FOCUS: shock energetico MO meno intenso rispetto a Ucraina 2022 (Deutsche Bank)

MILANO (MF-NW)--Il forte rimbalzo del mercato petrolifero registrato nelle ultime settimane ha riacceso il confronto con quanto avvenne nel mese successivo all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Allora si osservò una dinamica analoga, seguita da correzioni ancora più marcate con il progressivo emergere della portata dello shock stagflazionistico, commenta Henry Allen, Macro Strategist di Deutsche Bank Research. Tuttavia, lo shock legato al conflitto in Medio Oriente appare meno intenso rispetto a quello del 2022, un fattore che contribuisce a spiegare la relativa compiacenza dei mercati finanziari.

PREZZI INFERIORI RISPETTO AL 2022

In primo luogo, i prezzi del petrolio e del gas sono più bassi rispetto al 2022. Inoltre, le aspettative risultano inferiori. "Ad esempio, anche se si confronta un momento simile a un mese dall’inizio del conflitto in Ucraina, i futures sul Brent indicavano uno shock petrolifero prolungato, con i futures a 6 mesi sopra i 100 usd/bbl, mentre oggi sono attualmente sotto gli 80 usd/bbl. In altre parole, gli investitori non stanno scontando uno shock stagflazionistico prolungato", riporta l'esperto. In secondo luogo, il confronto sui prezzi del petrolio risulta più favorevole se si tiene conto dell'inflazione e della minore intensità energetica. "Questo perché dal 2022 abbiamo registrato un’inflazione cumulativa di circa il 10% e l’intensità energetica ha continuato a diminuire. Pertanto, anche se il prezzo del petrolio dovesse tornare a 100 dollari al barile, l’impatto sarebbe oggi minore rispetto a allora", continua Allen.

QUADRO MACRO RESTA RESILIENTE

Inoltre, sul fronte dei prezzi, oggi l'inflazione parte da una base più bassa, il che significa che le banche centrali non sono costrette ad adottare le misure aggressivamente restrittive che abbiamo visto dopo lo shock del 2022. Infine, i dati macroeconomici si sono dimostrati resilienti. "Ciò differisce dagli shock petroliferi più gravi del passato, quando si registravano cali immediati dei dati non appena si verificava lo shock, ad esempio la prima crisi petrolifera del 1973 o la Guerra del Golfo del 1990. Al contrario, oggi l’impatto dell’inflazione è evidente, ma i dati sono rimasti espansivi su entrambe le sponde dell’Atlantico", spiega l'esperto.

SHOCK ODIERNO È MENO GRAVE RISPETTO A CRISI PASSATE

Per i mercati, "il punto chiave è che lo shock odierno non raggiunge le soglie di gravità degli shock petroliferi del passato, se si considerano una serie di indicatori", dichiara Allen. "Il motivo per cui nel 2022 si sono verificati cali di mercato ancora più marcati dopo il primo mese è che quella situazione era accompagnata da uno shock energetico molto più grave (in particolare per quanto riguarda il gas), insieme a un’inflazione elevata che ha portato al ciclo di rialzi dei tassi più aggressivo degli ultimi trent’anni e a timori concreti di una recessione", spiega l'esperto. "Pertanto, la resilienza che abbiamo osservato in diverse classi di attività è più comprensibile di quanto possa sembrare a prima vista e non è solo un segno di compiacimento", conclude Allen.

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MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)

2012:43 apr 2026