FOCUS: società Ue finanziate con direct lending hanno cash flow più resiliente rispetto a Usa (S&P)
MILANO (MF-NW)--S&P Global Ratings ha analizzato i portafogli sottostanti dei Clo europei focalizzati sul middle-market. Le società finanziate tramite direct lending in Europa hanno dimensioni simili a quelle statunitensi, con un Ebitda medio intorno ai 30-33 milioni di dollari. Tuttavia, il mercato europeo presenta una minore diversificazione settoriale, con una concentrazione molto più elevata nei comparti software e servizi.
CASH FLOW PIÙ SOLIDO E RESILIENTE RISPETTO A USA
"Sebbene la leva finanziaria rettificata da S&P Global Ratings degli emittenti europei superi quella dei loro omologhi statunitensi, il loro free operating cash flow (FOCF) rettificato è più solido e più resiliente, con una copertura degli interessi sostanzialmente invariata", spiegano gli esperti. "Anche le strutture con pagamento parziale in kind (PIK) sono più diffuse nel middle market europeo, rappresentando tipicamente circa l'80% dei portafogli CLO rispetto al 13% negli Stati Uniti", proseguono gli analisti.
MAGGIORE CONCENTRAZIONE SETTORIALE IN PRIVATE LANDING
Le società oggetto di leveraged buyout finanziati tramite private debt nei CLO europei sono mediamente circa cinque volte più piccole, in termini di utili, rispetto agli emittenti pubblici con rating. Presentano inoltre livelli di indebitamento più elevati. Tuttavia, la possibilità di differire i pagamenti degli interessi permette di mantenere metriche di copertura del debito relativamente simili a quelle delle società quotate. "La presenza di uno o più covenant finanziari di mantenimento nei contratti di credito dei borrower di private debt rende più agevole per i loro finanziatori preservare valore, mentre i finanziatori pubblici fanno affidamento esclusivamente su covenant basati sull'incurrence", dichiarano gli esperti. "La concentrazione settoriale nel nostro portafoglio di private lending è superiore rispetto al nostro portafoglio di emittenti con rating pubblico", spiegano gli analisti.
PETROLIO A 130 USD IN SCENARIO DI RISCHIO
Inoltre, S&P evidenzia che un conflitto prolungato in Medio Oriente potrebbe colpire duramente l'economia europea attraverso diversi canali: l'aumento dei prezzi energetici, le interruzioni logistiche, la carenza di materie prime e il rallentamento della domanda. "Il nostro scenario ribassista ipotizza un prezzo medio del petrolio Brent di circa 130 dollari al barile nel 2026, con una conseguente contrazione del Pil di circa lo 0,5% e un aumento dell'inflazione di circa l'1% in Europa", proseguono gli esperti. I settori più vulnerabili includerebbero la chimica delle commodity e le compagnie aeree - con effetti che si materializzerebbero nei prossimi sei mesi - seguiti da automotive e shipping, dove gli effetti potrebbero materializzarsi nei successivi sei-dodici mesi. "Pressioni più ampie si estenderebbero al portafoglio speculative-grade, inclusi i beni di consumo. Ciò è dovuto alla limitata capacità di questi emittenti di trasferire i costi, all'indebolimento della domanda e a tassi di interesse più elevati derivanti da una leva finanziaria elevata", concludono gli analisti
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MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
1416:27 mag 2026