FOCUS: Frescobaldi un grande del vino, aprì al made in Italy rotte dell’export

MILANO (MF-NW)--Quasi un secolo di vita, interamente dedicato al vino. A 97 anni ci ha lasciati il marchese Vittorio Frescobaldi, uno dei grandi protagonisti del Rinascimento vinicolo toscano.

Nato a Firenze il 30 novembre 1928, Vittorio è parte della trentunesima generazione di una famiglia che produce vino da più di 700 anni. Dopo aver conseguito la laurea in agraria nel 1953 presso l’ateneo fiorentino, entrò nell'impresa di famiglia. Quindi, ne assunse la guida e, assieme ai fratelli Leonardo e Ferdinando, traghettò quel patrimonio di cultura enologica familiare, risalente al Medioevo, fin nel cuore della più avanzata modernità.

Fu un vero pioniere. «Negli anni ’90», racconta di lui il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti: «È stato tra i primi ad intuire l’importanza di aprirsi ai mercati esteri e di raccontare il territorio da cui il vino nasce. Due principi fondamentali anche oggi». Nella Confederazione generale dell’agricoltura, Vittorio Frescobaldi, è stato pure vicepresidente, tra il 1986 e il 1990. Ma ben prima, nel 1977, si era guadagnato i galloni di Cavaliere del lavoro per i suoi meriti di imprenditore agricolo.

Infatti, da agricoltore fu illuminato. La sua impronta tra i filari è indelebile. A Vittorio Frescobaldi si deve l’intuizione imprenditoriale di valorizzare le diverse identità enoiche e i differenti territori vitivinicoli della Toscana. A lui va riconosciuto il ruolo di traghettatore del vino italiano dallo «sfuso per tutti» al «fine wine».

Già, perché durante gli anni ’60 il nettare di Bacco italiano era considerato utile solo per i fiaschi; cioè, era percepito come prodotto commodity, da tavola, per il mero consumo quotidiano delle masse. Vittorio, invece, ne elevò il valore percepito: prima vinse la sfida di spostare l’intera produzione familiare verso la gamma più alta; poi, contribuì ad aprire al vino made in Italy le rotte dell’export e i suoi principali mercati di sbocco: quello americano e quello asiatico.

Altro step significativo nello sviluppo d’impresa fu l’incontro con Robert Mondavi, assoluto protagonista della viticoltura californiana. I due imprenditori avviarono nei primi anni ’90 a Montalcino un sodalizio inedito, tra un secolare casato del vino europeo, che affondava i suoi saperi nella tradizione, e un esponente dell’industria enologica statunitense. Due storie opposte, accomunate da una visione internazionale del mercato, che diede vita a un progetto comune.

Questo percorso maturò sugli acini nel 1995 e guadagnò la ribalta col nome di Tenuta Luce. Fu un benchmark, un caso di scuola, un esempio con cui iniziarono a confrontarsi i principali produttori italiani e stranieri. Al punto di fare di quell’areale un terreno d’incontro tra opposte visioni, per la conquista dei mercati. In seguito, sotto la guida di Vittorio e dei fratelli, Frescobaldi estese la sua presenza in diversi terroir della Toscana, per valorizzarne l’identità dei vini, il valore dei territori, le capacità seduttive sui mercati

L’ultima sfida vinta è stata il passaggio generazionale; lo ha realizzato assieme ai fratelli Leonardo e Ferdinando. Vittorio Frescobaldi è riuscito a mantenere la compattezza familiare, coniugandola con una struttura manageriale più moderna, rigorosa e capace di affrontare nuove sfide imprenditoriali. Lasciando agli eredi un gruppo che al tempo fatturava tra gli 85 e gli 87 mln di euro.

Oggi, il marchese del vino, lascia un’eredità importante alla famiglia e al Made in Italy: le sue orme nei calici sono percorse ai massimi livelli dal figlio, Lamberto Frescobaldi, attuale presidente dell’Unione Italiana Vini, che guida l’azienda dal 2013, portandola nel 2025 a registrare ricavi per 159 mln di euro. Un passaggio di successo, dunque, che ha consentito al gruppo vinicolo di avere continuità strategica, tutela del patrimonio acquisito e un ulteriore, diversificata, espansione. Oggi Mediobanca lo colloca attorno al ventesimo posto per fatturato globale tra i grandi player italiani, ma al primo/secondo posto per indice di redditività (rapporto tra EBIT e fatturato e utile netto e fatturato).

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2707:37 ago 2026