FOCUS: oro, stop ai record ma fondamentali di lungo periodo restano solidi (Freedom24)
MILANO (MF-NW)--L’oro sta attraversando uno dei periodi forse più contraddittori degli ultimi anni. Ancora a gennaio, il metallo segnava nuovi massimi storici e gli analisti delle principali banche d’investimento rivedevano al rialzo, uno dopo l’altro, i propri obiettivi di prezzo. Sei mesi dopo, la situazione appare quasi opposta: le quotazioni hanno corretto di oltre un quarto rispetto al picco, alcune banche d’affari hanno ridotto le proprie previsioni e il mercato discute sempre più della possibilità di una fase di consolidamento prolungata, anziché di nuovi record. È quanto emerge da un'analisi di Francesco Bergamini, rappresentante di Freedom24 in Italia - società internazionale di broker online.
"In realtà, oggi il mercato non mette in discussione il valore dell'oro in sé, bensì il periodo durante il quale la Federal Reserve manterrà elevati i tassi d'interesse. Ed è proprio questa distinzione a determinare, in larga misura, l'attrattiva del metallo come investimento nella seconda metà dell'anno. La correzione è stata determinata da fattori macroeconomici, non da un deterioramento dei fondamentali" spiega l'esperto.
Il principale fattore alla base della flessione del prezzo dell'oro è stato il cambiamento delle aspettative relative alla politica monetaria statunitense. In seguito all'aumento dei prezzi del petrolio e all'accelerazione dell'inflazione, gli investitori hanno pressoché escluso la possibilità di un imminente taglio dei tassi da parte della Fed. Inoltre, il mercato ha ricominciato a incorporare la probabilità di ulteriori rialzi. Ciò ha determinato un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato statunitensi, un rafforzamento del dollaro e, inevitabilmente, una pressione sull'oro, che non genera redditi da interessi.
"È proprio per questo motivo - prosegue Bergamini - che l'attuale correzione appare come una reazione al cambiamento del costo del denaro, più che come una rivalutazione del ruolo di lungo periodo dell'oro all'interno dei portafogli d'investimento. Si tratta di una differenza fondamentale rispetto ai classici mercati ribassisti, nei quali i principali motori strutturali della crescita iniziano progressivamente a venir meno".
Le banche centrali continuano ad acquistare oro a un ritmo significativamente superiore rispetto al periodo precedente alla pandemia. Per molti Paesi, il metallo non rappresenta più soltanto un bene rifugio, ma anche uno strumento per diversificare le riserve internazionali in un contesto di crescente frammentazione geopolitica dell’economia mondiale.
Neppure il processo di de-dollarizzazione si è arrestato. Dopo il congelamento delle riserve russe, numerosi Paesi hanno iniziato a rivedere la composizione dei propri attivi, aumentando gradualmente la quota di oro detenuta nelle riserve. Non si tratta di una tendenza di breve periodo, bensì di un cambiamento strategico nella politica delle banche centrali, che difficilmente verrà meno dopo una singola riunione della Fed.
"Oggi la maggior parte degli analisti non discute tanto del livello che il prezzo dell’oro dovrebbe raggiungere tra alcuni anni. Le differenze riguardano soprattutto la durata della fase caratterizzata da tassi d’interesse reali elevati. Qualora la Fed mantenesse effettivamente una politica monetaria restrittiva molto più a lungo del previsto, l’oro potrebbe rimanere all’interno di un ampio intervallo laterale per diversi trimestri. Se, al contrario, l’inflazione iniziasse a rallentare e il mercato tornasse a scontare un ciclo di riduzione dei tassi, il potenziale di rialzo del metallo potrebbe concretizzarsi con una certa rapidità" aggiunge l'economista. In altre parole, le banche non stanno modificando la tesi d’investimento in sé, bensì le tempistiche della sua realizzazione.
La conclusione principale, sottolinea lo strategist, è che il dibattito odierno sull’oro non riguarda il futuro del metallo in sé, bensì il periodo durante il quale l’economia globale sarà in grado di sostenere condizioni di tassi d’interesse elevati. Finché rimarranno presenti fattori strutturali quali gli acquisti delle banche centrali, la de-dollarizzazione, i livelli record del debito pubblico e il perdurare dell’incertezza geopolitica, la tesi d’investimento di lungo periodo sull’oro apparirà rinviata, più che definitivamente compromessa.
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0218:58 set 2026