FOCUS: Generali Inv. vede crescita Usa al 2,5%, un solo taglio tassi in 2026

MILANO (MF-NW)--Paolo Zanghieri, Senior Economist di Generali Asset Management, mantiene una valutazione costruttiva sulla crescita degli Usa, coerente con l’ipotesi di un unico ulteriore taglio dei tassi nel 2026, che porterebbe il tasso di riferimento nell’intervallo 3,25–3,5%. La solidità della crescita del Pil nel primo trimestre suggerisce che questo intervento non avverrà prima di giugno. Dopo aver ridotto i tassi in ciascuna delle ultime tre riunioni, il Fomc dovrebbe infatti prendersi una pausa prolungata: il tasso dei Federal Funds si colloca ormai vicino al livello neutrale, i rischi al ribasso per il mercato del lavoro si sono attenuati e, come indicano i recenti dati sul deflatore, l’inflazione ha verosimilmente raggiunto il suo picco.

I mercati hanno già iniziato a adeguarsi alla prospettiva di un tasso terminale più elevato, rivedendo le aspettative sul livello di fine anno dal 3% al 3,2%. "Le nostre stime suggeriscono che la politica monetaria non sarà particolarmente restrittiva, alla luce del lento processo di disinflazione e del modesto incremento della disoccupazione. La rotazione annuale dei presidenti delle Federal Reserve regionali tenderà inoltre a spostare il comitato in una posizione leggermente più falco. Resta infine un rischio marginale legato all’eventualità che l’amministrazione decida di rimuovere la Governatrice Lisa Cook, scenario che potrebbe, nel tempo, aprire la strada a una configurazione del Comitato più accomodante", puntualizza Zanghieri.

L'esperto rivede al rialzo al 2,5% la previsione di crescita degli Stati Uniti per quest’anno. Gli investimenti non residenziali svolgeranno un ruolo guida, poiché i capitali destinati a settori non legati all’IA recupereranno terreno grazie ai tagli fiscali. L’incertezza legata alla politica rimane una fonte di rischio al ribasso e il contributo derivante dall’allentamento delle condizioni finanziarie sarà marginale, dato che i tassi di lungo periodo restano elevati.

I dati recenti suggeriscono che l’economia statunitense sia entrata in un periodo di maggiore crescita della produttività, con la produzione oraria del settore non agricolo in aumento di circa il 2,1% su base annualizzata nel periodo 2023–2025, un ritmo che non si vedeva dalla fine degli anni ’90. Sebbene sia troppo presto per attribuire tutto ciò all’IA, è probabile che rifletta una risposta ciclica persistente alle carenze di manodopera e alle pressioni salariali del post-pandemia, sostenuta da bassi costi di finanziamento e da misure fiscali. Gli investimenti delle imprese in tecnologie labour-saving, congiuntamente ai miglioramenti nell’organizzazione del lavoro, inclusa la diffusione del lavoro da remoto, e all’accelerazione nei tassi di creazione di nuove imprese, hanno altresì contribuito in modo significativo a tale evoluzione.

Zanghieri prevede poi che il deflatore core chiuderà il 2026 intorno al 2,5% su base annua, in diminuzione di 0,4 punti percentuali rispetto alla stima per dicembre 2025. L’amministrazione ha iniziato a introdurre misure per contenere l’aumento dei prezzi di alcuni beni critici, come la riduzione dei dazi sulle importazioni agricole e l’annuncio di interventi per diminuire le bollette dell’elettricità — sebbene i dettagli restino poco chiari, così come l’effettivo aiuto che tali misure apporteranno.

Permangono interrogativi sulla misura in cui le pressioni politiche potrebbero influenzare le decisioni della Federal Reserve, conclude Zanghieri. Eventi recenti, come l’indagine del Dipartimento di Giustizia nei confronti di Powell, hanno suscitato reazioni avverse nei mercati e opposizione da parte di alcuni legislatori repubblicani. Powell lascerà la carica di presidente del Fomc ad aprile, ma non è ancora chiaro chi lo sostituirà. Le turbolenze dei mercati hanno ridotto la probabilità di nominare un candidato percepito come troppo sensibile alle richieste dell’amministrazione di ridurre i tassi. Powell potrebbe rimanere nel board fino al 2028 e, considerate le minacce all’indipendenza della Fed, potrebbe scegliere di restare. Attualmente, nel Fomc esiste una solida maggioranza di membri, inclusi quelli nominati da Trump durante il suo primo mandato, favorevoli a un approccio prudente; pertanto, il nuovo presidente sarebbe probabilmente messo in minoranza.

alb

alberto.chimenti@mfnewswires.it

(fine)

MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)

2710:11 gen 2026