FOCUS: prezzi energetici in calo in medio periodo ma maggiori rischi da geopolitica, Usa sempre più dominanti

MILANO (MF-NW)--In un mercato energetico europeo segnato da continue tensioni, la transizione energetica si intreccia con la ricerca di un nuovo equilibrio, coerente con i mutati assetti geopolitici. Secondo le conclusioni presentate da Mbs Consulting, società del Gruppo Cerved, durante l’Energy Leaders Summit, nel medio periodo resta plausibile una progressiva riduzione dei prezzi energetici, sostenuta dall’allentamento delle tensioni sul mercato del Gnl e dall’ulteriore sviluppo di rinnovabili, sistemi di accumulo e reti. Al tempo stesso, aumentano i rischi di un’evoluzione meno favorevole.

Tra i principali fattori di incertezza rientrano il perdurare dell'interruzione dell'offerta proveniente dal Qatar, il possibile protrarsi della chiusura dello Stretto di Hormuz - che rappresenterebbe il segnale di una tensione geopolitica più ampia - e la crescente dipendenza dal Gnl statunitense, esposta al rischio di costi in aumento. A questi elementi si aggiungono i maggiori oneri logistici via pipeline legati al nuovo assetto dei flussi energetici, che tendono a penalizzare strutturalmente l’Italia nella competizione internazionale.

La crescita delle rinnovabili è destinata a proseguire, se supportata da politiche coerenti, e rappresenta oggi una leva concreta per rafforzare l’indipendenza energetica, contenere i prezzi e ridurre i differenziali tra aree geografiche. Resta centrale la capacità di costruire catene di approvvigionamento affidabili per le nuove tecnologie, in grado di sostenere il percorso di riduzione dei costi osservato negli ultimi anni, ma non necessariamente destinato a proseguire con la stessa intensità. In Italia, i meccanismi di incentivazione introdotti negli ultimi anni (Fer-X, Fer-Z e Macse) stanno supportando la crescita delle energie alternative e dei sistemi di accumulo, ma, in base alle simulazioni, il target Pniec di una quota del 63,4% di elettricità rinnovabile entro il 2030 verrebbe raggiunto solo tra il 2032 e il 2036. Per centrarlo, al 2030 sarebbero necessari circa 21 GW di capacità solare aggiuntiva rispetto a quella prevedibile nello scenario tendenziale. Tuttavia, se l’Italia disponesse oggi della capacità rinnovabile installata al 2024, l'energia sarebbe più cara di circa 1,6 euro/MWh, cifra che raddoppierebbe nei prossimi anni e che aumenterebbe con il prezzo del gas.

In questo contesto, la normalizzazione dei prezzi energetici si sta rivelando più lenta rispetto alle attese di inizio estate, condizionata dall'accresciuta importanza del Gnl, dalla maggiore centralità degli Stati Uniti nell'offerta globale e dal persistere delle tensioni geopolitiche. Inoltre, la crescita della capacità di rigassificazione tedesca e lo sviluppo di nuove rotte nei Balcani riducono il ruolo dell'Italia come hub mediterraneo, mantenendo strutturalmente positivo, al netto degli interventi normativi previsti, lo spread Psv-Ttf (prezzo del gas italiano/europeo). Imprese e operatori sono dunque destinati a confrontarsi sempre più con un sistema energetico in cui prezzi e competitività dipendono da sicurezza degli approvvigionamenti e capacità di investimento. Durante il convegno, anche Cerved Rating Agency ha illustrato uno studio sul settore Energy, dedicato al comparto della vendita di energia elettrica e gas a utenti finali in Italia.

IL GNL È IL DRIVER DEI PREZZI ENERGETICI

La crisi di Hormuz e le conseguenti tensioni internazionali hanno determinato un rialzo dei prezzi del Gnl molto più marcato rispetto a quello degli altri combustibili, mentre il mercato statunitense del gas non ne ha risentito e ha mantenuto quotazioni dell'Henry Hub generalmente inferiori a 10 euro/MWh per gran parte del 2026. Il prezzo del petrolio rimane un driver rilevante, ma nei periodi di maggior tensione si osserva un disaccoppiamento tra le quotazioni del Gnl e quelle del Brent. Il fenomeno, già osservato durante la crisi energetica del 2022, si sta ripresentando in questi giorni.

GLI USA SI AVVIANO VERSO UNA POSIZIONE DOMINANTE NEL MERCATO GLOBALE

Gli impianti statunitensi potrebbero rappresentare oltre la metà dell'intera offerta globale di Gnl entro la fine del 2030, e potrebbero sfiorare i due terzi in caso di indisponibilità di altre fonti di approvvigionamento, aumentando la dipendenza europea dal Nordamerica e rendendo gli Usa determinanti nella formazione dei prezzi energetici internazionali. Ciò contribuisce a rendere lo scenario di prezzi elevati più probabile.

Tale scenario è caratterizzato da una domanda globale più sostenuta, minore competizione tra aree geografiche, rischio geopolitico elevato, aumento dei costi statunitensi, necessità di nuovi investimenti produttivi e infrastrutturali. L’analisi di Mbs evidenzia come il perdurare dell'interruzione dell'offerta proveniente dal Qatar difficilmente porterà il mercato a raggiungere una situazione di abbondanza prima del 2028. In questo contesto, il prezzo del Gnl nel Mediterraneo rimarrebbe stabilmente superiore ai livelli precedenti alla crisi energetica del 2021.

GAS, ETS E CONGESTIONI SONO I PRINCIPALI DRIVER DEI PREZZI

Nonostante lo sviluppo delle rinnovabili, il principale fattore che determinerà il livello dei prezzi elettrici nei prossimi anni rimarrà il costo del gas. Le simulazioni indicano che la maggior parte della riduzione futura del Pun deriva proprio dalla prevista diminuzione del prezzo del combustibile fossile. Le energie rinnovabili contribuiscono certamente a contenere i prezzi, ma l'effetto rimane minore. Le differenze zonali saranno importanti nei prossimi anni, ma i rinforzi di rete previsti contengono ampiamente il fenomeno.

LA RICERCA SUL SETTORE ENERGY DI CERVED RATING AGENCY

Lo studio di Cerved Rating Agency offre invece una lettura delle dinamiche di volumi, marginalità, investimenti e struttura finanziaria del settore Energy, ponendo a confronto i risultati consuntivi dell'ultimo esercizio con le aspettative formulate dagli operatori per delineare l'evoluzione del relativo profilo di rischio. L'analisi si fonda su un panel di società di vendita di energia elettrica e gas operanti sul territorio italiano, oggetto di valutazione di rating solicited negli ultimi dodici mesi, che hanno fornito dati prospettici puntuali in termini di volumi, ricavi, primo margine e struttura finanziaria.

A fronte di un contesto di mercato ormai normalizzatosi dopo la fase di forte volatilità innescata dalla crisi energetica, nel 2025 le società di vendita di commodities energetiche a utenti finali (energia elettrica e gas) hanno consolidato il trend di crescita dei volumi ( 23% a/a Large, 6% a/a Sme), sostenuto dalla prosecuzione dell'attività commerciale e dalla ripresa delle forniture alle utenze energivore. Quest'ultima dinamica ha interessato in particolare le società Large, che hanno espresso i tassi di crescita più sostenuti.

Per il 2026 è atteso un ulteriore incremento dei volumi per le Sme nella parte energy ( 7%) e un sostanziale assestamento per le large (-5%), correlato a un diverso mix di clientela con una maggiore spinta commerciale verso le utenze a bassa tensione. Sul fronte reddituale, i margini unitari si sono mantenuti su buoni livelli, risultando superiori alle attese prudenziali formulate dalla stessa Cerved Rating Agency a giugno 2025.

Il miglioramento delle performance economiche, unitamente alla normalizzazione delle dinamiche settoriali e ai conseguenti effetti positivi sul capitale circolante, ha favorito un tendenziale rafforzamento dei livelli di indebitamento delle società analizzate, pur a fronte di una rinnovata propensione all'investimento, concentrata soprattutto sulle fonti rinnovabili sia per le Large che per le Sme.

Sotto il profilo del rischio, il portafoglio delle Sme si conferma in media meno rischioso perché più focalizzato sulle utenze in bassa tensione, mentre le Large beneficiano di un modello di business più diversificato lungo la filiera energetica, che contribuisce a contenere la volatilità di risultati economici e flussi di cassa.

Per il 2026 si stima un ulteriore incremento dei volumi per le Sme e un sostanziale assestamento per le Large, correlato a un diverso mix di clientela; i margini unitari, pur in un atteggiamento prudenziale legato alla forte pressione competitiva e alle tensioni geopolitiche, sono attesi significativamente superiori al track record antecedente la crisi energetica, a fronte di una struttura finanziaria in ulteriore rafforzamento nonostante le rilevanti strategie di investimento.

In base a quanto osservato, e coerentemente con il miglioramento della probability of default registrato dal panel nell'ultimo biennio (aprile 2024 - aprile 2026), Cerved Rating Agency delinea una tendenziale riduzione della rischiosità associata al settore della vendita di commodities energetiche a utenti finali.

alb

alberto.chimenti@mfnewswires.it

(fine)

MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)

1712:01 set 2026