FOCUS: mercati emergenti, Cina ferma sui consumi, India vicina a tornare interessante (Rbc BlueBay)

MILANO (MF-NW)--"Tra i paesi emergenti, il principale punto interrogativo, ormai da tempo, è la Cina", dichiara Laurence Bensafi, Portfolio Manager, Deputy Head of Emerging Market Equities, Rbc BlueBay. "Un Paese molto interessante che per lungo tempo è stato il mercato più grande nell'ambito dell'azionario emergente e ha registrato performance molto positive. Questa fase si è però interrotta".

"Oggi ci sono due Paesi che hanno una capitalizzazione di mercato nettamente superiore a quella cinese: Taiwan, in particolare, che è molto più grande, e la Corea del Sud, che ha appena superato la Cina. Quest'ultima ha ricevuto forse meno attenzione negli ultimi tempi, ma resta un mercato di grande rilevanza. È proprio qui che troviamo alcuni degli aspetti migliori dei mercati emergenti, ma anche alcuni dei peggiori, soprattutto per quanto riguarda l'innovazione e l'intelligenza artificiale", prosegue l'esperto.

"La Cina è il maggiore esportatore al mondo e, per la maggior parte dei Paesi, è diventata il principale partner commerciale. Il vero problema riguarda i consumi interni. Abbiamo assistito a una forte contrazione della fiducia e della propensione al consumo delle famiglie cinesi, per diverse ragioni. Il settore immobiliare, in particolare, è stato molto debole e ha avuto un impatto significativo sul cosiddetto wealth effect, ovvero l'effetto ricchezza. Negli Stati Uniti se ne parla spesso in riferimento alle famiglie che possiedono ingenti investimenti azionari", afferma l'analista.

"In Cina, invece, è il mercato immobiliare a generare l'effetto ricchezza, ma ormai da diversi anni questo settore è in fase di contrazione. Le persone si sentono progressivamente più povere, e questo ha avuto conseguenze molto pesanti. Finora non abbiamo visto il governo intervenire in modo significativo per affrontare il problema. Attualmente l'attenzione è concentrata sulle esportazioni e sull'intelligenza artificiale: iniziative che consideriamo positive, ma non ci si può focalizzare esclusivamente su questi ambiti trascurando i consumi interni", spiega Bensafi.

Secondo l'esperto, "è necessario che le prospettive per i consumi domestici migliorino. La nostra valutazione è che, al momento, la situazione non sia positiva: i dati sulle vendite al dettaglio sono deboli e la fiducia dei consumatori cinesi è molto bassa. Tuttavia, vediamo in questo contesto anche un'opportunità per le imprese, perché riteniamo che prima o poi qualcosa dovrà cambiare. Per il momento, il contesto resta piuttosto difficile per i consumatori cinesi".

"La Cina rappresenta una storia d'investimento a sé stante. È un Paese le cui prospettive dipendono soprattutto dalle decisioni del governo, più che dal contesto geopolitico in senso stretto. Per esempio, nei prossimi anni, un eventuale miglioramento del mercato cinese dipenderà chiaramente da una ripresa del settore immobiliare o dall'efficacia delle iniziative messe in campo dal governo", afferma Bensafi.

"L'India è una grande economia, con una popolazione giovane", dichiara l'esperto. "Da oltre dieci anni il Paese è guidato da un governo riformista, che ha introdotto cambiamenti importanti, soprattutto sul fronte delle infrastrutture, dove gli investimenti erano fortemente necessari, e ha cercato di rendere l'India più attrattiva per le attività manifatturiere e per gli investimenti esteri".

"Tutti questi elementi restano positivi, ma negli ultimi due anni e mezzo circa abbiamo mantenuto un approccio piuttosto prudente nei confronti del Paese, a causa delle valutazioni elevate. La crescita era discreta, ma non sufficiente a giustificare i multipli che si pagavano. Investire in India significava scommettere molto su ciò che il Paese avrebbe potuto diventare in futuro, senza avere la certezza che queste aspettative si sarebbero concretizzate. La nostra prudenza si è rivelata corretta: il mercato indiano ha registrato performance molto deboli", prosegue l'analista.

"Anche quest'anno l'India è in territorio negativo, con perdite a doppia cifra, mentre il resto dei mercati registra rendimenti positivi. Avevamo ragione a mantenere un approccio prudente. Gli investitori esteri vendono da tempo, in parte perché preferiscono investire in Corea del Sud e Taiwan, destinazioni verso cui stanno orientando i propri acquisti. Ma, in parte, anche perché, come dicevo, le prospettive di breve periodo non sono particolarmente entusiasmanti e molti investitori tendono a concentrarsi più sul breve che sul lungo termine", spiega Bensafi.

"Un altro fenomeno che si sta verificando nel Paese è rappresentato dagli acquisti degli investitori locali, che hanno sostenuto il mercato. Tuttavia, in questo momento si sta creando una sorta di illusione. Negli ultimi due anni abbiamo visto molti operatori monetizzare l'interesse suscitato dall'India, che era diventata una destinazione d'investimento particolarmente apprezzata. Numerosi fondi di private equity e aziende hanno cercato di sfruttare questa situazione attraverso le IPO sul mercato azionario. Si tratta di ingenti quantità di capitale che gli investitori locali devono assorbire, e questo aiuta a spiegare quanto sta accadendo", afferma l'esperto.

"Infine, un altro fattore che ha penalizzato l'India è chiaramente la sua limitata esposizione al tema dell'intelligenza artificiale. Se c'è un ambito in cui il Paese si distingue nei mercati emergenti, è quello dei servizi IT: ospita infatti alcune delle maggiori società del settore a livello mondiale. Eppure, proprio queste aziende hanno sofferto molto", dichiara l'analista.

"Riteniamo che ci stiamo avvicinando a un momento in cui l'India potrebbe tornare a essere interessante e che alcuni segmenti del mercato offrano già opportunità concrete. Tra questi, il settore bancario, che ha subito forti vendite e presenta oggi valutazioni interessanti, in alcuni casi ai livelli più bassi mai osservati. Un buon punto di partenza per iniziare a costruire una posizione sul mercato indiano", conclude Bensafi.

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2811:20 ott 2026