FOCUS: reset post-elettorale in Ungheria tra rischi nel breve e possibile rialzo in lungo termine (Scope Ratings)

MILANO (MF-NW)--Il settore corporate ungherese si trova di fronte a un possibile significativo riassetto istituzionale, che comporta incertezza nel breve termine, ma prospettive positive nel lungo periodo, con il partito di opposizione Tisza destinato a ottenere una maggioranza parlamentare dei due terzi dopo le elezioni generali, commentano gli esperti di Scope Ratings.

AMPIA MAGGIORANZA TISZA VELOCIZZA CAMBIAMENTI POLICY

La maggioranza costituzionale ottenuta nelle elezioni consente a Tisza di governare senza dipendere da partner di coalizione per approvare o modificare le leggi e la Costituzione, aumentando la probabilità di cambiamenti istituzionali e normativi rapidi e significativi. "I cambiamenti politici e di policy introducano elementi di incertezza per una parte dell’universo valutato da Scope. Tuttavia, al momento è improbabile che da soli determinino ulteriori pressioni al ribasso sui rating", commentano gli esperti.

POSSIBILI EFFETTI IMMEDIATI SU COSTRUZIONI E INFRASTRUTTURE

Gli effetti più immediati per il settore corporate ungherese riguarderanno verosimilmente le aziende che in passato hanno beneficiato di appalti pubblici, in particolare nei comparti delle costruzioni e delle infrastrutture. Un’eventuale revisione delle pratiche di appalto da parte del governo "provocherebbe un calo nel portafoglio ordini di alcune società, implicazioni per la liquidità e i flussi di cassa, soprattutto per le imprese con elevati costi fissi", proseguono gli economisti "Le aziende di costruzione che si sono affidate a pagamenti prevedibili da parte dello Stato potrebbero affrontare cicli di conversione del capitale più lunghi. In caso di rallentamento economico, un indebolimento dei flussi di cassa operativi potrebbe peggiorare la leva finanziaria, rendendo necessari aggiustamenti di bilancio, cessioni di asset o rifinanziamenti e aumentando il rischio di default", spiegano gli esperti.

POLITICHE ENERGETICHE CRUCIALI NEL BREVE TERMINE

Inoltre, la politica energetica rappresenta un’area di rischio per le imprese. "Una riduzione brusca o mal gestita dei legami energetici con la Russia potrebbe esporre i settori energivori a costi più elevati e a forniture irregolari nel breve periodo", continuano da Scope Ratings. Le aziende dei settori manifatturiero, chimico e dell’industria pesante restano particolarmente sensibili ai prezzi di gas ed elettricità. Un rapido cambiamento delle fonti di approvvigionamento senza adeguate misure di transizione potrebbe comprimere margini e competitività. "L’impatto sarà probabilmente disomogeneo, a seconda delle strategie di copertura, del mix energetico e della capacità di trasferire i costi ai clienti. Di conseguenza, il rischio di credito specifico per emittente potrebbe aumentare nei casi in cui questi fattori pesino maggiormente sui profili finanziari", osservano gli analisti.

CALO INFLAZIONE PUÒ COMPENSARE EFFETTI RAFFORZAMENTO FIORINO

Sul fronte valutario, la reazione dei mercati al risultato elettorale si è tradotta in un forte apprezzamento del fiorino. "Sebbene una valuta più forte contribuisca a contenere l’inflazione importata e migliori i bilanci delle aziende con debiti denominati in euro, un apprezzamento prolungato ai livelli attuali potrebbe penalizzare la competitività dei settori orientati all’export (come i beni di consumo), riducendo la redditività e limitando la crescita dei ricavi", spiegano gli esperti. "A compensare queste pressioni, il calo delle aspettative di inflazione potrebbe consentire un’ulteriore riduzione dei tassi di riferimento, con un conseguente abbassamento dei costi di finanziamento per le imprese, un miglioramento della copertura degli interessi e un sostegno ai rifinanziamenti", continuano gli analisti.

MOLTO DIPENDE DALLO SBLOCCO DEI FONDI UE

Nel lungo termine, la vittoria di Tisza potrebbe aprire la strada a un miglioramento delle prospettive economiche. Una normalizzazione dei rapporti con l’Ue potrebbe infatti favorire lo sblocco dei fondi attualmente congelati. "L’Ungheria ha accesso a circa 18 miliardi di euro tra fondi di coesione e recovery, subordinati al rispetto di condizioni su stato di diritto, appalti pubblici e indipendenza della magistratura", riportano gli esperti. "Lo sblocco di tali risorse favorirebbe in particolare i settori con elevata capacità di assorbimento dei fondi Ue, tra cui infrastrutture di trasporto e servizi pubblici, energie rinnovabili e reti, servizi ambientali e gestione delle acque, oltre alle costruzioni e all’ingegneria a livello locale", dichiarano gli economisti. Inoltre, "relazioni più solide con l’UE potrebbero favorire l’afflusso di investimenti diretti esteri, sostenendo ulteriormente ricavi, bilanci e prospettive di crescita nel lungo periodo", concludono da Scope Ratings.

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MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)

1718:56 apr 2026