FOCUS: da WS a piazza Affari, la nuova geografia del potere in Borsa (eToro)
MILANO (MF-NW)--Nove sedute consecutive di rialzo. Un decimo giorno di ascesa manca dal 13 settembre 1995 e mentre la mano punta l’indice verso il Medio Oriente, tra attacchi iraniani e tensioni che fanno brillare il greggio, pur senza ancora incendiarsi, è soprattutto l’Rsi in zona di ipercomprato, con quella divergenza ribassista che si profila all’orizzonte, a suggerire che anche i rally più convinti, prima o poi, chiedono una tregua. Una pausa non è resa. È fisiologia del respiro. E' quanto spiega Gabriel Debach, analista di eToro, che passa in disamina il cambiamento dei pesi settoriali nelle varie regioni.
IN USA DATI MOSTRANO ECONOMIA RESILIENTE
L’Adp di maggio ha segnato 122.000 nuovi posti di lavoro, meglio delle 117.000 attese, con una diffusione ampia tra settori e dimensioni aziendali. L’Ism servizi è salito a 54,5 contro 53,8 previsto, trainato dai nuovi ordini, mentre il sottoindice dei prezzi ha toccato il massimo da agosto 2022. Il rialzo del greggio aggiunge ulteriore pressione sui rischi inflazionistici. In attesa delle richieste di sussidi di oggi e soprattutto dei nonfarm payrolls di domani, il quadro resta quello di un mercato del lavoro solido, forse troppo per i gusti della Fed. Ieri Lorie Logan ha espresso preoccupazione crescente per la possibilità di un rialzo dei tassi entro fine anno, in linea con quanto emerso di recente da altri membri del Fomc. Non sorprende che il FedWatch per dicembre mostri un chiaro spostamento. La probabilità di nessun rialzo dei tassi è scesa al 41,1%, mentre quella di un aumento di 25 punti base si attesta al 40,6% e quella di un rialzo di 50 punti base raggiunge il 14,4%. In pratica, le probabilità di un ritocco verso l’alto dei tassi si avvicinano ormai alla parità con lo scenario di tassi invariati.
TECNOLOGIA GUIDA RALLY
E in questo rally primaverile, che ha spinto molti indici su nuovi massimi storici (Milano compresa), un protagonista emerge ovunque. La tecnologia. Negli Stati Uniti il settore tech, fotografato dall’Etf XLK, ha messo a segno dall’inizio del conflitto un rialzo di oltre il 26,5%, contro il più modesto 7,8% dello S&P 500. Una differenza abissale. Mentre il mercato nel suo complesso navigava tra tensioni geopolitiche e dati macro contrastanti, la tecnologia ha continuato a correre su un piano parallelo, sostenuta da utili robusti e da quell’inarrestabile fiducia nel futuro che da anni caratterizza il comparto. Il peso della tecnologia continua a crescere in modo impressionante. Nel solo Etf SPY, il settore Information Technology è passato dal 34,29% del 28 gennaio al 39,72% del 2 giugno; un aumento di 5,43 punti percentuali in poco più di quattro mesi, che porta il comparto a sfiorare il 40% del paniere. Una concentrazione storicamente elevata.
Guardando gli altri settori emerge un chiaro fenomeno di spiazzamento: i Financials sono scesi dal 12,70% all’11,22%, i Communication Services dal 10,67% al 9,92%, l’Health Care dal 9,37% all’8,09%. Anche gli Industrials e i Consumer Staples hanno ceduto quote. Gli unici settori che mostrano una lieve resilienza sono Energy (dal 3,09% al 3,21%) e Real Estate, ma si tratta di variazioni marginali che non spostano l’equilibrio complessivo. Questa deriva accentua il carattere tech-centrico dell'S&P 500. Non si tratta più di una semplice rotazione settoriale, ma di una vera riconfigurazione strutturale del mercato americano, dove la tecnologia non è più solo il motore, ma sta diventando il mercato stesso. Ma è osservando il mercato emergente che il fenomeno assume contorni quasi radicali. Nell’Etf EEM, l’Information Technology pesava il 24,34% a fine dicembre 2024. Al primo giugno 2026 è arrivata al 44,37%. Quasi raddoppiata in 18 mesi. Ogni altro settore ha ceduto terreno: i Financials sono scesi dal 23,58% al 17,49%, il Consumer Discretionary dal 13,11% all’8,31%, la Communication Services dal 9,38% al 6,01%.
Guardando le singole holdings il cambiamento è ancora più eloquente. A dicembre 2024 i primi titoli per peso erano Taiwan Semiconductor (10,60%), Tencent (4,51%) e Samsung (2,25%). Oggi la classifica è dominata da nomi del comparto semiconduttori: Taiwan Semiconductor resta in testa (14,48%), seguita da Samsung (8,64%), SK Hynix (6,68%), ma anche Mediatek, Delta Electronics e Hon Hai. Il cuore dell’EEM si è spostato chiaramente verso l’hardware AI e la catena di fornitura dei chip. Anche la geografia del fondo è stata completamente ribaltata. A fine 2024 la distribuzione vedeva la Cina protagonista, con il 27,68% seguita da Taiwan 19,80%, India 19,33%, Corea del Sud 8,97%. A giugno 2026 lo scenario è diventato molto più concentrato. Taiwan è salita in prima posizione al 26,32% ( 6,5 punti), la Corea del Sud è esplosa al 23,83% ( 14,86 punti), Cina è scesa al 20,63% (-7 punti) e India è calata al 10,44% (-8,9 punti). Taiwan e Corea del Sud insieme rappresentano oggi oltre il 50% dell’intero Etf. L’EEM ha smesso di essere un’esposizione diversificata sui Paesi emergenti e si è trasformata, di fatto, in un proxy concentrato sui semiconduttori taiwanesi e sudcoreani.
ANCHE IN ITALIA TECH PROTAGONISTA
Anche in Italia la tecnologia, intesa nel senso più ampio del termine, sta ritagliandosi uno spazio sempre maggiore. I pesi del Ftse Mib di fine maggio lo certificano con chiarezza. Prysmian ha scavalcato Generali e si è insediata al quarto posto tra i titoli più pesanti del listino, con un’incidenza che sfiora il 5,92%. Solo un anno fa pesava il 2,75% e occupava la nona posizione. Un balzo notevole, che riflette la fame di infrastrutture digitali e cavi sottomarini legati alla nuova economia dei dati. Ancora più significativo è il caso Stm. L'unico titolo tecnologico puro del Ftse Mib aveva praticamente abbandonato la top 10, poi a marzo è rientrato con un peso del 2,73% e a fine maggio vale il 5,28%, sesto posto assoluto, davanti a Ferrari. Solo nel mese di maggio ha guadagnato 8,3 miliardi di capitalizzazione, passando da 29,5 a 37,8 miliardi: un quarto dell'intera crescita di market cap dell'indice concentrata in un solo titolo. Prysmian e Stm insieme, due nomi italiani fortemente esposti alla filiera delle infrastrutture digitali e dei semiconduttori, stanno spostando l'asse del listino milanese.
La banca è ancora il cuore del listino, ma qualcosa si muove. Unicredit aumenta il distacco su Intesa Sanpaolo, superando il 15% e soprattutto portando la sua market cap oltre i 110 miliardi. Il settore bancario pesa il 37,9% dell'indice al 29 maggio 2026, con una market cap di 271 miliardi. Un anno e mezzo fa pesava il 31,5%. In valore assoluto, i sette titoli bancari hanno aggiunto oltre 11 miliardi di capitalizzazione da gennaio (meno della metà del rialzo di Stm) contribuendo da soli per il 6% dell'intera crescita da inizio anno. Unicredit e Intesa Sanpaolo si confermano rispettivamente primo e secondo titolo dell'indice con pesi del 15,4% e 12,4%, e i primi due da soli concentrano il 27,9% del listino.
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MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
0412:43 giu 2026