FOCUS: solo 1 azienda su 4 adotta l'AI in modo strutturato in processi di innovazione (PoliMi-AI4Innovation)
MILANO (MF-NW)--Solo un'azienda su quattro in Italia sta adottando l'intelligenza artificiale in modo strutturato nei processi di innovazione, mentre il resto ne fa un uso diffuso ma sporadico e parziale.
È quanto emerge dalla ricerca 'Innovazione & AI nelle imprese italiane: Gen-AI & Agentic-AI' condotta su un campione rappresentativo di aziende italiane dall’Osservatorio AI4Innovation della POLIMI School of Management (Innovation&Strategy).
Dall'indagine si evince che solo il 26% delle aziende si dichiara AI Scalers, cioè ha trasformato l'AI in una componente strutturale del modello di innovazione, mentre il 49% è AI Experimenters, con progetti pilota su casi d'uso specifici e un’integrazione parziale. Il restante 25% si classifica come AI Starters, realtà in cui l'approccio all'AI è ancora sporadico, guidato dall'iniziativa di singoli, privo di una regia strategica centrale.
Stando al sondaggio condotto tra gennaio e marzo 2026 tra gli Innovation Manager e i responsabili AI delle imprese intervistate, il segmento più critico si trova nelle medie imprese, dove il 50% si dichiara ancora Starter e solo il 9% raggiunge il profilo Scaler: troppo grandi per essere agili, ma non abbastanza strutturate per investire in modo sistematico.
Di contro, le piccole imprese del campione mostrano una vitalità sorprendente, con il 30% di Scalers: si tratta però di aziende con un profilo tech elevato, capaci di trasformare l'agilità decisionale in un vantaggio competitivo reale. Tra le grandissime imprese il 16% si dice Scaler (il 67% Experimenters), tra le grandi ben il 39% si posiziona nella fascia più matura: le organizzazioni di maggiore dimensione dispongono di risorse e strutture che accelerano i percorsi di adozione, ma al tempo stesso frenano la scalabilità effettiva.
Sul fronte delle competenze, il 96% dei team Innovation ritiene che sia necessario svilupparne di nuove e la figura più ricercata (51%) è il “profilo ibrido”, abbastanza competente da dialogare con i sistemi e abbastanza manageriale da tradurre quella competenza in valore organizzativo. Tra il 96% del campione che ritiene necessarie nuove competenze (il 52% in modo significativo, il 44% almeno in parte) la formazione interna si conferma lo strumento più diffuso (75%) per colmare il gap, a riprova che le aziende stanno investendo per costruire competenze proprie. L'upskilling on-the-job su progetti pilota segue con il 62% (si impara facendo, sperimentando su casi d'uso reali), mentre il 48% ricorre a partnership con fornitori e consulenti, soprattutto nelle fasi di adozione; più contenuto (28%) chi sta procedendo con assunzioni.
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2212:16 apr 2026