FOCUS: mercati, ecco 10 fatti che mettono alla prova intuito investitori (Carmignac)

MILANO (MF-NW)--Per comprendere meglio le performance a lungo termine delle diverse asset class, è opportuno tornare ai driver fondamentali: la crescita degli utili per le azioni e il rendimento a scadenza per le obbligazioni. Tuttavia, in materia di investimenti, il nostro intuito può essere un cattivo consigliere, soprattutto nel breve periodo.

"Esso ci spinge ad attendere il "momento giusto", a confondere volatilità e rischio, o a credere che la liquidità rappresenti sempre un investimento prudente. I dati di lungo periodo raccontano, tuttavia, una storia ben diversa", commenta Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac. Ecco le 10 lezioni che, secondo la società, i mercati non devono dimenticare.

1. GLI ANNI MOLTO POSITIVI SONO PIÙ FREQUENTI DI QUELLI NEGATIVI

Nel corso degli ultimi 100 anni, riporta Thozet, "ci sono stati più anni solari in cui gli indici azionari hanno realizzato performance superiori al 20%, rispetto a performance inferiori allo 0%".

2. ANCHE IL PEGGIOR "MARKET TIMER" ALLA FINE RISULTA VINCENTE

Dalla fine della seconda guerra mondiale, "se aveste sistematicamente investito ogni anno nell’asset class peggiore (tra azioni,obbligazioni governative e obbligazioni societarie), avreste comunque generato rendimento", dichiara l'esperto.

3. IL MIGLIOR TIMING DI MERCATO... È ESSERE GIÀ PRESENTI SUL MERCATO

"Negli ultimi 40 anni, se aveste investito 1 euro esclusivamente ai livelli massimi dell'indice azionario statunitense (S&P 500), il

vostro tasso interno di rendimento (TIR) sarebbe stato del 10%. Se aveste investito solo al raggiungimento dei livelli minimi, il

vostro TIR sarebbe stato dell'11%", prosegue Thozet.

4. CON IL TEMPO LE TRAIETTORIE DIVERGONO. I RENDIMENTI, INVECE, CONVERGONO

"La volatilità delle performance annualizzate evolve in base all'orizzonte temporale", spiega l'esperto. Per i titoli azionari europei passa dal 20% su un orizzonte temporale di 1 anno, al 9% su un orizzonte di 5 anni, e al 4% su un orizzonte di 10 anni. "Più l'orizzonte temporale di investimento si allunga, più il rendimento annuo converge verso la propria media storica. Al contrario, le fasi di drawdown e i cambiamenti di regime restano, dal canto loro, difficili da prevedere", continua Thozet.

5. QUATTRO ANNI SU DIECI... PERSI

Pensare che un orizzonte temporale di investimento lungo garantisca una buona performance maschera un fatto storico importante: "dal 1928, le azioni statunitensi hanno trascorso quasi quattro anni su dieci in mercati al ribasso secolari (i cosiddetti decenni perduti), caratterizzati da un periodo di stagnazione e da rendimenti reali bassi, se non negativi. Questo vale anche sui mercati obbligazionari (dal 1940 al 1981 ad esempio, o più recentemente dal 2021)", puntualizza l'esperto.

6. IL RISCHIO NON SI TROVA SEMPRE DOVE SI GUARDA

"Qual è il rischio più significativo? Non tanto la volatilità, quanto la possibilità di perdite eccezionali", dichiara Thozet. "Gli investitori vengono remunerati non per le fluttuazioni giornaliere, bensì per la possibilità di un futuro molto negativo. Durante la Grande Depressione, il PIL reale statunitense è diminuito di circa il 30%, e le azioni statunitensi hanno registrato un crollo di quasi il 65%. Tuttavia, il rischio più distruttivo è talvolta quello meno visibile: dal 1913, il dollaro ha perso quasi il 97% del suo potere d'acquisto", spiega l'esperto.

7. UNA BRUTTA CADUTA NON SI TRADUCE NECESSARIAMENTE IN UN ANNO NEGATIVO

Il drawdown medio annuo sui mercati azionari è pari al -12%. "In un anno su tre, il calo massimo nel corso dell’anno è stato del

12% o più; eppure, in quegli stessi anni, le performance annue sono state positive nel 30% dei casi, con una performance media

annua del 19%", commenta Thozet.

8. SUI MERCATI DEL CREDITO, IL FUTURO È NEL RENDIMENTO

I mercati obbligazionari offrono un punto di ancoraggio ben definito: "il rendimento odierno(nella stragrande maggioranza dei casi, su un orizzonte temporale adeguato) è la performance di domani. Il rendimento iniziale spiega quasi l'82% delle performance nei 5 anni successivi sui mercati del credito ad alto rendimento, e il 90% delle performance sui mercati del credito investment grade", continua l'esperto.

9. ANCHE LE STELLE HANNO I LORO MOMENTI DI OMBRA

"I fondi azionari internazionali di punta del momento hanno spesso una cosa in comune: si posizionano nel primo quartile nel

lungo periodo", osserva Thozet. "Ma questa istantanea a lungo termine spesso nasconde percorsi più turbolenti. In un campione di sei fondi, tutti posizionati nel primo quartile a 10 anni, questa percentuale diminuisce al 50% su periodi mobili di 5 e di 3 anni. Anche i campioni hanno i loro periodi di calo", prosegue l'esperto.

10. LA DIFFERENZA TRA L’ESSERE "BEN INVESTITO" E "OTTIMAMENTE INVESTITO"

Su 30 anni, riporta l'esperto, "un investimento in azioni internazionali, che hanno generato un rendimento medio del 6% annuo, avrebbe trasformato 100.000 euro in oltre 574.000 euro". Con una sovraperformance annua dello 0,5% in media, il guadagno aggiuntivo avrebbe raggiunto circa 90.000 euro. Inoltre, "con una sovraperformance annua del 4% (ovvero quella generata da Carmignac Investissement1 nel periodo), lo stesso investimento avrebbe superato 1.744.940 euro, ovvero oltre un milione di euro di guadagno aggiuntivo", dichiara Thozet. "Dietro queste dieci statistiche, emerge un insegnamento fondamentale: il lungo termine non è una linea retta, ma resta il terreno di gioco migliore per gli investitori pazienti. Tuttavia, bisogna essere disposti ad accettare deviazioni e ostacoli. I mercati non promettono un percorso agevole; premiano coloro che raggiungono la meta", conclude l'esperto.

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MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)

1411:51 ago 2026