FOCUS: geopolitica al centro della scena per valute e oro in 2026 (J. Safra Sarasin)
MILANO (MF-NW)--Nel 2026 i mercati finanziari, in particolare quello valutario e quello dei metalli preziosi, continueranno a essere fortemente condizionati dagli sviluppi geopolitici. In questo scenario, il dollaro dovrebbe proseguire la sua tendenza al ribasso, mentre l'oro beneficerà del suo ruolo di bene rifugio. L'argento, invece, sarà sostenuto dal persistente deficit strutturale dell'offerta, commenta Claudio Wewel, Fx Strategist di J. Safra Sarasin.
VALUTE EUROPEE REGISTRANO RIALZI SPINTE DAL "SELL AMERICA"
Il movimento al ribasso del dollaro ha riflettuto il forte aumento dell'attività di copertura valutaria contro l'indebolimento del biglietto verde. Al contrario, le valute europee hanno registrato forti guadagni quando la tendenza del "sell America" è diventata dominante nel secondo trimestre del 2025, innescando una rotazione verso gli asset europei. Le valute latinoamericane, come il peso messicano (Mxn) e il real brasiliano (Brl), si sono apprezzate in modo sostanziale, mentre le valute asiatiche hanno registrato risultati peggiori. I metalli preziosi hanno invece beneficiato del contesto geopolitico incerto, con l'oro che ha guadagnato il 65% e l'argento che ha registrato un aumento eccezionale del 145%. In questo contesto, il 2026 è iniziato con una serie di sviluppi geopolitici. In primo luogo, La Cina ha condotto un'importante esercitazione militare intorno a Taiwan, che ha sostanzialmente simulato un blocco marittimo. Inoltre, gli Stati Uniti hanno riaffermato la loro influenza sull'America Latina con la cattura del presidente venezuelano, Nicolas Maduro, e hanno esercitato pressioni sulla Groenlandia.
DOLLARO CONTINUERÀ A DEPREZZARSI IN 2026
"Pertanto, siamo propensi a ritenere che il 2026 sarà un altro anno in cui i mercati finanziari saranno fortemente influenzati dalla geopolitica. Ciò vale in particolare per il mercato valutario e quello dei metalli preziosi, data la loro elevata sensibilità agli sviluppi politici", spiega l'esperto. "Nonostante sia piuttosto difficile calibrare le previsioni valutarie sugli sviluppi politici, riteniamo che il persistere delle turbolenze dovrebbe causare una maggiore volatilità dei mercati valutari. A nostro avviso, la linea politica dell'amministrazione Trump dovrebbe avere implicazioni principalmente per il dollaro statunitense, poiché la domanda di valuta di riserva dovrebbe essere inferiore in un mondo multipolare costituito da vari blocchi rispetto al precedente ordine postbellico basato su regole", commenta Wewel. In questo contesto, la frammentazione geopolitica potrebbe avere effetti negativi sul dollaro nel lungo termine. "Siamo propensi a prevedere un proseguimento della tendenza al ribasso del dollaro", inoltre, "nel 2026 prevediamo che il sostegno al biglietto verde diminuirà dal punto di vista ciclico relativo". La crescita economica è destinata a convergere ulteriormente tra gli Stati Uniti e l'area dell'euro, poiché l'economia europea beneficerà dell'erogazione del pacchetto fiscale tedesco, mentre il mercato del lavoro Usa resta in una fase di raffreddamento. "Questo richiederà alla Fed di mantenere un orientamento accomodante, il che significa che la sua politica monetaria dovrebbe continuare ad essere più espansiva rispetto ad altre grandi economie", prosegue l'esperto.
ORO BENEFICIA DI NECESSITÀ DIVERSIFICAZIONE DA USD
Il 2026 sarà un altro anno positivo per l'oro, il metallo prezioso è infatti ben posizionato per beneficiare della diversificazione delle riserve valutarie statunitensi. "A partire dal 2024, gli acquisti di oro si sono ampliati grazie al crescente interesse dimostrato dai gestori di investimenti e dalle famiglie, con conseguenti forti afflussi verso gli Etf sull'oro fisicamente garantiti", prosegue l'esperto. I recenti sviluppi geopolitici giustificano il proseguimento di questa tendenza. "Data la sua caratteristica di asset rifugio per eccellenza, l'oro è destinato a fungere da valuta tra i blocchi geopolitici, poiché il calo di fiducia tra questi ultimi riduce la validità del dollaro statunitense come valuta globale. Di conseguenza, prevediamo che gli investitori istituzionali continueranno ad aumentare le loro allocazioni in oro, poiché quest'ultimo è anche percepito come un modo conveniente per vendere allo scoperto il dollaro", dichiara Wewel.
DEFICIT STRUTTURALE OFFERTA SPINGE I PREZZI DELL'ARGENTO
Allo stesso modo, l'argento è ben posizionato per beneficiare di una diversificazione dal dollaro. Nel novembre 2025, il governo degli Stati Uniti ha incluso l'argento nella sua lista dei minerali critici, segnalando potenziali rischi di approvvigionamento e sollecitando l'anticipo delle spedizioni verso gli Stati Uniti. "Ciò ha ulteriormente ridotto l'offerta globale di argento, che negli ultimi cinque anni ha registrato un deficit strutturale. Grazie al suo basso costo di stoccaggio (rispetto ad altre materie prime) e alla sua lunga tradizione come materiale fondamentale per le monete, l'argento ha un vantaggio monetario simile a quello dell'oro", spiega l'esperto. Nonostante il forte rialzo di fine anno, riteniamo che il deficit di offerta potrebbe proteggere l'argento da bruschi cali nel breve termine. Inoltre, "le posizioni lunghe speculative si sono moderate rispetto ai picchi di metà anno. Tuttavia, ribadiamo che l'argento dovrebbe essere più suscettibile di un consolidamento degli investimenti legati all'intelligenza artificiale rispetto all'oro, data la sua natura ciclica", conclude Wewel.
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MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
2416:18 feb 2026