FOCUS: debito, inflazione e AI ridisegnano i mercati (Gam)

MILANO (MF-NW)--"Il 4 ottobre 1957 il mondo conobbe il "momento Sputnik". Il lancio in orbita del primo satellite fece scoprire agli Stati Uniti che la tecnologia dell'Unione Sovietica era molto più avanzata di quanto pensassero; quel giorno segnò l'accelerazione della corsa allo spazio e il passaggio all'era della tecnologia e dell'automazione", dichiara Carlo Benetti, Market Specialist di Gam. "Il "momento Sputnik" del nostro tempo è probabilmente il 2001".

"L'11 settembre fece della sicurezza nazionale un criterio superiore di legittimazione del potere. Il governo americano ampliò gli strumenti investigativi e di sorveglianza, in nome dell'emergenza venivano indeboliti i diritti individuali e le libertà civili. L'11 settembre mise fine anche all'ottimismo degli anni Novanta, all'idea che il consolidamento della democrazia liberale portasse con sé benessere diffuso tramite la cooperazione e l'integrazione economica globale", prosegue l'esperto.

"Un altro momento significativo fu il 2016: il referendum in Gran Bretagna e l'elezione di Donald Trump alla Casa Bianca misero in discussione la legittimità politica della globalizzazione, i rancori e i malcontenti di ampie porzioni degli elettorati evidenziarono che l'integrazione economica non aveva evitato le disuguaglianze e la perdita delle sicurezze economiche. Seguirono lo shock economico globale del 2020 e, nel 2022, il ritorno della logica di potenza nelle relazioni internazionali", afferma l'analista.

"Nel nuovo scenario, l'integrazione internazionale non è più considerata una traiettoria inevitabile. Quote crescenti degli elettorati dei Paesi avanzati guardano con diffidenza a un modello di sviluppo fondato sugli scambi e sulla cooperazione; governi e imprese, dal canto loro, rimettono al centro la sicurezza degli approvvigionamenti, l'autonomia strategica e il controllo delle tecnologie", continua Benetti.

"La reazione agli eccessi sta però diventando un'oscillazione altrettanto eccessiva nella direzione opposta. Sono rimessi in discussione il libero scambio e la libertà di navigazione lungo rotte vitali per l'economia mondiale; commercio, investimenti, innovazione tecnologica e relazioni internazionali sono sempre più subordinati alla competizione delle grandi potenze. Il tentativo di correggere le fragilità della globalizzazione è arrivato a demolire le condizioni che ne avevano sostenuto la prosperità. Il cambiamento investe inevitabilmente anche l'economia e i mercati finanziari", afferma l'esperto.

"Come nel mito del vaso di Pandora, l'attacco all'Iran ha riversato dolori e incertezze nei mercati delle materie prime energetiche e, oggi, facciamo i conti con tre shock che attraversano i mercati e si alimentano vicendevolmente: il primo è quello energetico, il secondo è la faglia del debito, il terzo è l'imponente volume di investimenti nell'intelligenza artificiale che porta con sé possibili rischi sistemici", dichiara l'analista. "La guerra rende l'inflazione persistente, i governi sono costretti a rifinanziare il debito a costi crescenti e con effetti progressivi sulla spesa per interessi e sulla riduzione dello spazio fiscale, proprio nel momento in cui le economie avrebbero bisogno di investimenti e sostegno. Sono tornati i "bond vigilantes" e anche il Fondo Monetario, nel suo ultimo Outlook, insiste sulla necessità di ricostituire margini di sicurezza nei bilanci pubblici".

"L'Outlook, intitolato 'Resilience Under Strain, Urgent Choices' (Resilienza sotto pressione, scelte urgenti), presenta un'economia mondiale che continua a crescere nonostante gli shock geopolitici. La novità è che la crescita è maggiormente concentrata e sono in azione due forze contrapposte: la guerra in Medio Oriente, che alimenta i costi energetici e l'inflazione, e il boom degli investimenti nell'intelligenza artificiale, che sostiene domanda, commercio e produzione", afferma Benetti.

"Il dato che merita attenzione è la distribuzione della crescita: una trentina di economie rappresenta il 95% della crescita globale, erano cinquantaquattro nell'aggiornamento dello scorso aprile", dichiara l'esperto. "È una concentrazione marcata, la crescita mondiale è sempre meno il risultato di una diffusione uniforme dell'attività produttiva e sempre più quello di pochi centri capaci di attrarre capitale, tecnologia e investimenti".

"Il Rapporto del Fondo Monetario mette in evidenza anche i rischi: che la crisi in Medio Oriente duri a lungo: lo scenario di base assume una riapertura dello Stretto di Hormuz nel marzo 2027 e un ritorno graduale verso lo stato prebellico entro ottobre; ma se la normalizzazione non avvenisse, il rincaro dell'energia graverebbe ancora di più su inflazione e qualità della crescita; gli investimenti in AI: le delusioni rispetto alle aspettative potrebbero far correggere le valutazioni e le imprese potrebbero ridurre gli investimenti", prosegue l'analista.

"Vale anche lo scenario opposto, se i guadagni di produttività grazie alla tecnologia fossero più rapidi, lo scenario potrebbe migliorare. Il Fondo Monetario ammette come plausibili entrambe le possibilità; il cortocircuito di debito e tassi elevati: un aumento dei rendimenti sovrani rende più costoso il finanziamento pubblico e privato. Se si accompagnasse a una correzione finanziaria o a nuove tensioni commerciali, la debolezza della domanda potrebbe amplificarsi", afferma Benetti.

"Il vero test per il 2027 sarà capire se l'economia mondiale riuscirà a trasformare la resilienza di breve periodo in una crescita più diffusa, oppure se l'attuale equilibrio sia troppo dipendente dalla normalizzazione geopolitica e dalla prosecuzione del boom dell'AI", continua l'esperto. "Nello scenario di resilienza vulnerabile e di crescita polarizzata delineato dal Fmi, le obbligazioni restano esposte al rischio della persistenza delle pressioni inflazionistiche e delle decisioni delle banche centrali mentre le società quotate non saranno tutte colpite allo stesso modo".

"Potranno cavarsela bene le aziende produttrici di beni strategici nei Paesi che intendono ridurre la dipendenza dall'estero, quelle attive nel settore tecnologico, oppure quelle meno esposte a sanzioni e restrizioni commerciali. Faranno più fatica le società dipendenti da fornitori concentrati in aree politicamente sensibili, oppure esportatrici verso mercati nei quali l'accesso potrebbe essere limitato", dichiara l'analista. "Nella maggiore dispersione dei rendimenti azionari, aziende appartenenti allo stesso settore o allo stesso indice potrebbero avere performance differenti, la selezione dei titoli e la gestione attiva acquistano dunque ancor più importanza rispetto a fasi di mercato in cui l'espansione economica e l'integrazione dei mercati sostengono una crescita diffusa".

"Gli esiti possibili di questo scenario sono molteplici e dalle conseguenze molto diverse: più che inseguire i settori favoriti dal ciclo economico o dalle narrazioni dominanti, l'investitore dovrebbe concentrarsi sulla solidità finanziaria delle aziende e sulla sostenibilità degli utili, mantenendo un approccio disciplinato e un orizzonte di lungo periodo. Nel portafoglio devono trovare spazio strategie alternative e asset reali: strumenti come le obbligazioni catastrofali, le Insurance-Linked Securities, le materie prime e i mercati privati "lavorano" per ridurre la volatilità e slegare il portafoglio dall'andamento dei mercati tradizionali", conclude Benetti.

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2109:34 ott 2026