FOCUS: Fed, aumento tassi in risposta a shock energetico non sarebbe appropriato (Payden & Rygel)
MILANO (MF-NW)--L'escalation del conflitto in Medio Oriente ha generato uno shock energetico. Tuttavia, i prezzi, in termini reali, restano ben al di sotto dei picchi registrati in passato, mentre il grado di trasmissione all’inflazione si è ridotto. In questo contesto, "un aumento dei tassi di interesse da parte della Fed in presenza di uno shock di offerta non sarebbe appropriato", commenta Jeffrey Cleveland, Chief Economist di Payden & Rygel.
PASS-THROUGH AUMENTO PREZZI A INFLAZIONE INFERIORE AL PASSATO
Analizzando i prezzi del petrolio in termini reali, "il Wti ha raggiunto circa 202 dollari al barile nel 2008 e 160 dollari nel 1980, contro i circa 94 dollari attuali. Si tratta certamente di uno shock, ma non del più grave mai visto", riporta l'esperto. In secondo luogo, è improbabile che l'aumento dei prezzi del petrolio si traduca in una pressione significativa sull'inflazione core negli Stati Uniti. Negli ultimi decenni, infatti, il trasferimento dei prezzi energetici sull'inflazione di fondo è stato limitato. "Terzo punto: gli Stati Uniti, essendo esportatori netti di energia, risultano relativamente protetti dagli shock petroliferi. Solo una quota marginale del petrolio che attraversa lo Stretto di Hormuz è destinata al mercato statunitense, circa il 2%, e l'economia Usa oggi è molto meno dipendente dall'oro nero rispetto al passato", prosegue Cleveland. Infine, l'intensità petrolifera è diminuita di quasi il 70% dal 1960, segno di una maggiore efficienza e di un diverso mix energetico.
FED DEVE GUARDARE OLTRE EFFETTO TEMPORANEO SHOCK ENERGETICO
In passato gli shock petroliferi hanno spesso preceduto recessioni, agendo come tassa sui consumatori. Tuttavia, "la questione cruciale è capire a quale livello di prezzo questo effetto diventa realmente critico. Attualmente, i consumatori statunitensi destinano meno del 4% della loro spesa totale all'energia, contro una media di circa l'8% negli anni '70 e '80. Storicamente, le difficoltà emergono quando questa quota si avvicina al 7%, livello che oggi corrisponderebbe a un prezzo del Brent intorno ai 157 dollari al barile, ben al di sopra delle quotazioni attuali", dichiara l'esperto. "A nostro avviso, un aumento dei tassi da parte della Fed in presenza di uno shock di offerta non sarebbe appropriato. Se prolungato, uno shock petrolifero agisce più come un freno alla crescita che come un motore dell'inflazione", spiega l'analista. In un contesto di mercato del lavoro già fragile, questo potrebbe anzi giustificare politiche monetarie più accomodanti. In altre parole, "la Fed dovrebbe guardare oltre l'effetto temporaneo dei prezzi dell'energia sull'inflazione complessiva", commenta Cleveland.
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MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
1811:54 mar 2026