FOCUS: petrolio in rialzo, vincitori e vinti nei mercati emergenti (Federated Hermes)
MILANO (MF-NW)--Il rialzo dei prezzi del petrolio legato al conflitto in Medio Oriente sta creando un quadro di vincitori e vinti nel debito dei mercati emergenti. I produttori di frontiera dell’Africa subsahariana, come Angola, Nigeria e Gabon, potrebbero beneficiare maggiormente delle tensioni in corso, mentre gli importatori di petrolio, come la Turchia, dovranno fare i conti con un peggioramento del deficit delle partite correnti e con un’inflazione più elevata, commentano Jason DeVito e Mohammed Elmi, Senior Portfolio Manager di Federated Hermes.
FOCUS SU DIFFERENZE STRUTTURALI TRA GLI OPERATORI
Il conflitto in Medio Oriente ha avuto un forte impatto sulle forniture petrolifere globali, spingendo al rialzo i prezzi. Il Brent è passato da circa 70 dollari al barile prima del conflitto a un massimo di 126 dollari a fine aprile, attestandosi a 109 dollari al 15 maggio. In un contesto di tale volatilità, "è naturale che gli investitori si chiedano quali saranno le prossime evoluzioni. Per gli investitori nel debito emergente, una delle principali preoccupazioni riguarda l'impatto del conflitto sulla competitività operativa degli emittenti corporate e, in particolare, dei produttori di petrolio", commentano gli esperti. "A nostro avviso, comprendere le profonde differenze strutturali tra gli operatori del settore oil & gas nei mercati emergenti è fondamentale per individuare le opportunità più interessanti", proseguono DeVito e Elmi. "Per comprendere meglio le tensioni nei mercati petroliferi, abbiamo preferito concentrarci sui prezzi spot del Brent (con consegna immediata) piuttosto che sui future, anche se recentemente entrambi hanno mostrato andamenti simili. Questo perché la volatilità dei prezzi crea al tempo stesso opportunità e criticità per l'industria globale del petrolio", continuano gli esperti. In particolare, tutti i produttori di greggio sono fortemente esposti alle variazioni del Brent. "Queste dinamiche incidono però in modo diverso sulle società di esplorazione e produzione di piccole e medie dimensioni rispetto ai grandi operatori del settore", dichiarano DeVito e Elmi.
PICCOLI PRODUTTORI OFFRONO RENDIMENTI INTERESSANTI
In contesti caratterizzati da prezzi elevati del petrolio, i produttori di piccole e medie dimensioni possono offrire agli investitori obbligazionari rendimenti interessanti e la possibilità di ottenere ritorni reali positivi. Tuttavia, "proprio a causa della loro scala ridotta, questi operatori registrano generalmente margini operativi per barile (netback) e punti di pareggio inferiori, risultando quindi più esposti ai rischi al ribasso nelle fasi di calo dei prezzi del greggio. Il debito emesso da questi operatori minori tende spesso a essere scambiato con uno sconto significativo rispetto a quello delle grandi compagnie petrolifere", spiegano gli analisti. "Nei periodi di forte ribasso del petrolio, il mercato tende frequentemente a trattare in modo uniforme il debito dei piccoli emittenti, trascurando ingiustamente le differenze in termini di qualità e solidità creditizia. Questo può creare interessanti opportunità d'investimento una volta che il prezzo del petrolio si stabilizza e le turbolenze di mercato si attenuano", proseguono DeVito e Elmi.
ECONOMIA DI SCALA FAVORISCE GRANDI SOCIETÀ
I grandi produttori petroliferi, invece, beneficiano di economie di scala e attività verticalmente integrate. "Grazie ai maggiori volumi produttivi, alla diluizione dei costi, a break-even più contenuti e a un migliore accesso ai mercati dei capitali, queste società possono beneficiare di rating creditizi più elevati", continuano gli esperti. "Il debito emesso da questi operatori tende generalmente a offrire rendimenti più contenuti e a essere meno soggetto alle forti oscillazioni di sentiment che caratterizzano i concorrenti di minori dimensioni. In particolare, i grandi produttori petroliferi sono meglio posizionati per resistere a fasi di forte dislocazione economica", spiegano DeVito e Elmi.
IMPORTATORI GREGGIO SI CONFRONTANO CON DEFICIT AMPI E INFLAZIONE ELEVATA
"L'universo del debito emergente è molto ampio e presenta sia vincitori sia perdenti in uno scenario di forte rialzo dei prezzi del petrolio", dichiarano gli esperti. "Produttori di frontiera dell'Africa subsahariana come Angola, Nigeria e Gabon potrebbero beneficiare maggiormente delle attuali tensioni, grazie anche a ipotesi prudenti di prezzo del petrolio attorno ai 60 dollari nei rispettivi bilanci 2026. In America centrale e latina, il Brasile si è progressivamente affermato come principale produttore ed esportatore energetico regionale", continuano DeVito e Elmi. Al contrario, gli importatori di greggio come la Turchia dovranno confrontarsi con deficit delle partite correnti più ampi e un'inflazione più elevata, fattori che potrebbero richiedere politiche monetarie più restrittive. "Riteniamo inoltre sempre più probabile che molti Paesi emergenti siano costretti ad aumentare i tassi di interesse per contrastare l'inflazione alimentata dall'aumento dei prezzi di energia e generi alimentari", concludono gli esperti.
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2719:15 mag 2026