FOCUS: Stati Uniti tra potere geopolitico e ingegneria macro-finanziaria in 2026 (Pictet Am)
MILANO (MF-NW)--Il 2026 si apre con un'intensificazione dei rischi geopolitici e con una postura statunitense dichiaratamente power-based. In questo contesto, la Cina ha dimostrato la massima di resistenza alla pressione americana. I rapporti con l'Europa, invece, conservano un'impronta competitiva, oscillando tra la collaborazione con l'alleato e mercato storico degli Usa e il nuovo atteggiamento più distaccato, talvolta persino ostile, emerso dalle azioni dell'amministrazione Trump. "Il messaggio principale è che la geopolitica non resta uno sfondo: entra direttamente nel disegno economico-finanziario dell'amministrazione, influenzando in maniera concreta prezzi relativi, tariffe, tassi di cambio e le scelte della banca centrale", commenta Andrea Delitala, Head of Multi Asset Euro di Pictet Asset Management.
CRESCITA ECONOMICA RESTA DISOMOGENEA
Sul piano ciclico, l'amministrazione continua a utilizzare le tariffe come leva di politica economica oltre che negoziale. Gli introiti dei dazi corrispondono oggi a un'aliquota media effettiva intorno all'11%. "Riteniamo plausibile una risalita, ma non fino al 16-17% teorico, ipotizzato dagli economisti", spiega l'esperto, "i dazi, oltre ad essere strumento transattivo, nella logica di Trump sono trattati come strumento quasi-fiscale, con effetti inflattivi ritardati che non consideriamo ancora totalmente esauriti". La crescita economica resta resiliente ma disomogenea. "La K-shape vede Wall Street in accelerazione, grazie a ecosistema AI e investimenti IT, e Main Street più debole, manifattura, import, consumi essenziali e un mercato del lavoro in equilibrio statico no-hiring/no-firing dovuto alla domanda attenuata e al rallentamento dell'immigrazione", continua Delitala. L'AI contribuisce al 40% della crescita, mentre solo 10% degli occupati è coinvolto nel settore. Tuttavia, lo scenario di base, guardando al buon andamento dei salari reali e della produttività, "fa pensare ad un ricongiungimento più equilibrato dei due rami della K", dichiara l'esperto.
SOSTENIBILITÀ DEBITO NON RAPPRESENTA PREOCCUPAZIONE IMMEDIATA
Inoltre, nel 2025, il Genius Act ha regolato le stablecoin che, in quanto collateralizzati, hanno creato una domanda aggiuntiva di T-bill e hanno assorbito le nuove emissioni a breve. Le implicazioni sono chiare: "canalizzando flussi programmati verso T-bill, si consente un abbassamento delle scadenze medie all'emissione del debito e quindi una riduzione anche del suo costo medio per interessi", dichiara l'esperto. Pur non rappresentando un Quantitative Easing, questa misura incide sulla microstruttura della liquidità del sistema: più finanziamento a brevissimo, roll-over più frequente, onere medio degli interessi più basso nell'immediato. "La Fed è pronta ad acquistare T-bill per ragioni di stabilità operativa qualora le riserve bancarie calassero verso soglie critiche. Questo mini-Qe sui T-bill non rappresenta uno stimolo generalizzato come gli acquisti su duration lunga, ma stabilizza il circuito di funding a breve in un contesto in cui il Tesoro accorcia la struttura delle scadenze", prosegue Delitala. Circa la sostenibilità del debito pubblico, la chiave resta il differenziale tra tasso reale medio pagato sul debito e crescita reale: finché il primo resta inferiore alla seconda, il rapporto debito/Pil converge anche con saldi primari moderatamente negativi, se invece il tasso reale dovesse eccedere stabilmente la crescita potenziale, l'aggiustamento richiederebbe ampi avanzi primari. "È perciò plausibile che l'amministrazione miri soprattutto a ridurre la spesa per interessi tramite accorciamento e canalizzazione di domanda, più che con un rapido consolidamento del primario. Pertanto, il richiamo di Yellen alla sostenibilità del debito non ci sembra di immediata rilevanza: per il 2026 sembrano esserci rimedi tecnico-operativi con cui si cerca di tenere bassi i tassi effettivi di finanziamento", proseguono gli esperti.
MIGLIORAMENTO RAGIONI DI SCAMBIO DOLLARO RESTA OBIETTIVO CHIAVE
Per quanto riguarda la politica monetaria, Le proiezioni del Sep/dot plot indicano un taglio nel 2026 e uno nel 2027, mentre i membri del Comitato osserveranno attentamente l'inflazione. "La nostra lettura è prudente, perché gli effetti inflattivi residui di tariffe e politiche industriali potrebbero riaffiorare. La parte più delicata è politica: il confronto con l'Esecutivo è diventato esplicito, fino alla citazione in pubblico da parte di Powell dell'utilizzo del DoJ per fare pressioni politiche sulla Fed", continua Delitala. Lo status del dollaro rimane importante nel disegno economico. L'obiettivo dichiarato dell'amministrazione Trump rimane il miglioramento delle Ragioni di Scambio dei prodotti statunitensi tramite dazi e svalutazione del biglietto verde. "Il 2025 si è concluso con circa 9% di tariffe effettive e -9,5% di deprezzamento effettivo del Usd; il che implica complessivamente circa 18,5% di aumento delle RdS. In quest'ottica, un altro 5% di svalutazione del dollaro porterebbe le RdS ad un movimento pari al 22%-25% complessivo rispetto a fine 2024, che appare coerente con gli obiettivi di politica industriale; nello scenario di rischio, in cui la Fed venisse assoggettata al potere esecutivo, non escludiamo picchi fino al 30%". Al contrario, se la Fed dovesse restare indipendente, il dollaro potrebbe rafforzarsi tatticamente.
SUL FRONTE AZIONARIO, FOCUS SU DIFESA EU E SETTORE FARMACEUTICO
Per quanto riguarda l'asset allocation, prosegue l'esperto, "lato azionario siamo meno concentrati sulle mega-cap tech rispetto al biennio precedente: abbiamo favorito un broadening più sano della leadership azionaria e selezionato temi di qualità; tra questi, la difesa europea, farmaceutici e finanziari". Per quanto riguarda il reddito fisso, "non deteniamo Treasury Usa ma manteniamo duration solo europea; questo poiché il binario politico della Fed rende asimmetrico il profilo rischio/rendimento e l'hedging del dollaro erode il carry. Nel complesso, la parte obbligazionaria resta contenuta nella duration, con maggiore spazio a debito emergente e corporate europee di qualità, meno esposte ai rischi di leva eccessiva presenti negli Usa", spiega Delitala. L'esposizione al dollaro resta minore del 5%. "Laddove servisse esposizione ai tassi Usa", conclude l'esperto, "la preferiamo tattica via futures piuttosto che strategica con cash bond, per non pagare il costo di copertura valutaria che conseguirebbe rendimenti tradotti in EUR inferiori a quelli ottenibili con obbligazioni domestiche dell'Eurozona".
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2715:27 gen 2026