FOCUS: Fed, Boj e Bce seguono percorsi diversi, sui tassi e non solo (Natixis Im)

MILANO (MF-NW)--L’escalation del conflitto in Medio Oriente ha determinato una revisione delle aspettative sui tassi di interesse e sulle future mosse di politica monetaria delle principali banche centrali. In questo contesto, la Fed dovrebbe adottare un atteggiamento attendista, valutando con cautela i rischi sia per il mercato del lavoro sia per la stabilità dei prezzi. La Bce, invece, più sensibile alle pressioni inflazionistiche, potrebbe avviare un ciclo di rialzi dei tassi già a partire dal prossimo meeting. La BoJ, infine, dovrebbe proseguire il percorso di inasprimento monetario, commenta Jack Janasiewicz, Lead Strategist and Portfolio Manager di Natixis Im.

SHOCK LATO OFFERTA RICHIEDONO ATTENTA VALUTAZIONE

I mercati hanno posticipato le aspettative di taglio da parte della Fed dalla seconda metà del 2026 all'estate del 2027. "La funzione di reazione dell'Istituto non è lineare, in quanto il passaggio dai tagli alla pausa e poi agli aumenti non segue una scala graduale nel tempo. È piuttosto lineare fino a quando non diventa una funzione a gradini. Il passaggio dai tagli alla pausa è certamente lineare. Ma il passaggio dalla pausa agli aumenti è una funzione a gradini. E si tratta di una funzione a gradini piuttosto marcata", spiega l'esperto. La risposta ad uno shock dal lato dell'offerta, infatti, richiede un rimedio diverso rispetto a uno shock guidato dalla domanda. "Quest'ultimo può essere semplicemente affrontato attraverso un aumento del costo del denaro mentre il primo no. Gli shock di offerta devono essere affrontati con un'attenta valutazione, che tenga conto di un risultato che riduca al minimo il danno economico complessivo. Nel caso odierno, stiamo assistendo ancora una volta a un'altra crisi guidata dall'offerta, che segue quelle osservate con la pandemia e il conflitto Russia/Ucraina", continua Janasiewicz.

FED ASSUMERÀ ATTEGGIAMENTO ATTENDISTA

In questo contesto, la Banca centrale statunitense sembra propensa a valutare come si evolveranno i dati e ottenere maggiore chiarezza prima di agire. "Sembra certamente che, in modalità di attesa, la Fed stia lasciando che siano i prezzi più elevati a fare il lavoro sporco, creando una contrazione della domanda che alla fine porterà a un calo dei prezzi nel lungo periodo. Il tempo è nemico, poiché nel frattempo l'economia sarebbe soggetta a prezzi più elevati, con il rischio che le aspettative di inflazione perdano il loro ancoraggio", dichiara l'esperto. Tuttavia, il potenziale danno al mercato del lavoro che potrebbe derivare da un aumento dei costi di finanziamento potrebbe far precipitare l'economia in una recessione, mettendo a repentaglio l'obiettivo della piena occupazione previsto dal mandato. "Di conseguenza, è probabile che la Fed mantenga la propria posizione per il momento, lasciando che i mercati seguano il loro corso, monitorando attentamente gli eventi e intervenendo quando necessario a parole", continua Janasiewicz.

STATUS QUO PER LA BOJ

La Banca centrale giapponese, invece, registra un andamento differente per quanto riguarda l'evoluzione delle aspettative sui tassi. "Osservando la curva dei rendimenti a termine, il mercato è rimasto pressoché invariato dall'inizio della guerra in Medio Oriente. Gli investitori avevano già scontato due aumenti dei tassi da parte della BoJ da qui alla fine dell'anno e tali aspettative sono cambiate di poco", commenta l'esperto. Inoltre, il Giappone affonta l'attuale shock da una posizione di forza, con il Primo Ministro Takaichi che ha attuato una politica espansiva, cercando di stimolare una crescita più forte nel breve. "Questo contesto politico favorevole potrebbe benissimo finire per fornire un cuscinetto contro qualsiasi potenziale colpo che l'economia giapponese potrebbe subire a causa dell'aumento dei costi energetici", spiega Janasiewicz. "I punti di partenza contano. E il Giappone sta affrontando questa crescente incertezza da una posizione di forza, relativamente parlando. I cambiamenti nelle aspettative contano e non abbiamo visto grandi cambiamenti nelle aspettative sulla politica monetaria in Giappone dalla fine di febbraio", prosegue l'esperto.

BCE PRONTA AD ALZARE TASSI

Le interruzioni dell'approvigionamento colpiranno l'Europa sia attraverso i canali dell'offerta sia quelli della domanda, provocando uno shock delle ragioni di scambio. "Storicamente parlando, la Bce tende ad avere una funzione di reazione asimmetrica, risultando più sensibile all'aumento dell'inflazione rispetto alla Fed, soprattutto considerando che la Bce non ha un mandato di piena occupazione", osserva Janasiewicz. "L'ultimo meeting della Bce ha messo in evidenza questa tendenza, con Lagarde che ha osservato come la posizione della Bce sia passata da una buona posizione a una buona base, suggerendo di fatto che la Banca sia pronta ad avviare un incremento dei tassi al prossimo meeting", continua l'esperto. L'economia europea parte da un livello di crescita non particolarmente solido, mentre le aspettative di inflazione sono rimaste contenute. "Il mercato ha rapidamente scontato i rialzi dei tassi, con quasi tre aumenti previsti dalla Bce entro la fine del 2026", conclude Janasiewicz.

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2711:00 mar 2026