FOCUS: dollaro; fattori favorevoli nel breve, venti contrari nel lungo periodo (T.Rowe Price)

MILANO (MF-NW)--"Ripercorrendo l'outlook per il 2026 di inizio anno, la mia visione ampiamente positiva sull'economia statunitense rimane intatta, dichiara Arif Husain, Head of Global Fixed Income, CIO, Fixed Income presso T. Rowe Price.

"Si è verificato un unico grande evento inatteso, la guerra in Medio Oriente, che ha influenzato i mercati, senza tuttavia frenare in modo significativo la domanda negli Stati Uniti. A gennaio avevo espresso una view negativa di lungo termine sul dollaro statunitense. Tale tesi derivava principalmente dalla svolta sempre più isolazionista della politica economica dell'amministrazione Usa, destinata a erodere la dominanza del biglietto verde come valuta di riserva globale", continua l'esperto.

"Il nuovo presidente della Fed sostiene il dollaro La mia visione di lungo termine sul dollaro resta negativa, sebbene fattori di breve periodo possano sostenere la divisa statunitense nei prossimi mesi. In primo luogo, l'insediamento di Kevin Warsh alla presidenza della Federal Reserve si è finora rivelato favorevole per il dollaro. I mercati hanno ampiamente interpretato il suo orientamento in chiave hawkish e hanno iniziato a scontare rialzi dei tassi nel corso dell'anno, elemento che, a parità di altre condizioni, offre supporto alla moneta americana", prosegue l'analista.

"Non me la sento di condividere necessariamente l'interpretazione hawkish che il mercato dà di Warsh. Per quanto non abbia inviato messaggi 'da colomba', ciò non equivale a lanciare un segnale restrittivo. Ritengo inoltre che i voti del FOMC nel suo complesso siano più indicativi della singola posizione del presidente. Ciò nonostante, il mercato ha scommesso sull'interpretazione restrittiva. In un contesto di riduzione della forward guidance, mi aspetto che le aspettative sulla Fed risultino più volatili e legate alla pubblicazione dei dati macroeconomici, i quali, sfortunatamente, sono a loro volta più volatili e potenzialmente di minore qualità", dichiara Husain.

"In secondo luogo", continua l'esperto, "la continua espansione fiscale negli Usa ha rappresentato un altro fattore chiave per la solidità sia dell'economia americana sia del dollaro. L'amministrazione statunitense intende mantenere l'economia a pieno ritmo in vista delle elezioni midterm di novembre, ma mi aspetto che questa spinta sia destinata prima o poi a scemare. Riusciranno gli investimenti in conto capitale a colmare questo vuoto?".

"Nel frattempo, ritengo vi siano modi migliori per posizionarsi sull'economia statunitense nel breve termine rispetto a un'esposizione sovrappesata sul dollaro. Sul mercato dei tassi, ad esempio, prevedo che il binomio tra una crescita solida negli Usa e una continua generosità fiscale spinga al rialzo i rendimenti sulle scadenze più lunghe, favorendo in particolare le posizioni corte sui Treasury statunitensi a 10 e 30 anni", prosegue Husain.

"Volgendo lo sguardo alla fine del 2026 e oltre, mi aspetto che il rally del dollaro, iniziato intorno a gennaio 2026, perda slancio con il progressivo attenuarsi degli stimoli fiscali Usa. Alcuni colleghi del nostro team fixed income sono diventati più costruttivi sul dollaro nel lungo periodo, basandosi in gran parte sulle prospettive che il boom di capex nell'intelligenza artificiale (incentrato principalmente negli Usa) continui ad attrarre capitali nel Paese", dichiara l'esperto.

"La mia opinione", afferma Husain, "tuttavia, è che l'impulso fiscale precedente alle elezioni di midterm abbia finora mascherato i venti contrari di lungo termine della divisa americana, tra cui il trend globale di diversificazione dal dollaro come valuta di riserva. Ad esempio, alcune banche centrali extra-Usa stanno acquistando oro per diversificare le proprie riserve".

"Anche l'orientamento dell'attuale politica statunitense influenza il mio outlook di lungo termine sul dollaro. Un passaggio strutturale verso politiche commerciali e migratorie più restrittive potrebbe ridurre nel tempo la capacità del Paese di attrarre talenti ad alta specializzazione e attività imprenditoriale. Se ciò dovesse pesare sulla produttività e sulla crescita di lungo periodo, potrebbe anche intaccare gradualmente l'attrattività degli asset statunitensi per gli investitori globali, creando un potenziale freno per il dollaro", conclude l'analista.

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0511:10 ott 2026