FOCUS: resilienza economia Usa suggerisce Fed ferma a gennaio (iBanFirst)
MILANO (MF-NW)--Il 2026 è iniziato a ritmo sostenuto per la Federal Reserve. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha esercitato crescenti pressioni sul presidente, Jerome Powell, accusandolo di non tagliare i tassi di interesse con sufficiente rapidità. Inoltre, il Dipartimento di Giustizia ha aperto un'indagine penale a carico di Powell, in merito alla ristrutturazione da 2,5 miliardi di dollari della sede centrale della Fed a Washington. In realtà, "ci si aspetta che la Fed mantenga invariata la politica monetaria nella riunione del 28 gennaio. Vi è innanzitutto una ragione tecnica: le banche centrali raramente modificano i tassi a gennaio. In genere attendono nuovi dati macroeconomici per chiarire l'orientamento dell'economia all'inizio dell'anno prima di prendere decisioni, più spesso a marzo", commenta Michele Sansone, country manager di iBanFirst Italia.
ACCELERAZIONE ECONOMIA USA COME SCENARIO PIÙ PROBABILE
Un altro fattore da tenere in considerazione è la resilienza dell'economia statunitense. "Gli economisti restano divisi sulle prospettive di crescita per il 2026. Alcuni prevedono una prosecuzione del 2025, con una cosiddetta economia a K, caratterizzata da forti divergenze tra settori e fasce di reddito: alcune aree in piena espansione, altre in profonda contrazione. Lo scorso anno, ad esempio, non è stato favorevole per i dipendenti pubblici e per i lavoratori blue-collar", spiega l'esperto. Altri esperti, invece, prevedono una ripresa della crescita nella seconda metà dell'anno, sostenuta da tagli dei tassi, calo dei prezzi dell'energia e da misure di stimolo fiscale come gli assegni alle famiglie promossi dall'amministrazione Trump. "Questo è lo scenario che riteniamo più probabile", commenta Sansone.
AZIENDE AMERICANE HANNO ASSORBITO IMPATTO DAZI
Inoltre, i dati più recenti non offrono alla Federal Reserve motivi per modificare i tassi nel breve termine, mentre l'inflazione resta superiore all'obiettivo del 2%. A dicembre, l'inflazione headline dei prezzi al consumo si è attestata al 2,7% su base annua, in linea con le attese, mentre l'inflazione core è risultata leggermente inferiore alle previsioni, al 2,6%. "Il temuto rialzo dei prezzi legato alle politiche protezionistiche non si è materializzato. Alcuni segmenti, come gli elettrodomestici, stanno addirittura registrando forti ribassi, con prezzi in calo del 4,3% su base annua", puntualizza l'esperto. Questa notizia riflette la solida posizione finanziaria delle aziende statunitensi, che hanno assorbito l'impatto dei dazi attraverso una moderata compressione dei margini, senza trasferirlo ai consumatori. "Un utile promemoria dell'importanza di evitare conclusioni affrettate e interpretazioni eccessive degli sviluppi politici. Gli scenari più cupi evocati dopo il cosiddetto Liberation Day dello scorso aprile, per ora, non si sono concretizzati", continua Sansone.
MERCATO LAVORO RALLENTA MA NON COLLASSA
Per quanto riguarda il mercato del lavoro, si registra un rallentamento ma non un collasso. La creazione di posti di lavoro nel settore privato, misurata dall'indice Adp, mostra un incremento medio di 11.750 unità a settimana nelle quattro settimane precedenti il 20 dicembre. "Questo dato è coerente con i 50.000 nuovi posti di lavoro netti non agricoli registrati a dicembre, comunicati all'inizio del mese dal Dipartimento del Lavoro. Pur trattandosi di un ritmo inferiore rispetto a un anno fa, non è motivo di preoccupazione. Il mercato del lavoro si sta raffreddando, ma non è in recessione", prosegue l'esperto. L'economia statunitense potrebbe necessitare di un ulteriore sostegno, che arriverà quando la Banca Centrale avrà più dati per valutare il reale stato dell'economia. "A nostro avviso, ciò si tradurrà in appena due tagli dei tassi, per un totale di 50 punti base", conclude l'esperto.
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2112:18 gen 2026