FOCUS: energia e shock francese, mercati ancora esposti a elevata volatilità (Pictet Am)

MILANO (MF-NW)--'Settembre è stato un mese complicato per i mercati finanziari, con tre elementi che hanno catturato l'attenzione degli investitori: l'evoluzione del conflitto in Medio Oriente, il primo rialzo dei tassi da parte della 'nuova' Federal Reserve guidata da Kevin Warsh, e lo shock sui tassi europei innescato dalla crisi dei titoli di Stato francesi', afferma Andrea Campisi, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management.

'Giunto all'ottavo mese, il conflitto in Medio Oriente rimane la principale fonte di incertezza e volatilità per i mercati. I colloqui a margine dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite non hanno sbloccato lo stallo, che riguarda l'ordine in cui dovrebbero avvenire le concessioni: la riapertura dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran con un cessate il fuoco, o la rimozione del blocco navale statunitense che frena l'economia iraniana', dichiara l'esperto.

'La risposta americana ufficiale alle richieste iraniane non è ancora stata resa nota, ma il presidente Trump ha definito irrealizzabili le richieste di Teheran e ha minacciato la ripresa dei bombardamenti dopo le elezioni di metà mandato di novembre, rafforzando la presenza militare statunitense nell'area con l'invio di una terza portaerei e di ulteriori 10.000 soldati', continua l'analista.

Per Campisi, 'di conseguenza, i prezzi dell'energia si sono mossi al rialzo, con il greggio che è tornato nella fascia 100-110 dollari al barile, sostenuto anche dalle minacce di un possibile blocco degli export del diesel. L'incertezza sul petrolio si è parzialmente attenuata con l'annuncio europeo del rilascio di circa un milione di barili al giorno di petrolio e diesel dalle riserve strategiche per i prossimi quattro mesi'.

'Il fattore da monitorare è la quantità di petrolio e derivati che viene effettivamente esportata dall'area del Medio Oriente. Secondo gli analisti di settore, infatti, sembra che nelle ultime settimane si sia ripristinato circa l'80% dell'export dei livelli pre-bellici, grazie all'aumento dei volumi nella pipeline dell'Arabia Saudita, ai flussi nel Mar Rosso attraverso il porto di Yanbu e al supporto navale statunitense nello Stretto di Hormuz. Nel momento in cui scriviamo, questo non sembra essere ancora confermato dai prezzi pagati sul flottante di petrolio via mare, ma si tratterebbe di un elemento a favore di una riduzione dei prezzi dell'energia e, di conseguenza, di una riduzione delle pressioni rialziste sui rendimenti obbligazionari', continua l'esperto.

'Il rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, ampiamente prezzato dal mercato, ha portato i Fed funds nell'intervallo 3,75-4%. Le stime di crescita e inflazione sono state riviste al rialzo, mentre la mediana dei dots indica, per ora, un ulteriore rialzo entro fine anno, una pausa nel 2027 e tagli nel 2028-2029. Warsh ha inoltre spiegato che i rendimenti obbligazionari elevati sono principalmente dovuti a tre fattori: una crescita in aumento e resiliente al livello dei tassi, una competizione per il capitale, che si traduce in un premio al rischio più alto richiesto dagli investitori, e soprattutto il rincaro del prezzo dell'energia causato dal conflitto in Medio Oriente', afferma l'analista.

'Anche la Bce ha alzato per la seconda volta i tassi di riferimento, portandoli al 2,5%. Il mercato sconta ancora un ciclo complessivo di restrizione monetaria di 125 punti base per la Bce e di poco più di 100 per la Fed. Questi livelli di tassi terminali, e soprattutto di tassi reali di lungo periodo, scontati dal mercato ci appaiono ancora molto generosi in ottica di stretta monetaria', prosegue Campisi.

Secondo l'esperto, 'è importante fare una distinzione sia sull'origine dello shock che guida la risposta delle banche centrali, in questo caso un aumento una tantum dei prezzi dell'energia e non causato da un'inflazione diventata più persistente, ma soprattutto sulle condizioni economiche sottostanti l'area che subisce lo shock esogeno, ovvero quanto un'economia possa supportare aumenti dei tassi pari a 100 o 200 punti base. In Europa il mercato sta apprezzando un percorso molto impegnativo per la Banca Centrale Europea con ulteriori tre-quattro rialzi, mentre negli Stati Uniti le attese di mercato sono più restrittive delle più aggressive proiezioni presentate a settembre dalla Fed'.

'Qui entra il secondo fattore: gli Stati Uniti appaiono molto più resilienti dell'economia europea, più sensibile ai tassi di interesse, anche grazie a motori di crescita fortemente sostenuti da investimenti legati agli hyperscalers e dal buildout dell'ecosistema AI, con un effetto ricchezza legato anche all'azionario in continua crescita che sta permettendo una riduzione dei risparmi a favore dei consumi. Risparmi che nella revisione annuale del Bureau of Economic Analysis sono stati rivisti dal 2.8% al 4.1%, spegnendo i timori su un possibile impoverimento dei consumatori americani', afferma l'analista.

'L'Europa sta, inoltre, fronteggiando un altro elemento di rischio che complica ulteriormente l'operato della Bce: lo shock sui titoli di Stato francesi, che hanno visto lo spread decennale di fatto raddoppiare nel corso di quattro settimane. Il movimento è stato brusco e ha comportato una frammentazione del mercato obbligazionario, con i rendimenti di Paesi come Germania e Olanda in marcata discesa e rendimenti di Paesi come Francia e Italia in pesante risalita. Lo shock francese ha avuto effetti negativi anche sul comparto semi-core di Spagna-Portogallo e sui titoli legati all'Unione Europea, con impatti da shock di volatilità anche sul credito', dichiara Campisi.

'Le conseguenze sono state una marcata riduzione della liquidità del mercato e l'impossibilità, da parte degli operatori, di riciclare il rischio, generando liquidazione a prezzi forzati che hanno portato ad effetti simili a quelli visti nel periodo della crisi pandemica o del 2018 con la crisi italiana. Le motivazioni della frammentazione del mercato e la concentrazione degli impatti sono da ricondursi alla crisi fiscale e politica francese, epicentro del problema, la cui soluzione non appare semplice data la campagna elettorale dei partiti sino alle elezioni presidenziali dell'anno prossimo e la necessità di approvare un budget che riduca dello 0.4% un deficit corrente del 5.4%. È quindi verosimile attendersi ulteriore volatilità ed allargamento dello spread francese sino ad una seria decisione sulla riforma pensionistica e restrizione fiscale', prosegue l'esperto.

Per l'analista, 'questo comporta che le aspettative di ulteriore restrizione monetaria da parte della Bce possano diminuire, offrendo ulteriore supporto al core obbligazionario europeo attraverso una chiara forward guidance da parte della banca centrale, sulle tempistiche più lente di eventuali rialzi o attraverso interventi a riduzione degli impatti negativi del quantitative tightening. Il bilancio Bce, che oggi detiene i titoli di Stato acquistati nei periodi di quantitative easing, sta vedendo una riduzione dei suoi asset, essendo le obbligazioni lasciate scadere a maturity e non venendo più reinvestite. Azione che oggi vede una riduzione di bilancio di circa 45 miliardi al mese, e la cui interruzione o modifica favorirebbe una maggiore liquidità del mercato'.

'Sul mercato azionario', continua Campisi, 'dato lo scenario corrente di energia più cara e tassi più alti, non tutti gli indici e settori reagiscono allo stesso modo. È un mercato in cui conta molto di più la qualità degli utili, la capacità di trasferire i costi sui prezzi finali e i trend di investimento. A nostro avviso, le aree più interessanti continuano ad essere gli Stati Uniti, l'Europa e i Paesi emergenti'.

'In particolare, guardiamo a banche solide, alle utilities, a comparti che possono beneficiare di rendimenti più elevati o che possono beneficiare di investimenti pubblici e privati. Guardiamo al comparto tecnologico, con la prosecuzione degli investimenti nell'ecosistemi AI e la sua crescita degli utili, man mano che il tasso di adozione di questa tecnologia aumenta, ma anche al comparto small cap americano, soprattutto a fronte di una crescita trainata da solidi consumi', prosegue l'esperto.

Secondo l'analista, 'è importante però impostare il portafoglio in modo che non sia basato su una previsione unica, indipendentemente che sia il rientro dell'inflazione al target, l'escalation del conflitto in Medio Oriente o l'aumento degli investimenti nel segmento AI. Il quadro oggi resta molto dipendente dalla geopolitica, dagli effetti di secondo livello sull'inflazione e dalla crescita, a cui si aggiungerà la prova delle elezioni di mid-term negli Stati Uniti il prossimo novembre'.

'In questo contesto, l'approccio multi asset permette di costruire un portafoglio diversificato e che possa affrontare più scenari attraverso una componente obbligazionaria che oggi appare più equilibrata tra rischio e rendimento, con un carry in grado di proteggere da ulteriori ed eventuali risalite dei tassi, ma soprattutto con un potenziale di apprezzamento qualora vi fossero interventi da parte della banca centrale o se la crescita dovesse perdere di slancio. A questa componente va affiancata un azionario diversificato sia per geografie che per settori, così da poter cogliere i trend del momento, ma senza risentire, o risentendo in modo contenuto, delle debolezze idiosincratiche', conclude Campisi.

dfg

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0819:29 ott 2026