FOCUS: Unicredit vicina a controllo de facto di Commerzbank, le prossime mosse in Italia e Germania (Barclays)

MILANO (MF-NW)--Il primo round dell'Ops di Unicredit su Commerzbank si è chiuso a mezzanotte e, in attesa dei risultati definitivi di questo primo round che saranno pubblicati venerdì, la banca di Piazza Gae Aulenti ha raccolto adesioni per il 12,41% del capitale dell'istituto tedesco. Considerando anche il 3,22% detenuto in strumenti e la quota già detenuta del capitale di Commerzbank, pari al 26,77%, Unicredit può arrivare al 42,4% (44,2% escludendo le azioni proprie).

Date queste premesse, gli analisti di Barclays guardano avanti: in caso di successo dell'operazione, ovvero di superamento della soglia del 30% (come già successo), il secondo round si aprirà tra il 20 giugno e il 3 luglio, periodo in cui non sarà permesso il ritocco del corrispettivo. I risultati definitivi dell'Ops saranno annunciati l'8 luglio.

Stando alla roadmap tracciata da Unicredit, una vera e propria integrazione o fusione potrebbe avvenire non prima del 2029, ma solo se, nel frattempo, la banca guidata da Andrea Orcel riuscirà ad incrementare la quota in Commerz in modo tale da poter esercitare una maggiore influenza in assemblea. "Unicredit potrebbe già predisporre altri Total Return Swap in contanti, se lo desiderasse", spiegano da Barclays e "solo dopo aver ricevuto tutte le autorizzazioni necessarie potrebbe acquistare ulteriori azioni fisiche sul mercato" oppure da privati "ma in questi casi, se tali operazioni avvengono entro 12 mesi dalla chiusura dell'offerta a un prezzo superiore rispetto alla precedente offerta di scambio su Commerzbank, Unicredit dovrà riconoscere tale prezzo maggiorato agli azionisti che hanno conferito le proprie azioni". Una terza opzione è "lanciare un'offerta completamente nuova".

Il nodo della questione è se Unicredit abbia o meno il controllo de facto di Commerz. Secondo gli analisti, è vicina anche solo con una quota del 42%. "Il livello di controllo de facto potrebbe essere attivato da revisori o autorità di regolamentazione al di sotto di una quota del 50%, verso circa il 40-45%, a seconda della partecipazione all'assemblea generale degli azionisti e di altri criteri. Se Unicredit non converte immediatamente i suoi strumenti e/o non partecipa all'assemblea generale degli azionisti, potrebbe avere un certo margine per posticipare l'attivazione del controllo de facto" ma questo "non sembra essere lo spirito" delle precedenti comunicazioni della banca. Con il controllo de facto, spiegano da Barclays, Unicredit dovrebbe consolidare riga per riga Commerzbank e riflettere le minoranze nel rapporto Cet1, con un potenziale impatto di oltre 300 punti base.

Al termine dell'attuale Ops, Unicredit dovrà aspettare tra i 6-12 mesi per ottenere le varie autorizzazioni. In quella finestra non potrà incrementare la propria quota in Commerzbank e, se si aspetta di essere vicina a un controllo de facto, avrebbe anche una flessibilità di capitale ridotta a causa dell'impatto sul Cet1. "Tuttavia, ciò non significa che non possano" fare operazioni "in Italia, in quanto potrebbero valutare opzioni di fusione e acquisizione con scambi cartacei e/o collaborare con partner che forniscano supporto in termini di componente in contanti di potenziali offerte, con uno schema simile al modello Intesa Sanpaolo-Unipol".

In Germania, invece, possibili operazioni dipendono - a detta di Barclays - dal dialogo con gli stakeholder e, in particolare, con il governo. D'altro canto, "quasi tutti gli altri operatori finanziari italiani sono attualmente coinvolti in operazioni di fusione e acquisizione annunciate, pertanto anche le loro mosse possono influenzare in qualche modo le opzioni di Unicredit".

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MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)

1718:58 giu 2026