FOCUS: venture capital italiano spinge per unione dei capitali per lanciare startup tricolore

MILANO )MF-NW)--Il 2025 è stato un anno positivo per il venture capital italiano, il secondo migliore di sempre per il Paese. Ma gli investimenti - conteggiando solo le startup con sede in Italia - sono ancora inferiori ai 2 miliardi di euro, mentre gli altri grandi Paesi europei si muovono su valori multipli di quello tricolore.

"La velocità di crescita ancora non è adeguata per via di una serie di problemi strutturali", ha detto a MF-Milano Finanza Paola Angeletti, chief sustainability officer di Intesa Sanpaolo e presidente di Intesa Sanpaolo Innovation Center, nel corso della prima edizione del festival della Finanza per l'Economia Reale organizzato da Università Liuc in collaborazione con Aifi e Confindustria Varese.

"Il mercato è ancora piccolo, le startup - anche più mature - hanno difficoltà a trovare capitali aggiuntivi per i round successivi al primo", ha segnalato Angeletti. "Inoltre gli investitori fanno fatica a individuare le exit, perché ancora non è sviluppata la parte degli investitori successivi al venture capital". Un concetto, quest'ultimo, ribadito anche dagli altri relatori del convegno, tra cui Claudia Pingue, responsabile del fondo Technology Transfer di Cdp Venture Capital sgr, e Alessandro Soprano, partner di Kpmg, che ha ricordato come gli investitori italiani per loro natura "tendono a investire nei primi round delle startup, ma sono più titubanti nelle fasi successive".

Gli investitori istituzionali inoltre "non sono ancora abituati a investire in modo sistematico in queste iniziative, strutturalmente più rischiose rispetto ai titoli quotati", ha continuato Angeletti. Ma c'è un problema al di sopra di tutto: "L'Italia deve essere collocata nel più vasto mercato europeo, e per questo serve una volta per tutte un mercato dei capitali unico con regole uguali per tutti".

Qualcosa sta cambiando, anche se a piccoli passi. E gli input arrivano proprio da Bruxelles. "Nel 2025 la Commissione Europea ha lanciato un'iniziativa per startup e scale-up per facilitare lo sviluppo in Europa di realtà innovative e migliorare la competitività", ha sottolineato Angeletti. "Da marzo di quest'anno inoltre le aziende possono scegliere di entrare nel cosiddetto ventottesimo regime, cioè avere condizioni di governance uguali in tutti i Paesi Ue. Questo serve a tutte quelle realtà che nascono per competere nel panorama europeo".

Parlando dell'esperienza di Intesa Sanpaolo, la presidente dell'Innovation Center ha ricordato come l'impegno del gruppo bancario, formalizzato anche nel piano strategico, "per l'innovazione, incluso quello di guidare le startup nei loro processi di crescita e facilitare l'incontro tra startup e grandi imprese. L'obiettivo ultimo è lo sviluppo di un ecosistema innovativo. Siamo anche attivi con una nostra società di venture, Neva sgr, che ha l'impegno di investire almeno 200 milioni al 2029".

I settori di interesse? "Il mondo digital e AI, ma anche la parte di sostenibilità, intesa sia dal punto di vista ambientale che economico. Tra l'altro, le attuali criticità del settore energetico indotte dalle crisi geopolitiche dimostrano quanto sia importante continuare ad investire su iniziative di efficienza energetica e fonti alternative", ha concluso Angeletti.

cap

MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)

1417:32 apr 2026