FOCUS: il 30% degli italiani che investe vuole ottenere risorse con cui integrare la pensione (Amundi)

MILANO (MF-NW)--Gli investitori italiani si aspettano che il 38% del reddito che percepiranno durante il pensionamento provenga da una fonte pubblica, dato leggermente al di sopra della media europea (34%). Un'ulteriore quota del 38% è attesa da risparmi e investimenti personali (in linea con la media europea del 37%), con il restante 24% che dovrebbe arrivare dalle forme pensionistiche complementari offerte in ambito lavorativo. Per il 30% la necessità di predisporre risorse per il pensionamento è uno dei principali obiettivi di investimento, ma solo il 69% di questo gruppo è fiducioso di poter raggiungere questo obiettivo. È quanto emerge dal Decoding Investors, ricerca realizzata da Amundi in 26 paesi su un campione di 18 mila persone.

LA CONSULENZA IN ITALIA

Più dei 2/3 degli investitori italiani hanno accesso a una qualche forma di consulenza finanziaria, con il 26% che vi ricorre regolarmente e il 42% occasionalmente. La scelta di affidarsi ai consulenti è soprattutto dettata dalla tranquillità di potersi confrontare con una persona fidata per validare le proprie decisioni. Solo il 9% cita assistenti basati sull'AI, impiegati soprattutto per la generazione di strategie di investimento (29%), la spiegazione di concetti o termini finanziari (28%) e la verifica di un'opinione per controllarne la validità (26%). Il 33% ha invece cercato informazioni, consigli o indicazioni sugli investimenti tramite influencer (contro il 39% in Europa), al fine di approfondire le proprie conoscenze in materia di investimenti (37%), di comprendere come iniziare (29%) e di aggiornarsi sull'andamento dei mercati finanziari (28%).

A LIVELLO GLOBALE SOLO IL 36% DI CHI INVESTE LO FA PER LA PENSIONE

Complessivamente, dalla ricerca emerge che gli investitori sperano di limitarsi a finanziare in proprio il 42% del loro reddito pensionistico, con la parte rimanente derivante da pensione pubblica e previdenza complementare. Nonostante ciò, solo il 36% degli investitori indica il pensionamento come motivazione chiave per investire e, tra questi, solo il 23% si dice molto fiducioso di riuscire a garantirsi una sicurezza finanziaria nel lungo periodo (26% l'anno precedente). Il dato sintetizza però un quadro disomogeneo. La consulenza professionale, ad esempio, incide in modo significativo sulla fiducia degli investitori, tanto che la metà di chi riceve consulenza dichiara di sentirsi molto fiduciosa di poter finanziare il proprio pensionamento, contro appena il 14% di coloro che non vi hanno mai fatto ricorso.

IL 43% DI CHI RISPARMIA PUNTA A INVESTIRE NELL'ARCO DI UN ANNO

Dallo studio emerge inoltre che il 43% dei risparmiatori prevede di iniziare a investire nei prossimi 12 mesi, una quota che sale al 62% tra i 21-30enni, ma il 39% continua a essere frenato dalla paura di perdere denaro. L'intenzione di investire varia sensibilmente tra i diversi Paesi, con i danesi che guidano la classifica (79%), seguiti dagli abitanti di Singapore (73%), mentre belgi e tedeschi sono i meno propensi a fare il grande passo (24%). Spesso, questo atteggiamento si traduce nel mantenimento della liquidità più a lungo del necessario: per il 52% dei casi basterebbe un fondo di emergenza con una dotazione inferiore a 6 mesi di reddito per coprire le spese impreviste.

L'AI E IL DIGITALE SI AFFIANCANO ALLA CONSULENZA TRADIZIONALE

Nell'assistenza agli investitori si sta ritagliando sempre più spazio l'AI, il cui uso è quadruplicato fino a raggiungere il 19%. Ancora più significativo è il fatto che 7 investitori su 10 l'abbiano già utilizzata come supporto nelle proprie decisioni di investimento, seguendo le raccomandazioni fornite (59%) e riportando un alto livello di soddisfazione (90%). Accanto all'impiego di queste soluzioni emerge anche l'uso di strumenti digitali più tradizionali: il 46% cerca informazioni tramite influencer, un fenomeno particolarmente diffuso in India (68%) e Brasile (65%), mentre i Paesi europei, come Francia (28%), Spagna (37%) e Germania (40%), restano più indietro. Queste nuove fonti di informazione però non sostituiscono la consulenza professionale, tanto che oltre il 60% ha accesso ad almeno una forma di consulenza professionale, erogata sempre più spesso in modalità digitale.

com/dvo

(fine)

MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)

2214:57 set 2026