FOCUS: petrolio e Bitcoin non sono correlati, decisivo capitale istituzionale (Binance Research)
MILANO (MF-NW)--I prezzi del petrolio non determinano l'andamento di Bitcoin. Lo riporta l'ultimo report di Binance Research, secondo cui i due asset seguono dinamiche di prezzo sostanzialmente indipendenti.
RENDIMENTI BITCOIN E PETROLIO GREGGIO RISULTANO NON CORRELATI
La ricerca, intitolata The Impact Mechanism of Oil Prices on Bitcoin, si basa su 10 anni di dati (2016-2026) e impiega modelli econometrici avanzati. L'analisi utilizza la recente crisi dello Stretto di Hormuz, tra febbraio e marzo 2026, come "esperimento naturale" per indagare la relazione tra petrolio e Bitcoin. "La conclusione della ricerca evidenzia che nel contesto attuale di mercato, sempre più influenzato dal capitale istituzionale, i prezzi del petrolio non rappresentano un fattore di rischio determinante per Bitcoin", riportano gli esperti. "L'analisi evidenzia che i rendimenti di Bitcoin e del petrolio greggio risultano statisticamente indipendenti. L'unica correlazione positiva significativa si è registrata tra il 2020 e il 2022, in una fase di espansione monetaria senza precedenti, in cui gli asset rischiosi si muovevano in modo sincronizzato a causa di un fattore comune di liquidità globale. Al di fuori di questo periodo eccezionale, la correlazione tra i due asset è sostanzialmente nulla", spiegano gli economisti.
BITCOIN HA SEGUITO DINAMICA IN TRE FASI DOPO SCOPPIO GUERRA MO
La crisi dello Stretto di Hormuz nel 2026 ha rappresentato un test particolarmente rilevante di tale indipendenza. Tra il 23 febbraio e il 18 marzo, il petrolio Brent è salito di oltre il 46% a causa di interruzioni dell'offerta, uno degli shock energetici di breve periodo più intensi degli ultimi anni. Nello stesso arco temporale, Bitcoin ha registrato un aumento del 15%, sovraperformando il Nasdaq ( 1%) e l'oro (-3%). "L'andamento del prezzo ha seguito una dinamica in tre fasi: un calo iniziale, una fase di assorbimento dello shock e, infine, un rialzo autonomo che ha portato Bitcoin da 66.000 a 75.000 dollari, mentre il petrolio continuava a crescere", commentano gli esperti. "Alla base di questa dinamica, il report evidenzia il ruolo determinante del capitale istituzionale, che ha agito come fattore stabilizzante attraverso diversi canali. Durante la fase più intensa della crisi (2-17 marzo), gli Etf spot su Bitcoin hanno registrato afflussi netti per 1,7 miliardi di dollari", spiegano gli economisti. "Parallelamente, si è rafforzata la domanda nei mercati statunitensi e le aziende hanno continuato ad accumulare Bitcoin nei propri bilanci. Nel complesso, questi flussi hanno contribuito ad assorbire lo shock macroeconomico e a sostenere la successiva ripresa dei prezzi", continuano gli esperti.
SHOCK ENERGETCI INCIDONO SU VOLATILITÀ BREVE PERIODO DI BITCOIN
"Il report sottolinea inoltre che gli shock legati ai prezzi del petrolio incidono sulla volatilità di breve periodo di Bitcoin, ma non ne determinano la direzione. In questo contesto, gli eventi geopolitici legati al petrolio tendono a generare opportunità di ingresso piuttosto che rischi strutturali nell'attuale scenario di mercato", commentano gli esperti. L'analisti storica conferma questa lettura. Dopo l'inizio del conflitto tra Russia e Ucraina nel 2022, il Brent è passato da 94 a oltre 120 dollari, mentre Bitcoin ha guadagnato il 24% nelle settimane successive. "Il successivo ribasso non è stato causato dal petrolio, bensì da eventi interni al mercato crypto, tra cui il crollo dell'ecosistema Terra/Luna e il fallimento di Three Arrows Capital", riportano gli esperti. In definitiva, "il report dimostra che includere il petrolio come variabile chiave nei modelli di investimento su Bitcoin non è supportato dai dati. Gli investitori dovrebbero invece concentrarsi su indicatori propri del mercato crypto, come i flussi degli ETF, l'accumulo da parte degli investitori di lungo periodo e la liquidità delle stablecoin", concludono gli esperti
cba
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MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
3120:16 mar 2026