariffe, i controlli sulle esportazioni di tecnologia avanzata, il confronto tra Stati Uniti e Cina possono comprimere la crescita delle società tech emergenti più esposte all’export. Inoltre, le decisioni della Federal Reserve sui tassi e la volatilità dei flussi di capitale possono incidere sensibilmente sul sentiment e sull’appetito per il rischio degli investitori. In definitiva, i mercati emergenti offrono prospettive di crescita robusta nel lungo periodo ma richiedono tolleranza alla volatilità e selezione attiva. Ignorarli vorrebbe dire trascurare una parte fondamentale delle future filiere del valore: quelle mappe invisibili, eppure estremamente concrete, sulle quali si sta delineando l’economia del prossimo decennio", conclude l'esperto.
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2517:35 feb 2026