MF ANALISI: dopo il vertice Nato serve un sussulto dell’Ue verso una difesa autonoma
di Vincenzo De Luca, ambasciatore of counsel Gianni&Origoni
ROMA (MF-NW)--Sul Vertice di Ankara si è abbattuto ancora una volta il ciclone Trump. A poche ore dall’atterraggio ad Ankara, Trump ha subito riproposto una serie di attacchi nei confronti della Nato. Ha affermato che quanto accade in Europa non riguarda più Washington, lamentando di essere stato tradito dai Paesi europei e ha ribadito la sua posizione secondo cui la Groenlandia dovrebbe essere controllata dagli Stati Uniti. Ha inoltre in particolare reiterato critiche ai partner europei, tra i quali il Regno Unito, la Germania, l’Italia e con espressioni ancor più veementi la Spagna, accusando l’insieme di questi Paesi di disimpegno nella guerra che lui, senza alcuna condivisione con i partner Nato, sta conducendo, insieme a Israele contro l’Iran. Trump, ancora una volta, ha espresso il suo distacco dallo spirito e dalla sostanza dell’alleanza transatlantica, reiterando la minaccia di disimpegno degli Usa e di ritiro delle truppe statunitensi dal teatro europeo.
La rabbia del presidente Usa nei confronti dei suoi alleati transatlantici si può far derivare dalla situazione critica nell’andamento della guerra in Iran e dei negoziati per il cessate il fuoco. Una guerra che ha deciso unilateralmente insieme con il premier israeliano Benjamin Netanyahu senza mai consultare preventivamente gli alleati Nato, neanche ora in occasione dell’annuncio della fine del cessate il fuoco. Da parte europea si era arrivati al Vertice di Ankara presentando impegni già assunti negli ultimi due anni di aumento della spesa militare ed in particolare il pacchetto di 90 miliardi di aiuti per l’Ucraina per il periodo 2026-2027.
Anche dall’andamento di questo Vertice Nato si ripropone, con ancora maggior urgenza, l’esigenza di un sussulto dell’Europa nella costruzione di proprie capacità difensive, seppur nel quadro transatlantico: una capacità operativa di difesa negli scenari di prossimità orientale e meridionale e di sviluppo delle capacità industriali, mettendo assieme le migliori tecnologie e competenze disponibili nei vari paesi europei. Si tratta di un processo con tempi lunghi ma che bisogna iniziare a realizzare sin da ora. È in gioco la sicurezza europea, la sua capacità di essere un attore politico, diplomatico e sul piano della sicurezza.
L’Europa deve assumersi le sue responsabilità, perseguire un’autonomia strategica sul piano della sicurezza, nello sviluppo tecnologico e nella politica industriale. Non è più il momento di rinviare tali scelte che concernono il destino stesso dell’Europa. Le leadership europee e i partiti europei dovrebbero confrontarsi su tale scenario superando incertezze, chiusure e ripiegamenti nazionalisti. Oggi la sovranità o la si misura al livello europeo oppure non si sarà in grado di esercitarla, e si finirà per essere vittime di un ordine internazionale guidato non da un sistema di regole e diritti ma dal mero esercizio della forza. Un’Europa più forte e convinta delle sue capacità può essere catalizzatrice di nuove partnership strategiche con altri paesi occidentali e non solo che condividono i nostri valori. (milanofinanza.it)
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0908:08 lug 2026