FOCUS: crescita Pil emergenti può rallentare fino 2-3% con prolungamento guerra (S&P Global Ratings)

MILANO (MF-NW)--L'esclation del conflitto in Iran ha provocato effetti negativi sui mercati emergenti (Em), soprattutto nei Paesi più esposti alle catene di approvvigionamento del Medio Oriente. Nello scenario base, S&P Global Ratings prevede un’attenuazione del conflitto entro fine aprile, con il Brent a circa 70 dollari nel 2027. Nello scenario negativo, il Brent resta intorno a 100 dollari nel 2027, provocando un impatto macroeconomico più severo.

EFFETTO CONFLITTO MO SU EMERGENTI È DISOMOGENEO

L’effetto della guerra sui mercati emergenti è stato finora disomogeneo. "Dipende infatti in larga misura dal grado di esposizione dei Paesi alle catene di approvvigionamento del Medio Oriente e dall’entità delle importazioni nette di energia", commentano gli esperti. "Ad oggi, abbiamo osservato quattro interventi sui rating negli Em legati al conflitto", dichiarano gli economisti. Nel frattempo, lo shock dell’offerta sta compensando i fattori macroeconomici favorevoli e le condizioni di finanziamento accomodanti di cui i mercati emergenti avevano beneficiato nel 2025.

SCENARIO BASE VEDE PIENO RIPRISTINO PRODUZIONE IN ESTATE

Lo scenario di base prevede un recupero parziale dei volumi di transito nello Stretto di Hormuz entro fine aprile, con miglioramenti graduali nel corso di maggio e un pieno ripristino della produzione del Golfo sui mercati globali solo nei mesi estivi. Alcune interruzioni potrebbero infatti persistere per mesi, a causa di congestione portuale, ritardi assicurativi, tempi necessari per riavviare la produzione energetica e possibili danni fisici duraturi. In questo contesto, il Brent si attesta in media a 85 dollari al barile nel 2026 e a 70 dollari nel 2027.

SCENARIO NEGATIVO VEDE PICCO PREZZO PETROLIO A 200 USD

Tuttavia, un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz intensificherebbe significativamente lo shock energetico globale, con effetti sproporzionati sui mercati emergenti. In questo scenario, il Brent si attesterebbe in media intorno a 130 dollari al barile nel 2026, dopo aver toccato un picco di 200 dollari, per poi scendere gradualmente fino a circa 100 dollari nel 2027. Lo Stretto resterebbe chiuso più a lungo, con un calo dell’offerta globale di petrolio e gas di circa il 10% tra maggio e dicembre 2026.

PIL EMERGENTI CALA FINO A 2-3 PUNTI PERCENTUALI IN SCENARIO NEGATIVO

Nello scenario avverso, i Paesi emergenti importatori di energia subirebbero l’impatto macroeconomico più severo, con una crescita del Pil in calo fino a 2–3 punti percentuali e un’inflazione in aumento di oltre 5 punti in Egitto e Turchia. Lo stress creditizio emergerebbe inizialmente nei settori più energivori, soprattutto in Asia, Turchia ed Egitto, colpendo raffinazione, petrolchimico e compagnie aeree, per poi estendersi a manifattura, logistica e agroindustria, concludono gli esperti.

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MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)

1713:32 apr 2026