FOCUS: crescono rischi recessione globale (Pimco)

MILANO (MF-NW)--I rischi di recessione globale sono in aumento. Il conflitto in Medio Oriente ha interrotto da ormai cinque settimane le spedizioni di energia e altre merci attraverso lo Stretto di Hormuz, mentre i mercati sono rimasti relativamente calmi, continuando a prezzare una risoluzione delle ostilità nel breve termine. Tuttavia, il rischio è che gli operatori, inizialmente concentrati sugli effetti inflazionistici temporanei della crisi, e che hanno già prezzato un inasprimento della politica monetaria nei mercati dei tassi dei Paesi sviluppati, debbano presto confrontarsi con un aumento dei rischi di recessione globale. "Ciò comporterebbe un impatto negativo su azionario e credito e un incremento del premio riconosciuto alle obbligazioni come bene rifugio", commentano Tiffany Wilding e Andrew DeWitt, economisti di Pimco.

CRESCENTE RISCHIO DI SHOCK OFFERTA PROLUNGATO

Le aspettative di una rapida risoluzione hanno limitato l'inasprimento delle condizioni finanziarie. Tuttavia, le scorte di energia non sono infinite: "con il protrarsi del conflitto e della chiusura della rotta marittima, i mercati dovranno sempre più interrogarsi su quando la situazione si trasformerà in un vero shock negativo dell'offerta, e non più in una semplice redistribuzione di reddito tra produttori e consumatori di energia", spiegano gli esperti. In questo contesto, le tempistiche sono cruciali: le ultime petroliere partite dallo stretto di Hormuz a fine febbraio stanno arrivando solo ora a destinazione, in quanto sono necessari circa 10-20 giorni per raggiungere l'Asia, 20-35 giorni per Europa e Africa, e 35-45 giorni per la costa del Golfo degli Stati Uniti. "Le scorte esistono ma sono distribuite in modo disomogeneo e la qualità dei dati - soprattutto per la Cina - è limitata. Secondo l'Aie, le scorte nei Paesi OCSE potrebbero coprire circa 140 giorni di domanda ai livelli dello scorso anno, ma con forti differenze: alcuni Paesi, tra cui Messico, Australia, Irlanda e Regno Unito, dispongono di meno di due mesi di autonomia", riportano Wilding e DeWitt. India e Australia stanno già adottando misure per fronteggiare possibili carenze, mentre i raffinatori asiatici stanno riducendo preventivamente la produzione. Nel frattempo, "la capacità di stoccaggio in Medio Oriente si sta rapidamente esaurendo. Con una produzione già ridotta di circa 10 milioni di barili al giorno e una capacità residua stimata tra 150 e 300 milioni di barili, il margine disponibile copre solo due o tre settimane prima che ulteriori tagli produttivi diventino inevitabili", proseguono gli esperti.

IMPLICAZIONI MACRO: RISCHIO RECESSIVO

Alcuni prodotti hanno parzialmente deviato i flussi tramite oleodotti, ma il tempo a disposizione è limitato. Inoltre, una volta interrotta, saranno necessarie settimane o mesi per riavviare completamente la produzione. "L'aumento della produzione al di fuori del Medio Oriente richiederà tempo e condizioni di prezzo adeguate. Negli Stati Uniti, ad esempio, un prezzo forward del WTI a circa 70 dollari al barile non appare sufficiente per incentivare un aumento significativo della produzione shale in un contesto così incerto", dichiarano Wilding e DeWitt. "Le politiche economiche hanno margini limitati. La politica monetaria è vincolata dall'inflazione elevata, mentre misure fiscali come il controllo dei prezzi dei carburanti rischiano di essere controproducenti. In presenza di uno shock del 20% dell'offerta globale, i prezzi dovrebbero salire abbastanza da comprimere la domanda nella stessa misura, implicando di fatto una recessione. Interventi che limitano l'aggiustamento dei prezzi rischiano di amplificare gli squilibri e gravare sui conti pubblici", riportano gli esperti.

CONDIZIONI FINANZIARIE POTREBBERO IRRIGIDIRSI SIGNIFICATIVAMENTE

Il quadro resta altamente incerto, tuttavia, ogni settimana che passa aumenta i costi economici del conflitto in Iran. Con l'erosione delle scorte, gli effetti delle interruzioni persistenti potrebbero presto intensificarsi, con implicazioni recessive per l'economia globale. "Le carenze energetiche, inizialmente concentrate nell'industria asiatica, potrebbero propagarsi lungo le catene di approvvigionamento globali, generando carenze diffuse e pressioni sui costi. In assenza di una de-escalation, le politiche economiche avranno efficacia limitata e le condizioni finanziarie potrebbero irrigidirsi significativamente", continuano Wilding e DeWitt. "Sebbene i mercati continuino a scontare uno scenario di interruzione temporanea, il rischio è che debbano presto confrontarsi con la prospettiva di un conflitto più prolungato e di costi economici ben più elevati", concludono gli esperti.

cba

(fine)

MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)

0211:03 apr 2026