FOCUS: Cina, la deflazione persistente frena l’ampliamento del mercato (Bnpp Am)

MILANO (MF-NW)--In Cina, l’inflazione ha registrato la crescita più rapida degli ultimi tre anni a dicembre, spinta soprattutto dall’aumento dei prezzi alimentari. "Tuttavia, questo movimento al rialzo maschera pressioni deflazionistiche più profonde che interessano l'economia nel suo complesso, in particolare il settore industriale", commenta Ecaterina Bigos, Cio Asia ex-Japan Axa Im Core di Bnpp Am.

CINA SI CONFRONTA CON FORZE DEFLAZIONISTICHE PERSISTENTI

Il deflatore del Pil del Paese, infatti, resta ampiamente in territorio negativo, in calo per il terzo anno consecutivo, segnando la sequenza più lunga di flessioni generalizzate dei prezzi dalla fine degli anni Settanta. "Per gli investitori azionari, il deflatore del Pil rappresenta un importante banco di prova della performance aziendale, del potenziale di crescita degli utili e delle condizioni complessive di mercato", spiega l'esperto. Nonostante alcuni segnali inflazionistici, la Cina continua a confrontarsi con forze deflazionistiche persistenti. "Penalizzata da una crisi del settore immobiliare e da consumi deboli, l'economia fatica a uscire dalla deflazione che si protrae dalla fine della pandemia. La sovrapproduzione in alcuni comparti ha generato un eccesso di offerta, costringendo molte aziende a ridurre i prezzi per restare competitive", prosegue Bigos.

MERCATI AZIONARI DIVERGONO DALLE TENDENZE MACROECONOMICHE

I vertici del governo cinese hanno confermato, nel corso della recente Central Economic Work Conference, l'impegno nella campagna anti-involution, mirata a ridurre le guerre di prezzo che hanno compresso i margini in settori come veicoli elettrici e food delivery. Tuttavia, i risultati restano limitati, poiché il timore di ricadute occupazionali e di un rallentamento della crescita ha frenato interventi di policy più incisivi. "Nonostante il contesto macro sfavorevole, nel 2025 i mercati azionari cinesi hanno registrato rendimenti a doppia cifra, sostenuti dalla forte performance dell'It sostenuto da intelligenza artificiale, biotecnologia e dai comparti favoriti dalle iniziative anti-involution", spiega l'esperto. "Il miglioramento della liquidità ha inoltre favorito il re-rating azionario, con un ritorno dei risparmi verso l'equity, attratti da rendimenti da dividendo più competitivi rispetto ai depositi, in un contesto di rendimenti obbligazionari in calo, maggiore volatilità e persistente debolezza del settore immobiliare", continua Bigos. Guardando al futuro, nel 2026 la debole fiducia dei consumatori e del settore privato continuerà a pesare sulla crescita degli utili. Il rilancio della domanda interna richiederà tempo, mentre la politica economica rimane incentrata sullo sviluppo del sistema industriale e sull'autosufficienza tecnologica. "Di conseguenza, gli investitori dovrebbero privilegiare le aree supportate da queste direttrici di policy e dall'innovazione tecnologica", dichiara l'esperto.

TUTTO RUOTA INTORNO A INFRASTRUTTURE AI

I mercati azionari globali hanno avviato il 2026 con un tono positivo, proseguendo il trend rialzista del 2025, alimentato dall'entusiasmo verso il settore AI. "Le aspettative di mercato indicano che la spesa legata all'AI supererà i livelli del 2025, man mano che un numero crescente di aziende adotterà queste tecnologie. Alcune stime prevedono che gli hyperscaler, cioè i grandi operatori di cloud e data center, investiranno circa 600 miliardi di Usd nel 2026, rispetto ai circa 470 miliardi di USD del 2025", spiega l'esperto. "È significativo che il recente rally sia stato trainato meno dalle società che sviluppano direttamente le tecnologie di base dell'AI e più dai cosiddetti picks and shovels, ossia i fornitori delle infrastrutture e degli strumenti essenziali che supportano la crescita dell'intelligenza artificiale. Tra questi figurano i produttori di semiconduttori e hardware, nonché i fornitori di piattaforme di cloud computing, tutti destinati a beneficiare dell'aumento degli investimenti in conto capitale per lo sviluppo dell'AI", continua Bigos.

VINCOLO NELL'OFFERTA FAVORISCE SEMICONDUTTORI

Attualmente, gli operatori si concentrano sulle sulle società che forniscono l'infrastruttura di calcolo necessaria alla costruzione degli ecosistemi di intelligenza artificiale, mentre i titoli delle aziende attive nel software per l'IA e negli accelerator hanno registrato valutazioni più contenute. In questa fase di sviluppo, "la capacità di calcolo beneficia di un marcato squilibrio tra domanda e offerta, che sta spingendo i prezzi al rialzo. Ad esempio, secondo il provider di ricerca TrendForce, i prezzi medi delle memorie Dram sono aumentati del 50-55% nel quarto trimestre del 2025, con ordini per il 2026 già superiori alla capacità disponibile", dettaglia l'esperto. Secondo alcune stime, la carenza di hardware dovrebbe protrarsi almeno fino al 2027, poiché la costruzione di nuovi impianti di produzione informatica richiede dai due ai tre anni. "Questo vincolo prolungato dell'offerta è destinato a favorire le società di semiconduttori più di altri segmenti tecnologici, non solo negli Stati Uniti ma a livello globale, e in particolare in Asia, dove si concentra una parte rilevante delle catene di fornitura", conclude Bigos.

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3021:00 gen 2026