FOCUS: inflazione Usa sopra le attese, pressione su Fed per rialzo tassi (Janus Henderson)

MILANO (MF-NW)--"La reazione al dato sull'inflazione Cpi di questa mattina, nettamente superiore alle attese, mi ricorda una celebre frase di Mike Tyson: tutti hanno un piano finché non prendono un pugno in faccia. Ci chiediamo se la Fed, e in particolare il presidente Warsh, provi la stessa sensazione questa mattina", dichiara John Kerschner, Global Head of Securitized Products & Portfolio Manager di Janus Henderson.

"L'indice Cpi complessivo ha registrato un aumento elevato dello 0,65%, portando il dato su base annua al 3,72%, rispetto al 3,35% del mese scorso. Si tratta dell'incremento mensile più elevato dall'inizio del conflitto con l'Iran, nel marzo 2026. Anche il dato CPI core, oggetto di maggiore attenzione, si è rivelato inaspettatamente elevato, attestandosi allo 0,33%, portando il dato su base annua al 2,57% dal 2,45% del mese scorso. A titolo di confronto, le previsioni degli analisti indicavano un Cpi core intorno allo 0,20%", continua l'esperto.

"Prima della pubblicazione di questi dati, alla luce delle recenti dichiarazioni accomodanti dei governatori della Fed, gli operatori di mercato avevano praticamente escluso un rialzo dei tassi nella riunione del 28 ottobre. Tuttavia, dopo la pubblicazione del dato e il conseguente forte sell-off sul tratto a breve della curva dei rendimenti, la probabilità di un aumento dei tassi è salita oltre il 50%. Per la riunione del 9 dicembre, invece, la probabilità di un rialzo è ormai, a tutti gli effetti, pari al 100%", afferma l'analista.

Secondo Kerschner, le "due aree di grande preoccupazione per il mercato sono i servizi core escluso il settore immobiliare (noti anche come "super core"), che ora si attestano al 3,28% su base annualizzata negli ultimi sei mesi dopo essere scesi fino al 2,47% a luglio". L'altra area è "l'Oer (Owner's Equivalent Rent), che in precedenza seguiva una traiettoria costantemente discendente, si è attestato allo 0,34%, portando il dato annualizzato a sei mesi al 3,74%. Si tratta del valore più alto dall'agosto 2025". Queste inversioni inattese delle dinamiche statistiche attireranno senza dubbio la massima attenzione della Fed".

"Sembra che un numero crescente di imprese abbia ormai preso atto del fatto che l'impennata dei prezzi del petrolio non sia più un fenomeno temporaneo, soprattutto considerando che i volumi di greggio in transito attraverso lo Stretto di Hormuz sono ormai quasi tornati ai livelli precedenti al conflitto. Il mercato sta incorporando nei prezzi una sorta di premio per il rischio petrolifero e le imprese stanno trasferendo sempre più frequentemente questi maggiori costi sui consumatori, anziché assorbirli, seppur con riluttanza, nei propri margini", prosegue l'epserto.

"Naturalmente, la domanda principale che tutti si pongono è se questi dati spingeranno la Fed ad aumentare i tassi il 28 ottobre e porteranno il mercato a scontare ulteriori rialzi, ancora più numerosi, nel 2027. Riteniamo che la Fed si trovi di fronte a una sfida particolarmente complessa e che un singolo rialzo dei tassi, pur consentendole di rafforzare temporaneamente la propria credibilità nella lotta all'inflazione, non sarà sufficiente a placare le tensioni che stanno attraversando il mercato obbligazionario", conclude Kerschner.

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1417:55 ott 2026