FOCUS: Fed post Powell; inflazione persistente, mentre restano limiti all'easing (iBanFirst Italia)

MILANO (MF-NW)--"Come avviene all'inizio di ogni anno, i mercati stanno ricalibrando le aspettative di politica monetaria alla luce degli ultimi dati macroeconomici", commenta Michele Sansone, country manager di iBanFirst Italia.

CAMBIO EFFETTIVO NOMIALE EURO PROSSIMO AI MASSIMI

Nell'Eurozona, l'inflazione ha subito un rallentamento a causa della debolezza della domanda, mentre il recente rafforzamento dell'Eur/Usd oltre quota 1,20 sta attirando l'attenzione degli operatori. "Per lungo tempo, il mercato monetario ha ritenuto che la Banca Centrale Europea avesse raggiunto il tasso terminale al 2%. Oggi viene invece prezzata la possibilità di un ultimo taglio di 25 punti base, fino all'1,75%, tuttavia, nutriamo dubbi sulla realisticità di questo scenario", prosegue l'esperto. Il tasso di cambio effettivo nominale dell'euro si colloca già su livelli prossimi ai massimi. Inoltre, la Bce è storicamente poco incline a reagire in modo affrettato. "Va anche ricordato che un taglio dei tassi non implica automaticamente un deprezzamento della valuta: la relazione è tutt'altro che meccanica. Ancora più rilevante è il fatto che una riduzione dei tassi aumenterebbe la liquidità in circolazione", spiega Sansone. "Sebbene ciò sia generalmente favorevole all'attività economica, le condizioni di liquidità sono già ampiamente accomodanti, il che suggerisce un impatto complessivo verosimilmente contenuto", dichiara l'esperto.

FED, RESTANO IMPROBABILI TAGLI AGGRESSIVI

Per quanto riguarda la Federal Reserve, dopo la nomina di Kevin Warsh come successore di Jerome Powell alla guida della Fed, il mercato ha iniziato a scontare la possibilità di tagli aggressivi dei tassi, inclusi interventi singoli da 50 punti base, mentre emergono timori circa un'eventuale accelerazione nella riduzione del bilancio della banca centrale. Storicamente, "tali fasi non sono state prive di turbolenze, spesso accompagnate da un aumento dei rendimenti obbligazionari a lungo termine. Riteniamo tuttavia improbabile che una riduzione incisiva del bilancio possa concretizzarsi nel corso dell'anno, anche alla luce delle esigenze di rifinanziamento del Tesoro statunitense, che deve rinnovare circa un terzo del debito in essere", spiega Sansone. "Un brusco incremento dei rendimenti potrebbe esporre gli Stati Uniti al rischio di una pericolosa trappola del debito, uno scenario difficilmente compatibile con l'attuale contesto macro-finanziario. La normalizzazione del bilancio appare pertanto più plausibile come tema per il 2027 o oltre", commenta l'esperto. Inoltre, tagli di ampia entità appaiono poco probabili. "La struttura collegiale del Federal Open Market Committee implica che, pur detenendo un'influenza significativa, il Presidente non abbia un potere decisionale assoluto. Al momento, solo un altro membro si è espresso a favore di un allentamento aggressivo, un consenso insufficiente per costruire una maggioranza", puntualizza l'esperto. In questo contesto, conclude Sansone, "il nostro scenario di base resta quello di due tagli da 25 punti base nel semestre, con avvio a marzo".

cba

MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)

1311:20 feb 2026