FOCUS: rischi inflazione in aumento, previsti uno o due rialzi da Bce (Capital Group)
MILANO (MF-NW)--Lo scoppio della guerra in Iran ha provocato un aumento dei rischi per l'inflazione, mentre le obbligazioni europee hanno sottoperformato rispetto alle loro controparti statunitensi. In questo quadro, la Bce alzerà i tassi una o due volte nel 2026, ma la tempistica dei rialzi potrebbe slittare al secondo trimestre, commenta Flavio Carpenzano, Asset Class Lead Fixed Income, Europe e Asia di Capital Group.
RENDIMENTI A BREVE TERMINE IN FORTE AUMENTO
L'escalation del conflitto in Medio Oriente ha innescato una revisione globale delle aspettative di inflazione e delle conseguenti reazioni delle Banche centrali. In questo quadro, "le obbligazioni europee hanno sottoperformato rispetto alle loro controparti statunitensi, con le obbligazioni dei paesi periferici europei che hanno registrato risultati particolarmente deludenti", commenta l'esperto. La Bce ha mantenuto invariati i tassi di interesse. Tuttavia, i toni sono diventati più restrittivi, poichè i responsabili della politica monetaria si sono concentrati sui segnali di pressioni sui prezzi. "Con l'impennata dei prezzi del petrolio, i ricordi dello shock dei prezzi energetici del 2022 sono tornati in primo piano nella mente degli investitori, causando un forte aumento dei rendimenti a breve termine. La curva dei rendimenti si è appiattita in modo marcato, con i rendimenti dei Bund a due anni in rialzo di quasi 50 punti base (pb) e quelli dei Bund a 10 anni in aumento di circa 15 pb nel corso del trimestre", spiega Carpenzano.
UNO O DUE RIALZI DA BCE IN SECONDO TRIMESTRE
I rischi di inflazione restano orientati al rialzo. "I prezzi del petrolio sono elevati da alcune settimane e, se dovessero persistere, potrebbero iniziare a generare significativi effetti di secondo impatto sull'inflazione. Il contesto rimane inflazionistico, con mercati del lavoro tesi a causa dei bassi livelli di disoccupazione e aspettative di inflazione in lento aumento", continua l'esperto. "Potremmo inoltre assistere a un maggiore allentamento fiscale per proteggere le famiglie e l'industria dagli elevati prezzi dell'energia. Non prevediamo tuttavia una ripetizione integrale dello shock inflazionistico del 2022. L'Europa dispone ora di una catena di approvvigionamento energetico molto più diversificata e, sebbene in miglioramento, le condizioni economiche non sono così solide come lo erano allora", dichiara Carpenzano. "Continuiamo a prevedere che la Bce aumenti i tassi una o due volte quest'anno, ma la tempistica degli aumenti potrebbe slittare al secondo trimestre", prosegue l'esperto.
STIMOLO FISCALE TEDESCO INIZIA A MOSTRARE EFFETTI
Diversi segnali mostrano che lo stimolo fiscale sta iniziando ad avere un impatto sull'economia tedesca. "Gli ambiziosi piani di spesa della Germania si stanno ora concretizzando, con la spesa federale di gennaio per la difesa e altre infrastrutture significativamente superiore ai livelli osservati negli ultimi due anni. I primi segnali di ripresa nei dati manifatturieri tedeschi continuano, con gli indici dei responsabili degli acquisti che superano per la prima volta in tre anni e mezzo la soglia dei 50 punti che separa l'espansione dalla contrazione", spiega Carpenzano.
PREVISTA STABILITÀ NEGLI SPREAD EUROPEI
"Prevediamo curve europee più ripide e rendimenti più elevati. In linea con questa visione, manteniamo posizioni corte sui Bund tedeschi insieme a un orientamento strutturale verso un irripidimento della curva, poiché le implicazioni a lungo termine dei conflitti geopolitici indicano un maggiore rischio di inflazione e premi di termine fiscali elevati, che dovrebbero riflettersi sempre più nei rendimenti e lungo la curva", commenta l'esperto. "I paesi europei periferici hanno faticato in questo trimestre, con gli spread rispetto ai Bund tedeschi in ampliamento in tutta la regione. Riteniamo che si tratti di una reazione a breve termine alle notizie macroeconomiche e al timore che la crescita possa arrestarsi nel breve periodo", prosegue Carpenzano. Nel complesso, tuttavia, "continuiamo a prevedere stabilità negli spread europei, poichè la disciplina fiscale resta sulla buona strada", conclude l'esperto.
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MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
2710:42 apr 2026