FOCUS: Iran; accordo può portare inflazione modesta, escalation può innescare recessione in Europa (Rbc BlueBay Am)
MILANO (MF-NW)--Nelle prossime settimane, il conflitto in Medio Oriente potrebbe evolvere secondo due scenari divergenti: da un lato, un percorso negoziale; dall’altro, un’ulteriore escalation. Nel primo caso, un accordo contribuirebbe a riportare il prezzo del petrolio intorno agli 80 dollari al barile, con effetti contenuti sull’inflazione. Nel secondo, un aggravarsi delle tensioni potrebbe spingere il Brent oltre i 150 dollari, con il rischio di innescare una recessione in Europa, commenta Mark Dowding, Fixed Income Cio di Rbc BlueBay Am.
ACCORDO NEL BREVE POTREREBBE 0,8% A INFLAZIONE GLOBALE
E possibile che all'interno dei negoziati gli Stati Uniti concedano all'Iran quanto basta per dichiarare la fine delle ostilità nelle prossime settimane. In questo scenario, "vediamo i prezzi del petrolio tornare a circa 80 dollari, anche se le continue interruzioni del commercio porterebbero comunque l'inflazione globale a salire di circa lo 0,8%, con un impatto negativo sulla crescita dello 0,4%", spiega l'esperto. Gli asset rischiosi potrebbero rimbalzare, ma resta improbabile che raggiungano i precedenti massimi azionari o i livelli più complessi degli spread creditizi. In questo contesto, inoltre, "la Bce potrebbe aumentare i tassi dello 0,25% a titolo precauzionale, mentre BoE e Fed probabilmente manterrebbero invariata la politica monetaria", commenta Dowding.
IN CASO DI ESCLATION, BRENT SCHIZZEREBBE A 150 USD
Nel secondo scenario, "gli Stati Uniti potrebbero concludere che i colloqui non stanno portando a nulla e che l'unica opzione è portare a termine il lavoro iniziato a inizio mese", prosegue Dowding. Una campagna con truppe di terra guidata dagli Stati Uniti innescherebbe un'ulteriore escalation del conflitto e l'Iran cercherebbe probabilmente di infliggere il massimo danno possibile attraverso attacchi prolungati, nella speranza di mettere in ginocchio l'economia globale, i mercati finanziari e gli Stati Uniti. In caso di escalation, "riteniamo che gli Stati Uniti si muoveranno rapidamente per limitare le esportazioni energetiche, spingendo al ribasso i prezzi domestici per proteggere consumatori e imprese americane dagli effetti peggiori del conflitto", dichiara l'esperto. Tuttavia, "l'impatto sulle economie europee e asiatiche sarà probabilmente severo, con i prezzi del petrolio che dovranno salire fino a un livello in cui la distruzione della domanda possa ristabilire l'equilibrio tra domanda e offerta, probabilmente oltre 150 dollari al barile per il Brent", osserva Dowding. L'economia statunitense potrebbe continuare a registrare una crescita del Pil intorno al 2% con un picco dell'inflazione al 4%. Viceversa, "ci aspettiamo che in questo scenario Europa e Regno Unito potrebbero entrare in recessione, con il Cpi al 4% nell'Eurozona e al 6% nel Regno Unito", prosegue l'esperto.
BCE E BOE POTREBBERO AUMENTARE TASSI DI 100 PUNTI BASE
Nello scenario di escalation, la Fed potrebbe aumentare i tassi, ma probabilmente cercherebbe di mantenere la politica invariata. Nel frattempo, "Bce e BoE potrebbero essere costrette ad aumentare i tassi di 100 punti base nei prossimi mesi per evitare che uno shock dei prezzi energetici porti a un disancoraggio delle aspettative di inflazione nel medio termine", continua Dowding. Questo scenario, inoltre, potrebbe portare a un deterioramento fiscale a causa delle misure di protezione per i consumatori più vulnerabili e la necessità di aumentare la spesa per la difesa. Di conseguenza, "i rendimenti dei titoli di Stato potrebbero continuare a salire lungo la curva e vi sarebbe probabilmente un riprezzamento più significativo degli asset rischiosi", conclude l'esperto.
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MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
2712:44 mar 2026