FOCUS: Rischio Francia, il riprezzamento dei titoli di Stato nell'Eurozona (Banca del Fucino)

MILANO (MF-NW)--Da alcune settimane gli investitori internazionali guardano con crescente preoccupazione all'andamento dei mercati obbligazionari. È questo il punto di partenza del nuovo approfondimento della rubrica Fucino Flash dell'Ufficio Studi della Banca del Fucino. Lo studio, condotto da Vladimiro Giacché con Michele Tonoletti, allarga lo sguardo a un confronto dei rendimenti su un triennio, a partire dal forte rialzo avvenuto nel settembre 2023.

Dalla fine di luglio, secondo gli analisti, i rendimenti dei titoli di Stato di numerosi Paesi hanno registrato aumenti significativi, riflettendo una combinazione di fattori. Tra essi rientrano: la prosecuzione della guerra in Medio Oriente e le sue possibili ripercussioni sull'inflazione; la revisione delle aspettative sul percorso dei tassi di interesse e il rialzo dei tassi praticato dalla Bce; e, infine, gli elevati livelli di debito pubblico rispetto al Pil in diverse economie avanzate.

Dallo studio si comprende l'influenza delle vicende politiche internazionali: se nel 2025 diversi analisti ancora confidavano che l'inflazione sarebbe rapidamente tornata sui livelli del pre-pandemia, lo scoppio del conflitto in Iran ha determinato un nuovo rialzo dei prezzi e costretto banchieri centrali a rivedere i propri programmi, muovendo in direzione di uno scenario di tassi più alti più a lungo(higer for longer). Si tratta di una situazione ricca di insidie per le economie dell'Eurozona.

Tuttavia, al momento, la congiuntura presente non vede alcuna vendita precipitosa e caotica dei titoli. Secondo gli analisti, non tutti i Paesi hanno visto rialzi dei rendimenti di pari entità: in questo senso, i movimenti delle ultime settimane costituiscono anche un segnale importante per capire dove il mercato veda maggiori rischi prospettici.

Nello studio si evince come, analizzando le tre principali economie dell'Eurozona, solo l'Italia esibisca oggi rendimenti, a seconda delle scadenze, sostanzialmente pari o inferiori a quelli raggiunti allora. Segue l'analisi approfondita della situazione in Francia, paese in cui le ragioni del rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato vanno al di là della sola mancanza di disciplina fiscale, e affondano le radici nello squilibrio della bilancia delle partite correnti, e in particolare di quella commerciale.

Ad aggravare ulteriormente le prospettive di Parigi, nella prospettiva degli analisti, è la fase di elevata instabilità politica che caratterizza oggi il Paese e le aspettative delle nuove elezioni per la presidenza della Repubblica attese per la primavera del 2027. Ad incidere sulla situazione il fatto che nessuno tra i candidati più accreditati nei sondaggi appare intenzionato a farsi carico di importanti manovre di aggiustamento fiscale, mentre al contrario, tra questi sono emerse anche proposte radicali, come quella di cancellare il debito pubblico francese detenuto dalla Bce (circa 600 miliardi), proposta che ha del resto già incontrato un netto rifiuto da parte di Christine Lagarde.

Lo studio in conclusione considera non più eludibile per la Francia la prospettiva di un riaggiustamento interno che porti ad un ridimensionamento del deficit pubblico e ad un riequilibrio strutturale della bilancia commerciale. Al tempo stesso, emerge un elemento positivo per l'Italia: nonostante l'elevato livello del debito pubblico, il Paese presenta uno spread negativo rispetto alla Francia sul decennale e sul trentennale. Un dato che segnala come, nelle valutazioni degli investitori, le prospettive dell'Italia siano oggi considerate più favorevoli rispetto a quelle francesi.

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1418:08 set 2026