FOCUS: oro, volatilità destinata a persistere ma i fondamentali restano solidi (Crédit Mutuel AM)

MILANO (MF-NW)--"Dopo la volatilità osservata nel 2025 e nel 2026, le aspettative sui tassi continueranno a essere un elemento determinante per l'evoluzione del prezzo dell'oro. I rialzi dei tassi da parte delle banche centrali e i movimenti dei tassi di interesse a lungo termine stanno infatti alimentando la volatilità del prezzo dell'oro. Nel breve termine, i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi a lungo termine stanno aumentando più rapidamente delle aspettative di inflazione, determinando un rialzo dei tassi reali", dichiara Charlotte Peuron, Portfolio Manager Thematic Equities, Crédit Mutuel AM (parte del gruppo La Française).

"Questo contesto è sfavorevole per l'oro, poiché gli investitori tendono a orientarsi verso investimenti che offrono rendimenti più interessanti. A settembre i rialzi dei tassi, in particolare da parte della Fed, erano ampiamente attesi dal mercato, il che spiega la recente correzione. Anche il dollaro svolge un ruolo nel breve termine e la sua volatilità sta attualmente pesando sul prezzo dell'oro. Alla luce degli indicatori finanziari, dell'escalation del conflitto in Medio Oriente e in Ucraina, delle ripercussioni sui prezzi dell'energia e dell'avvicinarsi delle elezioni di midterm negli Stati Uniti, riteniamo che questa volatilità sia destinata a persistere nei prossimi mesi", prosegue l'esperta.

"Dall'inizio del 2026",continua l'analista, "il prezzo medio dell'oro si è attestato a 4.555 dollari l'oncia (al 18 settembre 2026), con un aumento di 1.113 dollari rispetto alla media del 2025, pari a 3.442 dollari l'oncia. Sebbene le società estrattive debbano far fronte a costi più elevati legati ai prezzi dell'energia (che rappresentano il 10-20% dei costi operativi di una miniera d'oro), questi sono compensati dall'aumento del prezzo dell'oro. Attualmente, ciò che pesa maggiormente sui produttori sono le royalty, indicizzate al prezzo dell'oro. Con i costi complessivi sostenuti ora intorno ai 1.800 dollari per oncia prodotta, i margini dei produttori rimangono molto elevati".

"Rimaniamo tuttavia attenti a un possibile eccesso di fiducia da parte delle società, che potrebbe tradursi in un eccesso di investimenti o in operazioni di M&A a prezzi elevati. Entrambe le situazioni potrebbero rivelarsi penalizzanti in caso di una brusca inversione del prezzo dell'oro, sebbene questo non rappresenti al momento il nostro scenario principale. È quindi essenziale mantenere alta l'attenzione: un'attività estrattiva è un investimento di lungo periodo, i cui parametri possono cambiare in modo significativo e rapido, come dimostra la fase attuale", dichiara Peuron.

"Storicamente", afferma l'esperta, "le società aurifere hanno restituito capitale agli azionisti attraverso i dividendi, una volta finanziati gli investimenti. Gli investitori avevano espresso forti critiche nei confronti dell'eccesso di investimenti registrato nel ciclo precedente. Di conseguenza, oggi queste società mostrano una disciplina molto maggiore nell'allocazione del capitale".

"Per quanto riguarda le principali (Newmont, Agnico Eagle Mines, ecc.), i rendimenti degli azionisti hanno rappresentato quasi il 36% dell'allocazione del capitale nel 2025, sostenuta dalla forte crescita dei programmi di riacquisto di azioni proprie, che hanno inciso per quasi il 18%, mentre le spese in conto capitale hanno rappresentato meno del 50%. Dopo aver effettuato ingenti investimenti tra il 2021 e il 2024, a partire dallo scorso anno queste società stanno beneficiando dei risultati di tali investimenti", afferma l'analista.

"Più recentemente, e dopo aver storicamente restituito poco capitale agli azionisti, anche società di medie dimensioni come Torex Gold Resources e Dpm Metals hanno avviato programmi di riacquisto di azioni proprie. Grazie alle miniere attualmente operative, queste società generano oggi flussi di cassa consistenti, che consentono loro sia di finanziare lo sviluppo sia di remunerare gli azionisti", continua Peuron.

"In un contesto caratterizzato da rischi economici e geopolitici, dall'erosione del valore del dollaro e dall'accumulo di un ingente debito pubblico, come dimostra il caso degli Stati Uniti, il cui debito ha ormai raggiunto i 40.000 miliardi di dollari, gli investitori hanno diversificato i propri portafogli tornando a guardare all'oro", afferma l'esperta. "Il metallo giallo rappresenta infatti un asset rilevante ai fini della diversificazione, al quale è possibile accedere direttamente (in forma fisica o finanziaria) oppure attraverso le società estrattive".

"Nonostante la volatilità di breve periodo legata ai movimenti dei tassi di interesse e alle aspettative di politica monetaria, nel lungo periodo i fondamentali dell'oro rimangono solidi (gioielleria, investimenti, acquisti da parte delle banche centrali, ecc.). Tuttavia, le fasi di aumento dei tassi di interesse risultano penalizzanti per l'oro in quanto il metallo prezioso non offre alcun rendimento. Nell'attuale contesto, con il prezzo dell'oro stabilmente al di sopra dei 4.000 dollari l'oncia, le società minerarie beneficiano quindi di una significativa leva operativa, parte della quale viene restituita agli azionisti", conclude Peuron.

dfg

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0510:48 ott 2026