FOCUS: midterm Usa, impatto limitato sui mercati (Allianz Gi)
MILANO (MF-NW)--"Martedì prossimo, 3 novembre, gli elettori statunitensi si recheranno alle urne per le elezioni di metà mandato. Si voterà per tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti, 35 dei 100 seggi del Senato, 39 cariche di governatore, oltre a numerosi incarichi a livello locale. Con l'avvicinarsi della notte elettorale, ecco alcuni punti chiave che suggeriamo agli investitori di tenere presenti", dichiara Liam Wash, Economist presso Allianz Global Investors .
"Innanzitutto, tra le numerose consultazioni, alcune sfide elettorali meritano particolare attenzione. Le elezioni per il Senato negli Stati in bilico, come Alaska, Iowa, Maine, Michigan, Carolina del Nord, Ohio e Texas, saranno decisive per gli equilibri di potere a breve termine a Capitol Hill. Per ottenere la maggioranza al Senato, i democratici devono conquistare altri quattro seggi e proprio in questi Stati hanno le maggiori possibilità di riuscirci. In alcuni Stati, l'attenzione si concentra anche sulle elezioni dei governatori e dei membri degli organi di regolamentazione dei servizi di pubblica utilità, poiché la regolamentazione dei data center è in larga misura di competenza locale. Saranno seguite con particolare interesse le elezioni per la carica di governatore in Texas e Ohio, vista la concentrazione di progetti legati ai data center e le maggiori restrizioni alla realizzazione di nuove strutture proposte dai candidati democratici", spiega l'esperto.
"In secondo luogo", prosegue l'analista, "lo scenario che riteniamo più probabile è quello di un Congresso diviso: i democratici conquisterebbero il controllo della Camera dei Rappresentanti, mentre i repubblicani conserverebbero una risicata maggioranza al Senato. Se i democratici riuscissero a strappare anche il Senato ai repubblicani, facendo leva sul recente malcontento per le politiche del presidente Trump in molti Stati in bilico, la loro maggioranza sarebbe probabilmente così esigua da lasciare alla minoranza repubblicana e al Presidente la possibilità di bloccare le proposte di legge. In entrambi gli scenari, il Congresso potrebbe quindi trovarsi in una situazione di stallo legislativo".
"In terzo luogo, come conseguenza di questo scenario, per i democratici sarà difficile limitare in modo sostanziale le scelte di politica estera del presidente Trump. Storicamente, il Congresso ha ceduto all'esecutivo gran parte del controllo sulla politica commerciale; una maggioranza risicata al Senato renderebbe difficile per i democratici approvare una risoluzione sui poteri di guerra volta a limitare l'intervento degli Stati Uniti nel conflitto con l'Iran, o revocare i dazi. Ciò non toglie che possano esercitare pressioni indirette sull'amministrazione: sottoporre a un maggiore controllo le operazioni militari, indagare sui funzionari dell'amministrazione, limitare i finanziamenti e approvare provvedimenti volti soprattutto a lanciare un "segnale politico", sono tutti strumenti che possono contribuire a richiamare l'attenzione sul conflitto", dichiara Wash.
Come quarto punto, l'esperto spiega che "l'esecutivo ha poteri estremamente limitati sul processo elettorale. La Costituzione affida agli Stati la responsabilità di gestire le elezioni di metà mandato e al Congresso il potere di regolamentarle. Nelle sfide più serrate non mancheranno richieste di riconteggio dei voti, ma qualsiasi tentativo di sequestrare schede o apparecchiature elettorali, impedire la certificazione dei risultati o presidiare i seggi con le forze dell'ordine incontrerebbe probabilmente una forte opposizione sul piano legale".
"Il quinto aspetto da considerare è che dal risultato del voto dipenderà il modo in cui il Congresso affronterà due sfide imminenti. La prima scadenza è fissata all'11 dicembre, termine per approvare il bilancio per l'esercizio 2027. I negoziati saranno difficili sia con un Congresso diviso sia in caso di vittoria democratica in entrambe le Camere, aumentando il rischio di sospensione delle attività del governo federale (shutdown). Inoltre, è probabile che gli Stati Uniti dovranno nuovamente affrontare la questione del tetto del debito nella primavera o nell'estate del 2027. Nelle precedenti situazioni di governo diviso il confronto politico si è spesso spinto fino all'ultimo momento: il Congresso ha atteso fino a pochi giorni prima dell'esaurimento dei fondi a disposizione del Dipartimento del Tesoro per innalzare il tetto del debito o sospenderlo. Tali situazioni si sono accompagnate a turbolenze sui mercati obbligazionari e a interventi negativi da parte delle agenzie di rating", prosegue l'economista.
"Infine, ci attendiamo un impatto limitato delle elezioni di metà mandato sui mercati. Anche negli scenari elettorali più estremi, le prospettive economiche a breve termine degli Stati Uniti dovrebbero infatti restare sostanzialmente invariate. Nessuno dei due partiti ha posto il consolidamento fiscale tra le proprie priorità ed entrambi propongono, seppure con approcci diversi, politiche a sostegno della crescita. Negli ultimi anni, gran parte della volatilità legata alle politiche governative è derivata dalle decisioni dell'esecutivo, e la stessa tendenza potrebbe proseguire anche negli ultimi due anni dell'attuale amministrazione", afferma Wash.
Inoltre, "la prossima settimana il calendario macroeconomico sarà dominato dagli Stati Uniti, con il mercato del lavoro al centro dell'attenzione. Si parte martedì con il rapporto sui posti di lavoro vacanti di settembre della Job Openings and Labor Turnover Survey (Jolts). Mercoledì sarà la volta della relazione di ottobre sull'occupazione di Automatic Data Processing Inc. (Adp), mentre venerdì arriveranno i dati, sempre di ottobre, sull'occupazione al di fuori del settore agricolo e sul tasso di disoccupazione. Negli ultimi mesi il mercato del lavoro si è mantenuto stabile, con 46.000 occupati in più a settembre e un tasso di disoccupazione vicino al 4,2%. Qualsiasi segnale di maggiori tensioni sul mercato del lavoro potrebbe spingere la Federal Reserve (Fed) ad alzare ancora i tassi di riferimento", porsegue l'analista.
"Nell'area dell'euro, mercoledì sarà diffuso l'indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) di ottobre. Gli ultimi dati indicavano un'inflazione complessiva al 3,8% e un'inflazione core al 2,5%. Nel Regno Unito, lunedì e martedì saranno pubblicati rispettivamente gli indici dei responsabili degli acquisti (Pmi) di S&P per il settore manifatturiero e per i servizi. Le ultime rilevazioni hanno segnalato il proseguimento dell'espansione. Giovedì toccherà alla Banca d'Inghilterra: il consenso è per un rialzo di 25 punti base, che porterebbe il tasso di riferimento al 4,00%. Il voto può spostare gli equilibri, ma le prospettive dei mercati potrebbero restare invariate", conclude Wash.
dfg
gaia.difraia@mfnewswires.it
(fine)
MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
3011:32 ott 2026