FOCUS: ultimatum di Trump all'Iran, gli scenari possibili per petrolio e mercati (Ig Italia)

MILANO (MF-NW)--L'ultimatum lanciato dal presidente Usa, Donald Trump, all'Iran rappresenta uno dei passaggi più delicati per i mercati finanziari di queste settimane. La scadenza è fissata per oggi, martedì, alle 20h00 ora di New York (mercoledì 8 aprile alle 02h00 in Italia). Il nodo della disputa riguarda la richiesta americana di riaprire lo Stretto di Hormuz e accettare una tregua, mentre Teheran rifiuta un cessate il fuoco temporaneo, chiedendo invece una fine definitiva della guerra, la cessazione immediata degli attacchi, risarcimenti per i danni e garanzie contro nuovi raid. Il mercato arriva a questo appuntamento in uno stato di forte tensione, ma non ancora di panico pieno. Una parte del premio geopolitico è già incorporata nei prezzi, ma la direzione futura dipenderà dal tono politico e militare che emergerà nelle prossime ore. Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, individua diversi scenari possibili.

Il punto chiave è che Trump ha presentato questa deadline come quella definitiva, accompagnandola con una retorica molto più estrema del solito. Il presidente statunitense ha definito la scadenza "finale" e ha minacciato attacchi molto duri contro le infrastrutture iraniane (ponti e centrali elettriche) in caso di mancato accordo; nelle ultime ore è arrivato anche il messaggio secondo cui "un'intera civilizzazione potrebbe morire oggi" se Teheran non accetterà l'intesa. Per gli investitori, il nodo non è solo se arriverà o meno un attacco, ma soprattutto che tipo di messaggio uscirà dopo la scadenza. Un rinvio, una formula ponte o un'apertura diplomatica potrebbero generare una reazione di sollievo molto rapida su petrolio e azionario. Al contrario, nuovi raid o un allargamento del conflitto ai principali stretti marittimi potrebbero spingere i mercati in una nuova fase di risk-off.

Il primo scenario, il più costruttivo per i mercati, è quello di una de-escalation autentica. Non serve necessariamente un accordo di pace completo nella notte: basterebbe un rinvio credibile delle ostilità, una riapertura strutturata del canale negoziale o una formula transitoria accettabile per entrambe le parti su Hormuz. In questo caso il mercato inizierebbe a scaricare rapidamente il premio geopolitico più estremo accumulato nelle ultime settimane. In questo scenario il Brent potrebbe tornare sotto i 95 usd.

Il secondo scenario è probabilmente quello più realistico nel brevissimo: nessun vero accordo, ma neppure un attacco immediato. In pratica, la deadline scade senza una soluzione, Trump mantiene la minaccia, l'Iran continua a respingere le richieste americane, ma nelle ore successive non arriva il salto immediato verso una nuova ondata di strike. È il classico scenario di stallo armato, con petrolio ancora elevato e indici prudenti. È quello che consideriamo lo scenario Taco trade. Molti investitori potrebbero interpretare il mancato attacco immediato come l'ennesima marcia indietro tattica di Trump dopo una fase di minacce molto aggressive. Se il mercato dovesse leggere la notte in questa chiave, allora il Brent potrebbe muoversi tra i 95 e 105 usd, con un ribasso moderato ma non un vero crollo, perché il danno geopolitico e logistico accumulato non sparirebbe del tutto

Il terzo scenario è quello in cui, dopo la scadenza, gli Stati Uniti possano decidere di colpire con nuovi raid infrastrutture iraniane o obiettivi strategici più sensibili. È lo scenario che Trump continua a evocare apertamente, con minacce rivolte non solo a impianti energetici ma anche a ponti, centrali e altre infrastrutture civili critiche. Per il petrolio, questo scenario sarebbe interpretato come una nuova escalation. Il Brent potrebbe salire tra i 110 e i 120 usd, cioè su livelli coerenti con un premio di guerra ancora più alto ma non ancora da shock sistemico pieno.

Il quarto scenario è quello più pesante tra quelli ancora concretamente modellizzabili dai mercati: non solo nuovi raid, ma anche allargamento del conflitto ai principali chokepoint marittimi e a infrastrutture estremamente sensibili. Qui entrano in gioco due variabili decisive: Bab el-Mandeb e il rischio legato ai siti nucleari iraniani. Sul primo fronte, è importante chiarire che l'Iran non controlla direttamente Bab el-Mandeb, che si trova tra Yemen e Gibuti/Eritrea. Tuttavia può influenzarne fortemente la sicurezza indirettamente, soprattutto tramite gli Houthi nello Yemen. un'escalation su Bab el-Mandeb avrebbe un doppio effetto: da un lato rialzo del greggio, dall'altro forte pressione su shipping, noli, tempi di consegna, costi logistici e supply chain. È un punto essenziale perché, se Hormuz colpisce soprattutto l'energia, Bab el-Mandeb colpisce energia più commercio globale. Il risultato sarebbe particolarmente negativo per l'Europa e per i settori più esposti ai flussi commerciali internazionali.

Il quinto scenario è quello estremo, cioè di un'escalation talmente distruttiva da uscire dai normali modelli di valutazione dei mercati. Al momento non risultano segnali concreti che indichino una preparazione a un attacco non convenzionale statunitense, tuttavia, non possiamo escluderlo, tenendo conto dei post di Trump fino alla frase su una "intera civiltà" che potrebbe morire stanotte. In altre parole è il linguaggio utilizzato da Washington a costringerci a pensare anche a casi estremi. Se il mercato dovesse davvero iniziare a prezzare uno scenario di devastazione estrema, allora il Brent potrebbe salire ben sopra i 160 usd, con implicazioni profondamente negative per tutte le asset class rischiose e con una corsa violenta verso beni rifugio, difensivi e liquidità.

"La nostra impressione è che i mercati stiano oscillando soprattutto tra Scenario 2 e Scenario 3. Da un lato, gli operatori sanno che il rischio di nuovi raid è reale; dall'altro, non escludono ancora che lo stallo si traduca in una lettura da Taco trade, con un temporaneo alleggerimento della pressione nel caso in cui Trump rinvii o attenui l'azione promessa. Questo spiega perché il petrolio resti molto alto ma non ancora in piena modalità panico sistemico, e perché le Borse non stiano prezzando in modo pieno i casi peggiori" conclude l'esperto.

edl

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0719:04 apr 2026