FOCUS: dai Mondiali ai mercati, si apre la nuova era degli emergenti (Capital Group)
MILANO (MF-NW)--La Coppa del Mondo Fifa 2026 sarà la più grande di sempre. Per la prima volta, infatti, saranno 48 le nazioni a sfidarsi in tre Paesi ospitanti: Stati Uniti, Canada e Messico. Questo formato esteso aumenta le possibilità di qualificazione, specie per le regioni che storicamente sono state poco rappresentate, e introduce nuove vie di accesso al torneo. I mercati dei capitali hanno seguito un percorso simile. L'indice azionario MSCI Emerging Markets copre ora 24 Paesi e la quota di capitalizzazione di mercato globale è più che raddoppiata dal 2000. Anche il mercato obbligazionario si è esteso: i mercati del debito in valuta locale dei mercati emergenti (Me) sono cresciuti significativamente nell'ultimo decennio, mentre il debito pubblico in dollari dei Me è aumentato sensibilmente, con nuovi emittenti entrati in campo al fianco di nomi più noti, commenta Jeremy Cunningham, Fixed Income Investment Director di Capital Group.
ACCESSO PIÙ AMPIO NON SIGNIFICA EGUALITARIO
'Il percorso di qualificazione alla Coppa del Mondo cambia enormemente a seconda della confederazione. I Paesi con un ranking più basso devono accedere dalle fasi preliminari, disputando molte più partite solo per poter raggiungere quello che, invece, è il punto di partenza per le squadre più forti', spiega l'esperto. 'Nei mercati accade lo stesso. Molte economie dei ME che contraggono finanziamenti in dollari lo fanno a un costo nettamente più alto rispetto alle controparti dei mercati sviluppati, con meno liquidità e una maggiore dipendenza dai flussi degli investitori esteri. I mercati in valuta locale hanno acquisito maggiore profondità, ma continuano a presentare criticità operative e problemi di trasparenza che limitano la partecipazione degli investitori', prosegue Cunningham. Questa asimmetria va ben oltre il pricing. 'Molte economie dei ME hanno ora fondamentali più solidi rispetto ai mercati sviluppati, con una crescita più rapida, rapporti debito/Pil più bassi e una forza lavoro più giovane, ma, ciononostante, continuano a essere sistematicamente penalizzati nel trattamento riservato loro dai mercati globali', osserva l'esperto. 'Le azioni dei ME continuano a scambiare a uno sconto significativo rispetto agli Usa sulla base degli utili forward, uno dei divari di valutazione più ampi degli ultimi vent'anni, mentre la qualità creditizia dei titoli corporate dei ME è in costante ascesa', prosegue Cunningham.
IL COSTO DI UN PASSO FALSO RESTA PIÙ ALTO PER ECONOMIE EMERGENTI
Un quadro analogo emerge sul fronte della flessibilità delle politiche. Durante la pandemia da Covid i governi dei mercati sviluppati hanno potuto tagliare i tassi di interesse quasi fino allo zero, lanciare programmi di acquisti di asset su larga scala e mettere in campo un enorme stimolo fiscale. Molte economie emergenti hanno vissuto lo stesso shock senza poter rispondere allo stesso modo. 'La fragilità valutaria, il rischio di inflazione e la dipendenza dai finanziamenti esteri hanno infatti portato a tagli dei tassi più limitati, a un supporto fiscale maggiormente vincolato e a una ripresa più lenta e frammentata', dichiara l'esperto. 'La buona notizia è che molte economie dei ME hanno sfruttato l'ultimo decennio per rafforzare i propri fondamentali: il miglioramento della credibilità delle banche centrali, la maggiore flessibilità dei tassi di cambio e la crescente profondità dei mercati obbligazionari in valuta locale hanno contribuito ad assorbire l'ultimo ciclo di inasprimento monetario della Federal Reserve con molte meno turbolenze rispetto al passato', prosegue Cunningham. Il terreno di gioco resta disomogeneo e il costo di un passo falso di politica economica resta più elevato per un'economia emergente rispetto a una sviluppata.
LE VECCHIE ETICHETTE HANNO PERSO SIGNIFICATO
'Argentina, Brasile e Messico rientrano tra le economie emergenti, ma sul piano calcistico sono tutt'altro che emergenti; alcune tra le nazioni più ricche al mondo, invece, hanno raramente rappresentato una minaccia ai Mondiali. L'Italia rappresenta un esempio emblematico in questo senso: per quattro volte vincitrice del titolo mondiale, seconda a pari merito nel ranking di tutti i tempi, eppure è stata esclusa dalla Coppa del Mondo per la terza volta consecutiva, segnando un evento senza precedenti per un ex vincitore. L'eliminazione è giunta ai rigori contro la Bosnia ed Erzegovina, un Paese alla sua seconda partecipazione a un Mondiale e che è appena visibile nei mercati dei capitali mondiali', spiega l'esperto. In campo economico vale lo stesso principlio, con l'economia indiana destinata a crescere ad un ritmo diverse volete superiore rispetto a Germania e Regno Unito. Le economie emergenti e in via di sviluppo rappresentano ora quasi la metà del Pil mondiale, un dato in aumento rispetto al 25% di inizio secolo, e hanno contribuito a gran parte della crescita globale negli ultimi venti anni. 'L'etichetta emergente dice dunque davvero poco sulla forza sottostante dell'economia, come pure sulla qualità delle opportunità di investimento in quel Paese', dichiara Cunningham.
COSA DIFFERENZIA LE SQUADRE (E GLI INVESTIMENTI) PIÙ FORTI?
'Nel calcio, il successo duraturo dipende dalle infrastrutture: sistemi di sviluppo giovanile, campionati nazionali competitivi e profondità nella formazione degli allenatori, che consentono al sistema di funzionare oltre i singoli talenti', prosegue l'esperto. Negli investimenti, 'a fare la differenza sono elementi strutturalmente simili: a livello sovrano, ciò che conta è la credibilità delle istituzioni, la solidità dei quadri politici, i livelli di debito gestibili e i modelli di crescita adatti al contesto attuale. Le economie che hanno investito in qualità istituzionale, capitale umano e disciplina fiscale sono in una posizione fondamentalmente diversa rispetto a chi non l'ha fatto', puntualizza Cunningham. 'I Paesi che hanno infatti sviluppato mercati dei capitali domestici profondi, costruendo una base di investitori locali attraverso fondi pensione, compagnie assicurative e veicoli sovrani, hanno ridotto la dipendenza dai flussi esterni, posizionandosi meglio per affrontare gli shock globali', spiega l'esperto.
STANDARD DI CORPORATE GOVERNANCE EM IN MIGLIORAMENTO
A livello aziendale vale lo stesso. 'Una società ben gestita in un mercato emergente, con una chiara posizione competitiva, un'allocazione dei capitali disciplinata ed esposizione alla crescita strutturale, può offrire un profilo di rischio/rendimento più interessante rispetto a un nome noto in un'economia sviluppata dalla crescita più lenta', prosegue Cunningham. 'Nell'ultimo decennio, gli standard di corporate governance nei mercati emergenti sono migliorati in maniera significativa, e la qualità creditizia delle obbligazioni corporate ME è costantemente aumentata dalla pandemia. Per contro, un'azienda leader i cui vantaggi competitivi si stanno erodendo a causa di disruption, regolamentazione o errata allocazione del capitale potrebbe sembrare solida nei principali indicatori anche molto tempo dopo che i suoi fondamentali sono cambiati', osserva l'esperto. 'Disciplina non significa solo identificare ciò che è stato solido, ma chiedersi anche se quelle condizioni che hanno portato alla solidità siano ancora valide', commenta Cunningham.
CONSIDERAZIONI IMPORTANTI PER L'INVESTIMENTO
1. La forza del passato non dice nulla sulle prospettive future. 'Come sottolineato in precedenza, l'Italia ha vinto per quattro volte la Coppa del Mondo ma non parteciperà al torneo per la terza volta consecutiva. Un declino che non è stato improvviso, ma che riflette anni di scarsi investimenti in infrastrutture, sviluppo giovanile e rinnovo istituzionale, nascosti da una reputazione che è svanita più lentamente delle fondamenta su cui si reggeva', riporta l'esperto. Economie e società seguono un pattern simile. 'Un rating del credito sovrano elevato può coesistere per anni con un deterioramento fiscale lento prima che i mercati lo scontino nuovamente. Una società con una posizione di mercato dominante può assistere all'erosione dei propri vantaggi competitivi ben prima che ciò si rifletta nei risultati di bilancio. I mercati hanno ripetutamente penalizzato gli investitori che hanno scambiato la leadership storica per un dato inevitabile', continua Cunningham.
2. Un campo più ampio aumenta il costo della compiacenza: 'Con un numero maggiore di squadre e di percorsi di qualificazione, la competizione si estende su più fronti. L'universo di investimento globale si è esteso: più economie, più emittenti, più mercati a cui accedere. Una partecipazione più ampia non ha però prodotto risultati più uniformi. La serie di possibili esiti nelle varie economie resta ampio, mentre a livello societario è aumentato anche il divario tra vincitori e vinti all'interno del medesimo settore o regione', spiega l'esperto. 'In un tale contesto, un'ampia esposizione comporta un costo nascosto. Nell'azionario, le allocazioni a livello di indice implicano sempre più un'esposizione significativa a società e mercati in cui la crescita degli utili è sotto pressione, accanto a un numero ristretto di realtà realmente ben posizionate. Nel reddito fisso, investire sull'intero universo significa invece esporsi a titoli sovrani e corporate con traiettorie di credito molto diverse', osserva Cunningham.
3. Diversificare significa comprendere la struttura di economie e imprese, non la loro collocazione geografica. 'Un portafoglio può coprire più regioni e concentrarsi comunque sugli stessi rischi sottostanti: sensibilità alle condizioni di finanziamento in dollari, esposizione a un singolo ciclo delle materie prime o dipendenza dalla domanda globale di prodotti manifatturieri. Lo stesso avviene a livello di singola società: due banche in Paesi diversi possono sembrare simili dal punto di vista dei bilanci, ma affrontare un quadro normativo, valutario e creditizio completamente differente', prosegue l'esperto. 'La prospettiva più utile è l'analisi del profilo economico e di business: cosa guida la crescita, come vengono gestite le politiche, dove si concentrano le vulnerabilità esterne e come un'economia o una società si connette al capitale globale', commenta Cunningham. 'Un'economia manifatturiera del Sud Est asiatico può avere in comune più aspetti col Messico di un esportatore di materie prime confinante; una società ben gestita in un mercato di frontiera può offrire un rendimento corretto per il rischio migliore rispetto a un nome a più basso rendimento in un'economia sviluppata a crescita più lenta. La diversificazione basata su questi presupposti è più durevole di una diversificazione costruita su una cartina geografica', conclude l'esperto.
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0819:22 giu 2026