FOCUS: perché Alphabet raccoglie 80 mld usd nonostante 126 mld di cassa (eToro)

MILANO (MF-NW)--Mentre il mercato azionario mondiale supera per la prima volta nel XXI secolo la capitalizzazione del mercato obbligazionario, Alphabet sceglie di rivolgersi con decisione all’equity per finanziare la propria corsa all’intelligenza artificiale. Non si tratta soltanto di una scelta aziendale, secondo Gabriel Debach, market analyst di eToro, bensì del riflesso di un cambiamento più profondo che sta attraversando i mercati finanziari e l’intero settore tecnologico.

"Per anni abbiamo raccontato le Big Tech come macchine quasi perfette di generazione di cassa. Aziende capaci di crescere senza il peso delle fabbriche, senza i vincoli dell’industria tradizionale e senza quell’appetito di capitale che aveva caratterizzato le grandi rivoluzioni economiche del passato. L’intelligenza artificiale sta cambiando questa narrativa. Dietro ogni modello linguistico non c’è soltanto software. Ci sono data center, GPU, memoria, reti elettriche, sistemi di raffreddamento, infrastrutture che richiedono investimenti misurati non più in miliardi ma in centinaia di miliardi di dollari. In altre parole, la tecnologia sta tornando industriale. Non è più un business leggero ma capital intensive".

La mossa di Alphabet - che intende raccogliere 80 miliardi attraverso il mercato azionario - non è certamente un segnale di debolezza finanziaria, secondo Debach. La società ha generato oltre 70 miliardi di dollari di free cash flow lo scorso anno, mantiene una posizione di net cash, con una posizione di cassa che supera i 120 miliardi. Eppure, ha deciso di raccogliere 80 miliardi di nuova equity attraverso una struttura articolata: 30 miliardi tramite un’offerta pubblica sottoscritta, di cui 15 miliardi in azioni ordinarie e 15 miliardi in strumenti convertibili, 40 miliardi attraverso un programma at-the-market che partirà dal terzo trimestre e 10 miliardi tramite un collocamento privato a Berkshire Hathaway, persino a sconto. 

"La domanda spontanea è precisa: perché un'azienda con 126 miliardi di cassa emette nuove azioni? La risposta va cercata nella dimensione del capex previsto per il 2026: tra 180 e 190 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto all'anno precedente. A quei livelli di spesa il free cash flow evapora, come ha riconosciuto lo stesso management. E qui si chiarisce la logica della scelta", prosegue Debach.

Alphabet non ha però "scelto tra debito e azionario" ma "ha usato entrambi, in sequenza", spiega Debach. Tra novembre 2025 e febbraio 2026 l'azienda ha già emesso oltre cinquanta miliardi di nuovi bond, portando il debito a lungo termine da circa 11 miliardi di fine 2024 a quasi 77,5 miliardi a marzo 2026. Il debito "da solo, non bastava più. Alzare ulteriormente la leva avrebbe potuto innervosire le agenzie di rating: il caso Oracle, che ha caricato leva aggressiva per competere nella corsa all'AI e ha visto il mercato preoccuparsi del profilo creditizio, è un precedente che Alphabet aveva ben presente. In un regime di tassi elevati, emettere azioni a multipli elevati, con il titolo che il 13 maggio aveva toccato il quattordicesimo massimo storico del 2026, diventa relativamente conveniente. La diluizione degli azionisti esistenti è un prezzo accettabile se il mercato continua a credere nei ritorni futuri", conclude l'analisi.

vsi

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0313:10 giu 2026